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"percorreremo assieme le vie che portano all'essenza" Franco Battiato

Tag: #milavagante #fareassieme #caldo

Le Parole Ritrovate per ritrovarci

L’Incontro Nazionale di Le Parole Ritrovate di Trento.

Occhi capaci di vedere oltre ciò che c’è da vedere, mani protese verso altre mani, orecchie allenate ad ascoltare e labbra che ritrovano parole, espressioni, sorrisi qualche volta dopo un tempo lunghissimo intriso di silenzio. Questo è l’Incontro Nazionale di Le Parole Ritrovate che si tiene ogni anno a Trento e che si terra nella sua diciottesima edizione il 5-6-7 ottobre anche quest’anno.

Visto da dentro il servizio  di Trento si possono godere la frenesia  dei  preparativi,  l’eccitazione dell’attenzione delle ultime cose che mancano affinchè le centinaia di persone che verranno da tutta Italia fino a qui, si sentano a casa.

Saranno tre giorni di parole che voleranno come farfalle, emozioni che si intrecceranno, stimoli, coraggio, fiducia e speranza in trasfusione per tutti.

Qui ogni anno si sente l’energia e la voglia di cambiare, di sovvertire oltre che la propria esistenza anche le organizzazioni della Salute Mentale e si lavora per proporre nuove forme di co-produzione di servizi, dove utenti, famigliari, operatori e stakeholders (parola inglese che definisce più genericamente tutti coloro che hanno un interesse in Salute Mentale) possano portare la propria esperienza, i propri sogni, la propria determinazione e competenza per rovesciare radicalmente il paradigma vigente, in modo deciso e non violento al contempo.

Sul palco del Palazzo della Cooperazione di Trento saliranno centinaia di persone che racconteranno quanto di innovativo, quanto per loro importante, si sta facendo nei loro territori.

L’Italia intera sarà rappresentata da Nord a Sud, da Est e Ovest. Quell’Italia fatta di sforzi, volontà, piacere di praticare senza paura Fiducia e Speranza. L’Italia della Salute Mentale che crede nella Rivoluzione Dolce del Fareassieme.

Grandi e piccoli gruppi o singole persone verranno fino a Trento a condividere la convinzione che INSIEME, SI PUO FARE.

Che la Festa della Salute Mentale abbia inizio!

 

La psichiatria passa dal giardino, talvolta.

Buongiorno mondo!

Il gran giorno è arrivato. Oggi in molti ci daremo da fare per trasformare il giardino del servizio mentale di Trento nel “fantastico giardino” del servizio salute mentale di Trento.

Spesso mi prende l’immaginazione di grandi cose fatteassieme. Alle volte qualcuno vorrebbe che tornassi nella routine e abbandonassi i miei sogni. Poche volte riescono a fermarmi ma quando ci riescono soffro moltissimo, rischio la vita, come una pianta senza luce.

Il grande capo qui, Renzo De Stefani, questa volta mi ha seguito nel mio intento. Fareassieme è una filosofia radicale e rigorosa nata da un sogno collettivo. È nata qui nella psichiatria di Trento e si è diffusa come possono diffondersi solo le idee che riempiono un vuoto. Oggi faremoassieme il nostro giardino pronti a trasformare, simbolicamente, il mondo tutto e il mondo della psichiatria in particolare. Senza bisogno di editti oggi praticheremo le migliori “buone pratiche”: progetto comune, partecipazione, valorizzazione delle risorse di ognuno, fiducia e speranza, lotta allo stigma, recupero del concetto di bene comune, messa in campo della propria utilità, l’esserCi di “heideggeriana” memoria, camminare verso una meta, far rete, avanzare con tanti piccoli passi distribuiti …

Far parte, dar parte, esser parte,  insomma; una comunità Recovery-oriented, insomma.

Una bellissima festa della Salute Mentale.

 

 

Temporale in camper

Ognuno ha il suo temporale.

Stanotte, in camper, abbiamo attraversato un temporale, anzi, un temporale ci ha attraversati. mi correggo: ci sta attraversando.

In camper, un temporale è un vero evento. E’ preceduto da un’agitazione palpabile e già quando solo è annunciato, ci son cose da fare per noi camperisti. Assicurare ogni cosa che può volar via, comprese sedie e tavolini, ritirare tende per il sole, raccogliere la biancheria stesa. Ispezionare accuratamente l’apertura di ogni finestrino, per far sì che entri l’aria, ma in caso di scrosci, non entri anche l’acqua. Insomma un gran tramestio. Poi, come stonotte è successo, si dorme, ma si ascolta. Lontano nel mare si sentono i tuoni e si vedono lampi d’argento. Sta arrivando. Brontolii impercettibili da una casa, qui si odono continui. Poche gocce di pioggia sembrano uno scroscio inaudito. E’ bello far parte di tutta questa energia. Si è dentro, immersi, attraversati appunto.Il temporale cammina. Si annuncia, ci invade e continua la sua strada. Procede lento ma nessuno lo può fermare.

Mentre passa, penso a chi non ha una casa. Anche agli uomini primitivi, non solo agli indigenti di oggi. Un temporale senza riparo (o con poco riparo), fa paura perché non sai bene cosa porterà. Pioggia, vento, fulmini di sicuro, ma la loro intensità non è prevedibile. Mentre ci si prepara si spera sarà blando, ma è solo speranza. Chi è senza tetto in queste ore starà cercando un riparo, un portico, un sottopasso. Cercherà di salvare dall’acqua le poche cose possedute. Se ha figli penserà a loro principalmente. Se qualcuno è malato, stanco, vecchio, pioverà anche su di lui, senza chiedere permesso.

Il mio temporale, non è uguale al loro, eppure lo dovrebbe essere, per natura e per giustizia.

Comunque, benvenuta pioggia: fauna e flora ringraziano. Non se ne poteva più di tutta questa lunghissima estate. Io, come un fiore, ne avevo assoluta necessità.

 

 

Le bici di una storia

Tutte le mie biciclette.

Avevo una biciclettina azzurra da bambino, prima con le rotelline, poi con una sola rotellina e finalmente senza, con la quale scorazzavo per le strade del mio paese. Nel cortile di casa mia però, mi piaceva pedalare con una vecchia bicicletta marroncina da uomo, e mi mettevo tutta storta sotto il “cambron” per arrivare ai pedali. A ripensarci mi par impossibile di aver pedalato in quel modo, eppure ricordo che era divertente e andavo veloce. Verso i 10 anni ho posseduto una Graziella, anch’essa azzurra. Si piegava a metà, ma io non l’ho mai piegata. La bellezza di quella bici era che si andava agevolmente in due: uno si metteva in piedi sul portapacchi posteriore e si teneva alle spalle del ciclista. Era bello chiacchierare così.
Per le superiori mi è stata acquistata una bicicletta da donna rosso scuro, Bianchi, con il manubrio cromato e dei freni che cigolavano fortemente. Ci andavo a scuola rigorosamente senza mani. Spesso fischiettando. La “femminilità”, se mai è venuta, è venuta molto dopo. Alle volte, quando avevo necessità di una iniezione di autostima, a quei tempi prendevo la bici di mio papà, anch’essa Bianchi, ma nera e pesantissima. Cavalcandola mi sentivo grande e invincibile.
Tutte queste bici stavano, man mano che il tempo passava, ammonticchiate in un sottoportico polveroso, disposte l’una sull’altra come pagine di un libro che raccontava una bella storia. La mia storia. L’ultima della serie, quella che veniva usata al momento, era l’unica ad essere lucida e funzionante.
Il 6 maggio 1976, ha cancellato ogni cosa tangibile della mia abitazione, ed anche le bici. Ma nessun terremoto può cancellare i ricordi.  Oggi improvvisamente ho desiderato rivedere quelle biciclette e insieme a loro anche quella dello spazzino che ogni mattina vuotava i secchi e quella magica dell’arrotino che veniva raramente, ma quando arrivava era tutto un tramestio di forbici e coltelli da portare ad arrotare.
Così, mi son riproposta di cercare qualche bici vecchia. Ogni tanto, si ha bisogno anche di toccare oltre che sognare e ricordare.

Caldo polare.

Caldo polare.

E’ molto caldo. Molto.

Ieri passando su una strada arroventata, sono stata completamente avvolta dal caldo. Ero immersa in una temperatura così alta da parere finta, da farmi meravigliare.
Mi sono fermata e ho sentito tutto quel caldo con sensi e mente. Me lo son fatto entrare dentro. Per un momento mi son sentita un rifugio del caldo. E ho pensato all’inverno. A quando si passeggia con i piedi gelati, in quei giorni tersi o tutti grigi e freddissimi, magari agitati dal vento. Ho pensato alle mani fredde, al respiro che ghiaccia, alla pelle che tira.
Mi porterò in quei giorni il caldo che ieri mi son trattenuta. Lo ricorderò questo caldo e mi penserò immersa in questo caldo, e sarà esattamente un’inversione di sensazioni, come ho fatto ieri. Ripensando all’inverno, per un momento ho davvero sentito il refrigerio del freddo che mi ero impresso nella memoria. Ero immersa nel caldo estremo e sentivo il freddo estremo.
Ho un ricordo preciso: una giornata di vento e acqua, il mio dover raggiungere un luogo e i miei abiti insufficienti a proteggermi. Ricordo il vento gelido attraversare il cappotto e la pioggia bagnarmi la faccia, le mani, le scarpe. Mi ero anche allora fermata e concentrata sulle sensazioni fino a impararle a memoria. Me l’ero goduto tutto quel freddo, l’avevo interiorizzato, e a piacimento posso ritrovarlo dentro di me, come sono solo i ricordi consapevolmente conservati.
Ci sono attimi che vanno appuntati, sottolineati, attimi a cui bisogna fare l’orecchietta.

Per un momento su quell’asfalto arroventato, ieri, per un momento mi è sceso lungo tutto il corpo un vivacissimo brivido di freddo.

Per un momento, fra 4 o 5 mesi, pensando a ieri, suderò un pochino.

Con la mente si può sempre giocare e il corpo, nel bene e nel male, la segue.

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