Una opportunità persa

Ah, la psichiatria!

 Dovrebbe esser una bella notizia la presentazione di un ddl che metta un po’ di uguaglianza tra i diritti di persone affette da disturbo mentale sul territorio nazionale, viste le macroscopiche differenze esistenti.
Eppure me ne dispiaccio per la grande opportunità persa, ancora una volta, di provare a fare una legge largamente condiviso tra tutte le maggiori realtà psichiatriche italiane. Questo disegno di legge esce dopo oltre un anno dalla presentazione di un altro ddl, il 2233 presentato dall’on Casati (pd) e altri 80 deputati. Alla presentazione avvenuta alla camera in aprile 2016, io c’ero ed era presente anche il dott. Rotelli (del gruppo triestino che ha scritto ora il ddl 2850) che aveva lodato l’iniziativa e garantito di portare il contributo della psichiatria triestina a integrazione e miglioramento della 2233. È stato un momento felice per molti di noi. Dopo un certo tempo, invece di portare i dichiarati contributi, all’on Casati è pervenuta una nuova proposta di legge e nessuna integrazione alla 2233. L’on Casati, con pazienza, ha cercato di unire le due proposte fino a creare un nuovo ddl denominato 4147 tuttora depositato.
Ma niente è valso. L’intenzione era quella di fare il “proprio” ddl.
Nessuna integrazione, nessuno sforzo d’attualizzazione comune del disegno di Basaglia. Penso che se il grande psichiatra vedesse questa assurda divisione nata dai suoi semplici principi di diritti e garanzia di cittadinanza per tutti i portatori di disturbo mentale, sarebbe dispiaciuto e preoccupato.
Peccato. Peccato anche perchè il ddl 2233 era stato sostenuto da 40.000 firme di utenti, famigliari, stakeholders della salute mentale e del movimento Parole Ritrovate. 40.000.
40.000 persone che hanno raccolto firme con il grande spirito di “fareassieme”, per avere il diritto di dire la propria opinione in quanto parte fondamentale del problema, 40.000 che sostengono di essere una risorsa per la psichiatria e che senza loro, questa scienza che poi tanto scienza non è, si innalza forse a filosofia e politica ma resta priva di corpo e di cuore pulsante, 40.000 utenti famigliari e operatori che hanno voglia e diritto di partecipare e di diventare veri protagonisti del proprio percorso e della politica dei servizi di salute mentale, perchè ne sanno moltissimo sull’argomento. Almeno per rispetto a questi 40.000 attivissimi cittadini, se questa nuova è una proposta democratica, sarebbe stato doveroso cercare di comprendere tutte le istanze in un unica proposta di legge. Peccato, peccato e peccato.
Facendo assieme le cose vengono meglio e hanno gambe più agili.
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