Ritorno

Ho messo un piede in quel mare sacro, prima di partire e rientrare al nord. Era fresco ma non freddo. Sarà la stessa cosa che farò anche fra circa 6 mesi, quando ripartirò e attraverserò la magica Sicilia con la mia e-bike e lentamente salirò a completare il mio “giro d’Italia” (altrimenti restava un giro a metà). Gestalt che si chiude. Ciclo di Contatto che arriva alla pienezza, al riposo, alla completa soddisfazione.

Sono stata una settimana in Sicilia, una settimana soltanto, ma mi è parso un tempo lunghissimo. Non sono riuscita a scriverne quasi niente da tanto fitto e pieno è stato questo mio soggiorno.

Mi piacerebbe conoscerla di più, quella terra, che è forestiera per i forestieri. Accogliente, e piena di antiche pieghe che nascondono con cura alcuni “fondamentali” sedimentati da lunghissima storia. C’è un’antica gentilezza, un’attenzione all’altro, una sorta di umiltà mista ad orgoglio che si incontrano ininterrottamente e sono facce diverse di una consuetudine stratificata e di gioie e dolori amalgamati. Piacevole esser lì ospiti, difficile capire tutto e vedere quel che è invisibile ai più.

E così è per la terra oltre che per le persone: piena zeppa di meraviglie naturali, culturali, alimentari, artistiche e così aspra, impervia, priva di infrastrutture da renderla segreta. La Sicilia è una miniera assolata dalla quale si potranno estrarre materiali preziosissimi lì conservati in millenni per l’umanità. Ancora, si ha l’impressione, non si possono godere del tutto.

E così, in un blob di sentimenti, speranze, bellezza, piacere, prospettive, professione e passione, si mescola tutto e resta un sapore arcaico e moderno insieme, buono, di cui godo in un lungo strascico di tempo, ora come nella prima volta del mio passaggio in quella terra:

utenti e famigliari, Messina, operatori e CSM, Fondazioni e parchi sociali, Lega ambiente in trincea, Colapesce e la sua ospite gentile, Caterina e Maria, Angeli e Gaspari, psichiatri e colleghi, dolori e gioie, contrasti forti, cibo squisito, Colleghe TERP belle giovani e fresche, granita al caffè, pietre nere, pietre bianche, mare bellissimo, sole, fichi d’india e aranci verdi, melograni dappertutto, residenze azzurre e arcobaleno, gentilezza, resilienza, disturbo mentale sospeso, recovery, Luce è Libertà, Catania, l’università, la psichiatria e i muri scrostati, i fiumi contrari che si perdono, Ortigia, sapori antichi, le doppie perse a pioggia nelle parole, e sempre sole, Museo archeologico Siracusa, Marilia e leontine, Vendicari e gli scogli appuntiti, la barca incagliata e l’urlo di paura dentro che dentro di me ascolto, mare doloroso, popolo nero in transito, gente d’Africa, arancini, pesce senza odore, la meraviglia della morte dell’Agave, cocci sulla spiaggia, Gianni e la sua officina, culto di madonne salvifiche e lacrimose, mafia nascosta, tenacia tangibile, resistenza, animali marini degli abissi in superficie, piloni in disuso, persone salvate, risorse salvate, sogni realizzati e fari. Fari per non naufragare.

Il mio viaggio riparte da questo anticipo di viaggio dai contrasti forti: costa orientale della Sicilia.