biciterapia

"percorreremo assieme le vie che portano all'essenza" Franco Battiato

Category: maggio_2016 (Page 2 of 4)

Anna dei miracoli

Cinquantun giorni di Airone (la mia Future Bike) e circa quaranta posti diversi dove ho dormito. Non ho mai capito la frase “non riesco a dormire quando cambio letto”, ma se fosse stato questo un mio problema sarei semplicemente morta. Ho dormito dappertutto. Cercando sempre di risparmiare un po’, mi son capitati anche in cosiddetti “postacci”, che, tra l’altro, non sono stati quelli più economici.

Le due cose che ritengo abbastanza difficili da sopportare, sono la sporcizia e quella del letto in particolare e il non avere finestra o che questa dia su cortiletti interni di servizio, su cucine con odori nauseabondi, con sfoghi di areazione o immondizie varie (questa notte, tra le più care del viaggio,  è andata così), ma ho scoperto che ce la posso fare.

I due postacci con biancheria o altro sporchi sono stati a Palinuro, dove avevo le lenzuola usate ma nessuno con cui protestare (la mia amica simonetta, viaggiatrice, mi ha insegnato ad usare le magliette come federe e devo dir la verità, funziona) e, orrore degli orrori Palermo, dove mi è capitato di scorgere sotto la federe del cuscino dopo averci dormito già una notte (bleah!) qualcosa di strano e… ho ancora lo schifo addosso. Il direttore di questo “Palazzo….” (si chiama così il b&b), si è pure un po’ incazzato perché ho protestato, sostenendo che la fodera era pulita. Ovviamente chi vuole sapere dov’è sto postaccio, fornisco foto con ricevuta (e indirizzo). Nello stesso posto, mi hanno fatto pagare inizialmente senza ricevuta, unici in tutto il viaggio, 5 euro al giorno per tenere la bicicletta in un ameno “garage”, come da foto.

Ma ho dormito anche in posti favolosi e tra questi tutte le case di amici nuovi e vecchi: mi sono sentita accolta, coccolata e ho sentito “casa”.

Ho dormito in case che hanno piccoli bambini (che nostalgia), grandi lutti, compagni a quattro zampe nei loro ultimi giorni di vita e altre vibranti di grandi dolori celati. In tutti questi luoghi, sono stata accolta e ringrazio tutti attraverso il racconto degli ultimi giorni appena trascorsi a Palermo da Anna.

Anna è una signora un po’ più grande di me, che ho conosciuto in quanto UFE, Utente Famigliare Esperta, a Palermo, nel modulo1. Mi ha invitato subito appena incontrata e subito, con piacere e non poca faccia tosta, mi sono trasferta da lei, con ancora la sensazione di schifo di quel cuscino addosso. Inizialmente era per quello, ed anche per la mia insaziabile curiosità. Poi adesso so che mi sono trasferita perché dovevo imparare qualcosa da Anna e la sua bellissima famiglia.

Mi piace entrare nelle case. Si dice che la casa faccia parte dell’identità, è vero. Tra le “quattro mura domestiche” c’è la storia delle persone.

A casa di Anna è tutta una lunga, bella storia di famiglia: tante foto, tanti ricordi. Anna è piena di figli (quattro), ma è rimasta “sola”. Oh, i figli a cui tiene tanto, ci sono eccome. Quelli a Palermo li ho conosciuti subito: Anna ne è fierissima, anche del figlio che vive a Catania e mi ha subito portato da loro. Bellissimi ragazzi, fuori e dentro. Ma sono indipendenti e Anna vive da sola.

Anna ha perso suo marito da pochi anni e credo stia vivendo un lutto importante, anche se col sorriso e una dolcezza speciale, sempre pronta ad avere una parola bella per tutti. Aveva un progetto: vivere una parte della sua vita dedicandosi alla coppia. Aveva fatto tutto per poterlo fare, un incidente che ha portato alla morte il marito, glielo ha impedito.

Anna ha una ferita importante che non si sanerà, ma ha fatto di tutto per non far sanguinare più. A ben vedere, dal di fuori, è ottimamente risolta: il primogenito ha un disturbo mentale. E’ stato con me due giorni: una persona adorabile è dir poco. Si fa voler bene il ragazzo. Mi ha fatto ridere un sacco.

Anna è una donna “UFE naturale”. Ha una intelligenza speciale e con suo figlio, ha operato in modo esemplare, anche professionalmente parlando.

Si è concentrata, e Dio solo sa quanto, a “salvare” e riparare gli altri ragazzi, accollandosi in silenzio, nel maggior silenzio possibile, molti dei problemi di R.. Lo ripete spesso, con non pochi sensi di colpa, di aver cercato con tutte le forze, di rendere autonomo R., anche per gli altri figli, perché potessero avere una loro vita, senza sentire il peso che inevitabilmente, un ragazzo “diverso” dà.

Per 45 anni, non per un giorno ha avuto questo pensiero. Mi ha raccontato di come si accorgeva fin da piccolo che c’era qualcosa di strano in lui, di come taceva e lo osservava, di come ha sofferto e condizionato l’intera vita per costruire una realtà in cui R potesse starci comodo. Il “lavoro di rete” che ha fatto, andrebbe studiato e riflettuto molto. Anna è una UFE dalla quale tutti avremmo da imparare.

Ho provato immediata simpatia per R, che è persona che sa volersi far bene. Mi ha insegnato un po’ di parolacce in siciliano e moltissime cose sul mondo degli uccellini. Mi ha, anche lui, fatto sentire entrata in famiglia.

Non c’è in lui, ora, traccia di psicosi che io sia in grado di cogliere, piuttosto ho notato alcuni tratti tipici dell’autismo, con riti e ripetizioni, difficoltà ad incrociare lo sguardo direttamente, fatica ad accettare ogni cosa che non è perfettamente combaciante con quanto “dovrebbe essere” secondo giustizia e programmi. Ormai una vita fa, ho insegnato in un centro Psico-pedagocico con ragazzi con problemi cognitivi tra cui alcuni affetti da autismo e R, mi ha ricordato quella realtà.

Intorno a lui il mondo si è fatto, grazie ad Anna, sicuro. E sì, R. vive da solo. Ce la fa alla grande. Anna è presentissima anche se non è fisicamente sempre con lui e così anche i fratelli. E’ tutto ormai avviato e R. si muove, seppure con i suoi limiti (tutti ne abbiamo ed è bene ricordarcelo), con grande fluidità. R. è un’Utente-sindacalista, come dice lui: si incazza, e giustamente, per le ingiustizie. Ogni tanto si incazza un po’ troppo, ma basta un sorriso, una battuta, una distrazione per farlo ridere.

Anna osserva ogni cosa, è attentissima. Sono felice di essere stata coccolata da lei. Felice davvero. Nel suo “lavoro di rete”, ci sono anch’io adesso: R. lo conosco e gli ho promesso che tornerò a vedere i suoi uccellini (ne ha più di cento). Per ora mi ha portato a vedere i suoi Bengalini ed ho mangiato le meravigliose uova delle sue fortunate galline.

Anna è persona da cui imparare, lo ripeto, perché davvero è una miniera di strategie sperimentate, ovvero di sapere esperienziale che noi operatori, parlo principalmente per me, dovremmo con estrema umiltà considerare moltissimo.

Presto scriverò  del gruppo UFE Palermo nella sua complessità, che ha in sè qualcosa di molto interessante.

E poi, che camera mi ha dato Anna: una regina mi son sentita!

 

Aggiungo le due foto del “Palazzo…” di Palermo, così condivido anche un po’ di altre cose schifosette, come ormai tradizione del viaggio ;-), e preciso che sono stata semplicemente sfortunata. A Palermo ora avrei due o tre indirizzi di B&B carini proprio.

Poi aggiungo la foto con gli UFE Palermo tra cui, la mia speciale Anna

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Posto a pagamento per bici

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Bleah!!!

ufe palermo

Anna è al centro. Tutti grandi!

Voglio tornare.

Palermo. La meta, Lampedusa, è sempre più vicina, ma son felice di fermarmi qui qualche giorno. Palermo è molte cose, è patria di mafia e di mare, di cultura e di nobiltà, di storia e proletariato, di mercati e palazzi. Qui mi stavano aspettando amici di Parole Ritrovate ed altri nuovi amici. Queste mie considerazioni sono come sempre, un volo su ciò che ho visto e provato e non vogliono addentrarsi in una complessità di cui so solo superficialmente.

Palermo è indiscutibilmente bella, ricca di storia e di cultura. Piena di luce che crea chiaroscuri forti. Piena di colore. I quadri di Guttuso, sono Palermo: carichi, colorati, zeppi di contrasti anche dove non te li aspetti. Che dire dei monumenti? Pazzeschi. Che dire delle strade? Bellissime nella loro linearità e ritmo. Che dire della gente? Gentili tutti. Si sente un genuino orgoglio per questa città da parte dei suoi abitanti. Nei confronti di questa mattacchiona che ha attraversato l’Italia, tutti sono molto protettivi: non andate là che è troppo lontano, state attenta alle automobili che corrono, salite sul marciapiedi che siete più sicura. In verità, a Palermo, si guida intuitivi anche la bicicletta. Non ho mai avuto il rischio di essere centrata se non quando diligentemente ho rispettato uno stop sulla linea, ho atteso che scattasse il verde per partire, ho dato precedenza senza forzare. Qui bisogna esser fluidi. Una occhiata, ci si capisce, uno dei due si ferma e l’altro va. Mi piace girare in bici per Palermo. Lo trovo “creativo”

Anche volando raso terra, qualche ombra in questa città,  l’ho trovata sì. Non c’è una grande considerazione dell’intelligenza dei turisti così, spesso, si è un po’ imbrogliati. Ho dormito nei peggiori posti di tutto il mio viaggio, forse anche dei miei viaggi in generale, compresi India, Africa e Cina e che quel che dico non è un complimento. Ma Palermo rimane una città bellissima, da visitare assolutamente, solo che è meglio stare un po’ attenti. Si tratta della medesima impressione che ho avuto a Roma.

Per capire dov’ero e per in qualche modo, con la mia ricerca e presenza, ringraziare chi dedica una vita alla conoscenza, ho voluto incontrare Umberto Santino, direttore del Centro Siciliano di Documentazione “Giuseppe Impastato”, che ha raccolto in 38 anni di attività, insieme alla moglie, un archivio incredibile di atti giudiziari, giornali, libri e pubblicazioni varie sulla mafia. E’ uno dei militanti democratici più impegnati contro la mafia ed i suoi complici. E’ uno dei massimi studiosi a livello internazionale di questioni concernenti i poteri criminali, i mercati illegali, i rapporti tra economia, politica e criminalità. Entrare nella sua casa-studio è come entrare in un tempio in cui sono raccolte e catalogate minuziosamente con immane dedizione tutte le vicende legate alla mafia in questa città, in questa regione ed anche in tutte le altre terre in cui ha potuto espandersi. Un patrimonio ricchissimo, davvero emozionante. Lui una persona rigorosissima capace di aprirsi, non dopo una attenta valutazione di chi ha davanti, in sorrisi  timidi e dolci.

In villa Niscemi, da lasciar senza fiato per la bellezza, ho poi incontrato il sindaco, alcuni suoi consiglieri e il direttore del DSM per uno di quegli incontri “misti” che, provocati mettendo in rete le mie personali,  variegate e, per stare in tema, “schizofreniche” conoscenze, in tutta Italia stanno iniziando a dare i primi frutti. Come sempre però il mio cuore ha sussultato per l’incontro con le Parole Ritrovate e gli Utenti Famigliari Esperti di qui. Anzi, dopo l’esperienza di B&B disastrosi (mi dicono ce ne siano di stupendi: devo esser stata sfortunata), sono proprio a casa di Anna, una UFE che mi ha regalato oltre che ad una ospitalità squisita, anche grazie a Rino, suo figlio, aria di famiglia, cosa di cui ho bisogno già da un pò.

Insieme al mondo di utenti e famigliari ho incontrato anche nuovi amici della cooperativa Officina22 e molte altre associazioni con le quali ho continuato a parlare del Fareassieme, di Parole ritrovate, della proposta di legge 2233.

Sono da 50 giorni via da casa: sento che è tempo di tornare. Devo fare pochi chilometri per raggiungere Porto Empedocle e sento che mi pesano come macigni. Vorrei prendere un treno, andare di fretta al porto, imbarcarmi domattina e rientrare a casa dopo pochi giorni. Non sarà così. Avevo previsto mi sarebbe arrivata la “crisi” da lontananza. In modo forte e chiaro è arrivata ora. Questa mattina inforcherò la mia bici, caricherò sulle spalle il mio zaino, la mia esperienza e la mia solitudine e via andare. Sarà forse più lento questo tempo che mi separa dal ritorno. Ho voglia di tornare.

Penso alla mia meta, penso a quanti da quella meta, vorrebbero tornare alla loro casa se potessero, a quanti, da quella stessa meta, vorrebbero trovare una nuova casa sicura, se potessero. La mia nostalgia, si risolverà in pochi giorni, la loro, forse in anni e anni, o mai più.

Lampedusa, arrivo. Un po’ mesta e stanca di girovagare. In attesa di altri incontri e intrecci di conoscenze che di certo mi renderanno ancora più ricca. A casa, dovrò fare il difficile lavoro di recupero di tanti aspetti del viaggio. Tra questi ci metterò anche questa mia sopraggiunta, forte, inarrestabile voglia di casa con la quale da adesso in poi, fino all’ultimo giorno, so di dovermi confrontare.

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Lampedusa e il fareassieme

Sono in dirittura di arrivo. Presto sarò arrivata a Lampedusa e insieme a me, sull’isola, arriveranno anche altri amici della Salute Mentale incontrati lungo il mio giro. Forse anche gli amici palermitani appena conosciuti. Mi piacerebbe venissero tuttituttitutti: Chi volesse aggiungersi, lo facciaaaaaaaaaaaa!
Per info chiedere a  commerciale1@tourgest.com
Arriverò uno o due  giorni prima di tutti per aver modo di organizzare gli incontri.
Questa una ipotesi di programma per prenderci cura, dare cura e fare cura a noi tutti (è o non è BICITERAPIA????). Ogni partecipazione a cosa proposta, tranne forse l’incontro della sera, è assolutamente libera.
Io posso offrire lo Yoga della Risata perchè è cosa che fa bene al mattino, che può coinvolgere chiunque lo volesse praticare compresi i lampedusiani (lo faremo in un luogo pubblico del paese) e perchè ridere assieme è bellissimo.
(Prego Linda di aiutarmi a fare qualche locandina da portare per dare info ai locali su chi siamo e sul programma).
Sicuramente avremo l’onore di incontrare il Sindaco Giusi Nicolini, in data ancora da definirsi. Io l’adoro.
Propongo che ci si veda ogni giorno al calar della sera, per un breve scambio di riflessioni, idee, pensieri, per risolvere eventuali problemi e per farci mille carezze metaforiche e … anche qualcuna reale, perchè no?
L’isola è un luogo speciale e noi, sull’isola, siamo speciali. Ne avremo grande rispetto. In questi giorni c’è massima emergenza e dovremo sempre con grande attenzione, considerarlo.
Se sarà possibile, mi piacerebbe tanto organizzare una cena del “fareassieme” aperta a chi vive sull’isola:
IMPORTANTE: ognuno porti da casa qualche specialità da condividere!
Cercherò di coinvolgere quanti più possibile del luogo e …ormai mi conoscete, se so fare qualcosa, questo è il  genere  di cose che mi riesce 😉
Tra noi ci sarà una cara amica artista-fotografa, Linda: potrebbe darci due o tre regole iniziali, già il primo giorno,  per fare scatti interessanti ?!
 
arrivo sabato 28.05
ore 18  I incontro tra tutti i partecipanti della biciterapiamila e informazioni varie
domenica 29.05
ore 8,30 Yoga della risata
ore 18 incontro di Parole Ritrovate a Lampedusa
lunedì 30.05
ore 8,30 Yoga della risata
escursione sull’isola
ore 18 incontro Parole Ritrovate a Lampedusa
martedì 31.05
ore 8,30 Yoga della risata
incontro con CSM dell’isola
incontro Parole Ritrovate a Lampedusa e cena del “Fareassieme”
Mercoledì 01.06
ore 8,30 Yoga della risata
ore 18 storia e storie di (quel) mare. Incotro con abitanti dell’isola
giovedì 02.06
ore 8,30 Yoga della risata
ore 18 incontro di Parole Ritrovate
venerdì 03.06
ore 8,30
Yoga della risata
Festa e cena del Fareassieme e saluti all’isola
sabato 04.06 Partenza 🙁
RAGAZZI, MA CI PENSATE? CE L’HO FATTA!
Grazie a tutti coloro che insieme a me ci hanno creduto.
lampedusa

Ho parlato

Ho visto un muro oggi, con la luce radente che lo accarezzava

ho visto una palma, col vento che la spettinava

ho viso un vecchino, che quasi non si muoveva in mezzo a Ballarò

ho visto il mare, sbrilluccicare d’incanti

ho visto ombre così buie che per entrarci ci si deve tuffare.

ho provato a parlare, ma non sapevo con chi.

senza voce ho pensato che io c’ero

e ho parlato con me.

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ancora due anzi tre cose schifosette

Moscerini. Dilemma: cambiano a seconda del posto o forse cambiano perchè è cambiata la temperatura?

Oggi ne ho mangiati un sacco. Entrano profondi in gola e …ciao, giù che vanno. Alcuni rimangono “attaccati” da qualche parte in bocca e non vogliono scendere, allora tocca dare una masticatina e inghiottire veloci. Oggi ne ho assaggiati alcuni con un gusto acidulo ed altri croccantini. Fa un pò schifo, ma solo un pò. Io cerco di fare in fretta: alcuni non si riescono a sputare, sono troppo piccolini.

Avrei anche un consiglio da dare per quando si passa in zone un pò degradate: tenere i denti chiusi se si vole comunque respirare con la bocca: oggi due coleotteri piuttosto grandi e una specie di ape (o vespa non ho capito bene) hanno rimbalzato sui denti e se ne sono andati. Pensate se li avessi avuti aperti…!

Gatti: oggi nel tragitto da Cefalù a Palermo ne ho visti morti un sacco. Ma non schiaccicchiati e rinsecchiti come il solito, ancora freschi e con tutte le budella di fuori. Davvero impressionante. Mi sono dunque trovata di fronte ad un altro quesito: è forse che qui le automobili, corrono di più che in altri post o sono i gatti ad avere  qualche deficit cognitivo magari endemico…? Temo che non lo saprò mai.  Forse sono solo i soliti maschi che rincretiniscono per una gattina calorosa…

La terza, non è dilemma ma constatazione. Continua con una certa regolarità e frequenza lo schiacciamento di pantegane belle grandi sui cigli delle strade. Tante se ne incontrano, (penso a tutte quelle che mi guardano passare, ancora molte molte di più). Premetto che non ho paura nè dei topi nè dei serpenti, ma terrore vero dei ragni. A Freud l’ardua sentenza sulle mie presunte e possibili turbe sessuali.

Oggi, a questo proposito dei toponi, ho potuto fare delle considerazioni sull’avanzare dello stato di decomposizione. Appena morti, si vede bene il pelo, il contenuto (povere bestie), e la coda. Poi rinsecchiscono e rimane una sorta di pelle pelosa grigia con intorno una chiazza asciutta ma più scura e sempre la coda. Ma quando tutto è completamente rinsecchito e irriconoscibile, e sull’asfalto è scomparso l’alore più scuro, si può ugualmente capire dimensione e specie animale. La coda rimane intatta: come fosse di un topo vivo. Se dipendesse dalla coda, si potrebbe dire quella orrenda frase che sentivo dire davanti ai morti nella mia infanzia: e’ così bello che sembra che dorma.

Dalla coda si capisce tutto, dimensione e tempo dalla dipartita.

Posso dire senza che gli animalisti mi attacchino? La coda dei toponi, non è esteticamente bella, ma per niente. Il fatto che rimanga inalterata, neppure.

 

moscerini

 

 

 

linea della vita

Ieri mi è sembrato improvvisamente chiarissimo: sono nel mio viaggio esattamente come nella mia vita. Se dovessi tracciare su una riga la mia posizione adesso, in viaggio e vita, le farei coincidere. Manca ancora un pezzetto, ma sono quasi alla fine.

Vado lenta ora, starò due giorni a fare pochi chilometri, poi mi godrò Palermo e quel che in quella città mi stanno preparando (grazie Toti, Rita, Dario, Arianna, Grazia e a tutti gli altri) per altri due…tre giorni, poi lenta scenderò attraversando terre che hanno tremato, e andrò al mio traghetto.  Sarà lunga la traversata, quasi 10 ore e poi…. arriverò e avrò compiuto il mio proposito.

Vado lenta nella vita ora, mi son presa questi due mesi per riflettere, per pensare, per sentire fino in fondo perché, seppure mi sento dentro così tanta energia, non sono mai riuscita a farmi riconoscere un valore e soprattutto perché ho così bisogno, forse oggi un po’ meno, di questo riconoscimento esterno.

Fra poco tornerò a casa diversa e mi spaventa un po’ il rischio di ridiventare uguale.

Ho chiesto ad Augusto, mio marito, di iniziare del piccoli lavori di riadattamento in casa, che avevamo programmato da tanto e mai fatto.

Voglio provare a cambiare anche l’involucro oltre al contenuto.

Quest’anno la mia figlia piccola farà la sua prima esperienza fuori casa, ed anche per noi cambierà tutto. Sono 35 anni che siamo genitori. Si, è vero, si rimane genitori per tutta la vita, ma intendo che sono 35 anni che abbiamo figli di cui occuparci nella quotidianità e quest’anno finirà questa fase. Possiamo fare vecchiaia beige, davanti a tv o computer o vecchiaia piena di sfumature cangianti come una notte boreale. Io ho scelto e l’ho fatto in questo viaggio: notte boreale.

E Samnyasa per finire questo pellegrinaggio come “asceta errante”. Il giro d’Italia è l’inizio del mio Samnyasa.

Nota dolente, il mio lavoro. Dovrò prendere decisioni importanti, per non ridiventare uguale. Ho incontrato decine e decine di realtà di Salute Mentale, come posso essere “uguale” a prima? Impossibile

Mi ha molto colpito che nonostante l’aver contribuito “dal basso” al cambiamento del mio CSM, nessuno dei miei dirigenti abbia avuto la curiosità di sapere cosa sto facendo, perché lo sto facendo e cosa c’entra in tutto questo la Salute Mentale (anche la mia ben s’intende). Nessuno. Questo viaggio è un progetto realizzato con l’APS Fareassieme FVG, nata dagli utenti e famigliari del CSM.

Molti soci dell’associazione, mi hanno raggiunto a Bologna e Roma dove siamo stati accolti con grande visibilità. Altri verranno a Lampedusa, in un viaggio per molti, impensabile ed epico (in realtà lo è per tutti. E verranno persone della Salute Mentale da molti parti d’Italia).

Come è possibile che nessun dirigente e pochi operatori se ne siano interessati? Anche solo per cortesia, se non per vero interesse. I soci-utenti me lo dicono spesso: ci sono rimasti malissimo. Difficile da spiegare. C’è in me qualcosa che non funziona se non sono riuscita a trasmettere la forza e, a ben vedere, l’utilità di questa nostra iniziativa. Devo capire come posso migliorare e se c’è margine.

Eppure adesso che ci stiamo “accreditando”, ovvero una società canadese viene a “farci le pulci” per vedere se siamo, come servizio territoriale, bravi o no, se ci sono aree migliorabili o meno (mi piacerebbe sapere quanto costa questa operazione di accreditamento), le cose che da decenni porto avanti, paiono essere valutate, quindi forse avevano un minimo interesse anche dieci anni fa, senza nessuna società canadese intorno. Adesso forse, diventa strumentale che facciano parte del Servizio, che è cosa comunque buona. Certo, io, come sempre, sono un po’ ingombrante.

Gruppi AMA (non solo come gruppi ma come seme di responsabilità individuale), incontri con famigliari (non solo per sostenere ma per co-costriure), organizzazione di eventi e attività di comunità, offerte di socialità tra persone, valorizzazione delle risorse e del sapere esperienziale di ognuno, la realizzazione prima e l’implementazione poi dell’Associazione Fareassieme FVG, creazione di attività che abbiano sempre un risvolto pratico, positivo e tangibile per la comunità, dalla pulizia autunnale del parco che ha a che fare con la cittadinanza attiva e col “bello” (organizzato tra salute Mentale e scuola), alla realizzazione di manufatti per raccolta fondi per i progetti che via via abbiamo sposato (che ci hanno permesso di metterci in rete con mezza Italia oltre che con il territorio), formazione e auto-formazione continua.

E io sono lì a boccheggiare, in difficoltà a mantenere uno spazio fisico e mentale di autonomia nel servizio.

Niente di insolito: è l’istituzione. E’ per tutti o quasi così al suo interno. L’ho visto in molta parte dell’Italia che ho incontrato. Poco interessano le qualità delle persone o le risorse che possono esser spese in modi altrnativi e molto importa l’andamento generale, alle volte tarato sul mantenimento dell’esistente e di avulsi protocolli declinati da burocrati. Il concetto del “meglio così che peggio” o quello “noi siamo meglio di tanti altri”, stritola ogni iniziativa nuova.

Le Aziende Sanitarie sono lontanissime dall’essere aziende vere. Ha preso il sopravvento la parte meno nobile dell’imprenditoria.

L’imprenditoria, senza assunzione di rischi, muore. L’imprenditoria, deve saper valorizzare le risorse tutte ma le risorse umane sono il fulcro (e in psichiatria il vero investimento possibile). L’imprenditoria deve tendere al meglio e mai al mantenimento, deve essere curiosa, propositiva, sperimentare nuovi ambiti, investire seriamente su quei settori di attività che hanno dimostrato di portare frutti.

La burocrazia deve esserne parte ma non piegarne la progettualità.

Che pippe mi faccio. Forse questo sistema non mi è più compatibile e io non ho la capacità di trasformarlo o forse non ci credo più.

Ho gettato al vento 20 anni del mio lavoro? No, assolutamente no. O almeno spero…

 

Più per appassionati del tema…

Due incontri belli e fortuiti: senza alcun contatto e con notevole “faccia tosta” o chiamato il direttore del DSM di Vibo Valenzia per avere un incontro che mi ha subito accordato. Senza alcun contatto e con notevole piacere ho ricevuto una “chiamata” dal direttore del DSM di Messina Sud e mi sono trattenuta volentieri in questa tranquilla e luminosa città per incontrare lui e la sua equipe.

Più vado avanti col mio viaggio più si delinea l’importanza di quella che all’inizio era solo un intuizione. C’è necessità di conoscere le realtà della Salute Mentale che davvero in Italia sono diverse, creative, con particolarità che rendono pieno di colore questo mondo. C’è invero anche moltissima ombra, per non dire buio profondo, ma la mia professione è la riabilitazione e per deformazione professionale, sono predisposta a valorizzare le risorse più che a considerare i deficit. Questo non vuol dire che sono cieca. Ho rilevato tantissimi problemi, tantissime differenze di investimento e di “filosofia” d’intervento. Ci sono e sono gravi considerando che l’Italia si fregia per essere uno stato con una legge, ormai di quasi quarant’anni fa, molto avanzata, ancora modernissima e di grande respiro sociale. Mi meraviglia, ogni chilometro in più che faccio, che dal 1978 non ci sia stata più una legge che rendesse obbligatori e germinativi i semi di quella civilissima legge che è la 180 con adeguati fondi dedicati. Mi chiedo perché. Mi chiedo come mai, le menti importanti di questo paese della psichiatria e ce ne sono eccome, non ci abbiano investito, creduto, non abbiano lavorato per questo. Certo, tendere a uniformare il servizio offerto in tutto il nostro lungo stivale (oh, quanto è lungo!), può essere davvero un lavoro difficile, ma va fatto. Faccio parte di Parole Ritrovate, movimento che comprende utenti, famigliari e operatori. Al nostro interno si è dibattuto molto sull’opportunità o meno di presentare un disegno di legge. Alcune volte anche in maniera accesa (io ad esempio ero una di quelle molto critiche). Alla fine è stato presentato ed è il DDL 2233, che aspetta in questi giorni la calendarizzazione per la discussione alla commissione. Ci sono alcuni aspetti fondamentali e, a mio avviso, rivoluzionari in questo disegno di legge, ed altri che possono essere migliorati, integrati, “riabilitati”. Il grande pregio è che Renzo de Stefani insieme a noi Movimento, ci ha provato, ha acceso la miccia in modo tale che cinquanta deputati hanno firmato questo DDL e se ne discuterà. E’ poco? No, non è poco.

Dunque Vibo Valenzia. Ho appuntamento col Direttore del DSM, Giuseppe Greco alle 10,30 e alle 10,30 esatte, arrivo. Chiedo alla reception dell’ospedale, dove si trova l’SPDC, sembra non capire cosa dico. Mi correggo e chiedo della Psichiatria: mi capisce benissimo. Giù dalle scale mi dice. Scesa, non trovo il cartello che indica il reparto, mi perdo un po’, poi infine un infermiere mi accompagna fino vicino all’ingresso. Il dott. Greco al telefono mi aveva messo un po’ di agitazione, sembrava molto “burbero”. Questo sommato al fatto che il reparto fosse così fuori dalla centralità di tutti gli altri reparti, mi aveva fatto scattare una sorta di pregiudizio e già mi aspettavo di vedere, come ho visto in altri luoghi, un reparto chiuso, scrostato e brutto, con grida e lamenti incomprensibili che rimbalzano da muro a muro e un primario piegato su scartoffie che nulla hanno a che fare con la “cura” degli utenti. Mi aspettavo tante anime disanimate che girovagano per i corridoi, prive di forza e di vitalità Mi aspettavo, come già visto, anche operatori stanchi, chiusi nelle stanze a loro dedicate, anch’essi senza vitalità.

Ah, i pregiudizi, che cosa dura da affrontare.

Arrivo davanti alla porta e… è aperta! Grande sorpresa. Dentro tutto è di un allegro colore caldo, solare, non ci sono che pochi strascicati lamenti che provengono da una stanza, ed è esattamente da quella che esce una gentile infermiera che mi accoglie e mi sorride (La forza del sorriso è incredibile). Mi portano dal “burbero” dott. Greco. Un bell’uomo, alto, senza camice, giovane e giovanile. Mi accoglie parlandomi “come fossi una dirigente” (cosa per nulla scontata). Certo, la situazione che si trova a dirigere, non è uno scherzo. Mi racconta che manca personale, i tagli alla sanità, sembra, qui più che altrove, sono “lineari” e questo nuovo dirigente si trova con mille emergenze da affrontare, un grande territorio in parte montano e pochissimi operatori. A parte questo, fa quello che può e lo fa in modo ottimo. Nell’SPDC di primo acchito, si respira aria di diritti e di doveri rispettati. Me ne vado contenta. Tra mille difficoltà, ce l’hanno fatta a rendere vivibile il reparto. Il dott. Greco mi chiede di visitare il Centro Diurno di Mileto e così, al mio passaggio in quel territorio, faccio. Luoghi faticosi, come dappertutto, ma civili e di servizio. Alcune informazioni fornitemi dal medico con cui parlo mi inquetano un pò: le “strutture” private sembrano essere molte e molto utilizzate. Mi chiedo quata parte della spesa dedicata, venga utilizzata per questo…

Conosco le mie belle colleghe: con tre utenti stanno preparando un buon sugo e mi invitano a pranzo. Per fortuna non accetto (non mangio se devo pedalare, ce frutta fresca e secca): la strada successiva, fino a Scilla, è un vero inferno!

Messina: attraverso una operatrice di Palermo, Arianna, che ringazio, vengo chiamata da un dirigente che già al telefono mi pare “festoso”. Dice che avrebbe piacere di mostrarmi il suo DSM. Non mi dovevo fermare a Messina, ma lo faccio volentieri.

L’indomani alle 10,30 (si vede che è l’ora buona per i nuovi incontri) sono sulla porta del CSM Messina Sud. Quartiere animato, molto popoloso. Mi riceve Gaspare, che di cognome fa Motta ed è il dirigente del DSM, ma in men che non si dica diventa solo Gaspare e tutto il resto sfuma, anche se non scompare naturalmente. Conosco anche gli altri dirigenti. Mi chiedo, ma è un lampo, dove e come  sia il comparto. Restiamo a raccontarci le reciproche esperienze e poi scendiamo per una colazione a base di granita al caffè con panna e brioche (meraviglia!, tranne che per il mio diabete, naturalmente).

In questo territorio c’è un progettone pazzesco. Una cosa davvero importante. Io posso sempre e solo raccontare qualcosa che sento di pelle, non conosco tutti i dettagli, le retroazioni, ma la “pelle” spesso ci prende. La mia pelle si è agitata da tanta bellezza, qui. Tutto è partito con la chiusura dell’OPG di Barcellona e l’avvio di un progetto complesso e molto imprenditoriale di inserimento sociale e lavorativo, in realtà, una sfida, per le 60 persone che erano ricoverate, che durerà 20 anni in tutto. Il progetto si chiama “Luce è Libertà”, ed è la prima volta che mi sono trovata davanti, non a un progetto di Psichiatria, ma ad un progetto imprenditoriale in Psichiatria che ha come scopo il reinvestimento degli utili a fini sociali e la continua ricerca di occasioni da cavalcare.

Arrivati al “Forte”, una struttura perfettamente restaurata dalle persone ex internate con i fondi ottenuti per il reinserimento, mi viene spiegata l’architettura del progetto. Mi trovo davanti ad una “economia sociale” di alto livello.

Difficile spiegare: un mix virtuoso tra etica, cittadinanza attiva, Psichiatria, Economia, Imprenditorialità, coraggio (tanto), strategia.

Oggi ho letto il progetto, ho capito di più, e mi sono emozionata, semplicemente emozionata.

Gaspare è una semplice e bella persona. Non è semplice per nulla naturalmente, che la semplicità è sempre complessità risolta e quasi sempre frutto di un lavoro intenso e importante su di sé. Ho conosciuto anche gli altri colleghi e gli attori del progetto. Ma belli belli tutti. Ci ragionerò molto nei prossimi mesi e credo che sarà difficile non cercare di contaminarmi con questa realtà.

Gaspare è uno psichiatra con la passione per quello che fa. E ,tanto per colorire il discorso con gergo un pò volgare, ma capace di rendere bene il concetto, ha due palle così!

Ci vuol fegato a fare quel che ha fatto, ma fegato-fegato, lui e tutti gli altri “pazzi” in senso reale e metaforico, che hanno costruito questa realtà. Penso a come ogni tanto ho incontato la “paura” ad affrontare situazioni di cura con persone più frizzantine di altre, per la responsabilità medico-legale che comportano gli interventi.

Dal 2010, qui ci sono 60 persone che avevano una “condanna” all’OPG, che vivono tra noi in modo sicuramente complesso, ma realizzato. Si ha idea vero della “responsabilità” medico-legale che ci sta dietro?

Allego, per chi saperne di più, un video un po’ lunghetto, ma chiaro, che spiega il progetto.

Ps: grazie Gaspare anche per i bellissimi luoghi che mi hai fatto successivamente conoscere e il buonissimo pranzo. Grazie anche per aver “perso” con me così tanto tempo. Bello te, il tuo lavoro, tua moglie Caterina, la tua casa! si capisce che sono entusiasta….?

 

Si parli di Salute Mentale

Scrive manlio Converti, che non ho incontrato ma sento vicino. Scrive una cosa che mi piace molto: impariamo a parlare di salute mentale, proviamoci. Facciamolo con creatività sapendo che la creatività è sempre generativa. C’ho provato con questo viaggio e Parole Ritrovate l’ha fatto molte altre volte prima. Se una cosa ho imparato in questo mio viaggio attraverso le realtà che di Salute Mentale si occupano, è che di “buone pratiche” ce ne sono  ed anche tante, ma dobbiamo creare una sorta di libro bianco, che le contenga, che le spieghi, che le svisceri. Questo Libro Bianco possa essere stimolo ed esempio per tutti e mai modello. Ho incontrato in questi giorni le realtà della Salute Mentale di Vibo Valenzia e Messina Sud. Domani ne parlerò. Che voglia di sovvertire l’ordine di questo mio mondo dolente e doloroso!!!! Grazie Manlio per aver colto il senso….

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Si parli di salute mentale, non di contenzione e di reati

12 MAGGentile Direttore,

è quasi terminata l’avventura in bicicletta di Mila Brollo, che da Trento a Lampedusa insegue un sogno, da seguire su http://biciterapia.it/ , quello di far parlare della Salute Mentale e non della contenzione, dei reati e dei neurotrasmettitori, delle persone che soffrono e dei loro familiari orgogliosi che combattono e sempre più spesso vincono, garantendo loro, anche nelle condizioni generali peggiori, una vita dignitosa.
L’esperienza a Napoli è stata paradossale. Lei mi ha conosciuto proprio grazie alle mie lettere su Quotidiano Sanità, mentre io nonostante le abbia organizzato dei tour specifici sul tema, non sono riuscito a vederla dal vivo perché ero all’estero in quei giorni.

Siamo riusciti ciò nonostante a farle incontrare in città il gruppo di arte e psichiatria che è emerso dall’esperienza di una vita di Adolfo Ferraro, direttore dell’Opg di Aversa; il gruppo di arte, musica e caffè, ovvero lo Sfizicariello, a Corso Vittorio Emanuele 400, una cooperativa di pazienti e parenti, schizofrenici cronici, che lavorano come catering, tavola calda e salumeria, senza alcuna sovvenzione Asl né di altre istituzioni; infine il gruppo Je so’ pazzo, ovvero i ragazzi che animano l’ex Opg di Napoli, di cui allego fotografia della facciata trasformata in monumento, coinvolgendo i giovani e la popolazione del quartiere in decine di attività, in quello che era un luogo senza tempo e senza speranza.

Negli stessi giorni Mila ha conosciuto Adriano e Angela, del Comitato per la Salute Mentale, che ha Napoli ha ottenuto di diventare Osservatorio per la Salute Mentale, riconosciuto dal Comune, e Dora, attivista diritti civili dei sofferenti psichici, che l’ha accompagnata insieme ai ragazzi e operatori di Ercolano in una gita presso gli scavi e il Museo Archeologico Virtuale, come comuni turisti.

Le risorse potenziali erano molte di più, eppure sono pochissime rispetto alle esigenze ignorate dalla Psichiatria ufficiale, persa in convegni sui singoli circuiti cerebrali, di cui ogni anno pretendono di dimostrare la fondatezza rispetto al farmaco, perdendosi ogni volta la fondatezza rispetto alla persona e al suo contesto familiare e sociale, deprivato sempre più di risorse per questa colpevole incompetenza e negligenza, fino all’abbandono totale da parte dell’assistenza sociale, del welfare e delle Asl.

La Salute Mentale però non è la Psichiatria, e Mila Brollo prova a ricordarcelo girando l’Italia in bicicletta. Potremmo accogliere in tutte le Asl e in tutti i territori questo stimolo, provando ad organizzare dei Giri in Bicicletta, o meglio dei Bike Mad Pride, per insegnare alla popolazione civile ad essere tale con i sofferenti psichici e la loro storia.

Questa storia dobbiamo decidere insieme se farla camminare ed evolvere, come ci insegna l’esperienza di Mila Brollo, oppure abolire ed obliterare nuovamente nei recessi oscuri e disumani delle strutture manicomiali, oggi per lo più private, quindi ancora più lontane dalla possibilità di umanizzazione e relazione sociale e pubblica.

Manlio Converti
Psichiatra – Attivista Diritti Sofferenti Psichici

12 maggio 2016
© Riproduzione riservata

 

http://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=39610

Visibilità

Cosa vuol dire, grazie a questo viaggio, essere più visibili di prima? vuol dire che se credo in qualcosa e ne parlo, ci sono più probabilità di coinvolgere più persone. E siccome la visibilità è tutto questo, adesso chiedo un sostegno e una partecipazione a voi che mi leggete, per una causa in cui credo molto.

Tra le azioni riabilitative tendenti a creare occasioni per metterci in rete e fare cose possibilmente utili alla comunità, quindi positive e trasversali, la mia associazione Fareassieme FVG ha collaborato attivamente ai progetti di Parole Ritrovate, ad attività che si svolgono all’interno del nostro Comune e del nostro CSM e, nell’ultimo anno, alla nascita delle Cucine Popolari di Bologna. Noi abbiamo fatto quanto di meglio potevamo per facilitarne la realizzazione. Ci piaceva l’idea che le persone momentaneamente in emergenza alimentare, che sono pensionati, utenti dei servizi sociali, famiglie intere, trovassero un luogo civile e accogliente, laico, nel quale stare in serenità. Il nostro sogno è di aprire una “Piccola Cucina Popolare” anche da noi, a Gemona del Friuli.

Sfrutto la mia visibilità, per chiedervi di diventare insieme a noi, sostenitori attivi nel concorso in cui partecipa Cucine Popolari. Non si chiedono soldi, ma un semplice click, anzi due, per riuscire ad essere i primi, i più votati, infatti, chi avrà più voti, riceverà una bella cifra per ampliare ancora l’offerta.

Costa solamente due minuti di tempo, nessun impegno ulteriore. Dovete votare  e invitate a vostra volta altre persone a votare per questo progetto

Me l’ha chiesto il papà delle stesse Roberto Morgantini, mio caro amico, a nome della sua associazione CIVIBO, sapendo che in questo momento godo di visibilità.

Dunque cosa fare? Dice Morgantini:

In questi giorni stiamo partecipando a un concorso online, indetto da Renner Italia, che premierà il vincitore con 15.000 euro, una cifra che ci consentirebbe di aprire una nuova “Cucina Popolare” a Bologna oltre a quella già attiva.
Per questo chiedo il tuo supporto. Bastano pochi click:
Collegati al link in fondo alla pagina e clicca su vota: ti apparirà una schermata in cui viene chiesto di votare tramite SMS oppure con Facebook.
E’ meglio e importante importante votare tramite Facebook (schermata blu), perchè consente di triplicare il valore del voto.

Dopo aver votato, ti apparirà una schermata che ti darà la possibilità di mettere mi piace alla pagina FB di Renner Italia: clicca sul “Mi Piace” (simbolo blu con pollice alzato) per guadagnare 2 punti extra.
https://www.labuonavernice.it/cucine-popolari-bologna-social-food/
Cucine popolari – Bologna Social Food

Sono ben felice di usare la mia “visibilità” per questa cosa.  Del mio viaggio, come del maiale, non si butta via nulla 😉logo cucine popolari_1 copia cucine-popolari

Somme di un viaggio…

Arrivata a Messina! Lo sbarco…. Pare una cosa grandiosa e invece, davvero, questo viaggio non è stato difficile. Il vero problema è che lo si sa alla fine e il prima e il durante è puntinato di paure, fatica e di ricerca di coraggio.

Oggi mentre attraversavo quel piccolissimo tratto di mare mi venivano in mente flash, immagini del viaggio, piccole grandi riflessioni.

Ho parlato di molto poco in realtà, ma molto è stato vissuto. Tutto è stato vissuto.

Sono stati vissuti i pensieri che come fantasmi arrivano, mi attraversano e, in questo viaggio, li ho visti benissimo andare poi via come se fossero animati di vita propria. E pensare che dicono siano solo sinapsi, neurotrasmettitori, stimoli nervosi… amore, paura, ricordi, tenacia, energia, ansia, gioia, dolcezza, fatica, tenerezza solo elettricità e conduzione…. Bah.

Sono stati vissuti gli ambienti che ho visto cambiare con lo scorrere della strada sotto di me. Le regioni hanno finalmente per me dei confini sensati. E’ vicino ai confini infatti che inizia a cambiare tutto: cambiano le erbe e i fiori, cambiano i colori e la temperatura, cambiano i tratti delle persone e il colore della pelle, cambiano le montagne e le salite, i panorami, cambia il modo di parlare e anche quello di gesticolare. Cambia il modo di guardare e quello di chiedere.

Sono stati vissuti gli incontri, fulcro vero del mio viaggio. Tanti utenti, tanti operatori, tanti famigliari, tante pesone accomunati da una medesima esperienza: la follia che invade, copre, allontana, rende inaccessibili i reciproci mondi. E in ogni luogo, in ogni servizio, in ogni persona realtà differenti, in ogni posto luci ed ombre, buone e cattive pratiche. Mi astengo dal raccontare le mie impressioni negative, ma ci son state e posso dire siano tutte della medesima specie: la prevaricazione di noi operatori che ci ergiamo a pensare di poter decidere il bene e il male delle persone trafitte da questo disagio. Parlo di disagio e non di disturbo non perché non sappia la differenza, ma perché per chi lo vive è proprio un disagio ed è un disturbo solamente per chi vede questo disagio, dal di fuori.

Sono stati vissuti gli amici nuovi e vecchi incontrati ed è stato un piacere sapere che così in tanti mi hanno seguita leggendo i miei racconti, perché i miei racconti erano scritti per loro. E son serviti tanto anche a me.

E’ stato vissuto il sentir parlare di me, gli articoli, i video, le interviste. Pensavo mi facessero effetto, ma no, non me l’hanno fatto. Ero motivata e pronta e io non sono cambiata nonostante in can can mediatico, anche perché il mio scopo era chiarissimo: essere il tramite per far parlare dei mondi che mi interessano.

E’ stata vissuta la fatica, la volontà, la ricerca di andare oltre, fino a che ce la potevo fare e di fermarmi con serenità, quando non me la sono più sentita.

Sono stati vissuti i ricordi e la dolcezza di ritrovare persone ed eventi che chissà perché erano andati in un angolino della mia mente e si erano annidati comodi, ma ben nascosti. Bello pensare a mia mamma, a mio papà, ai giochi con mio fratello, alle riunioni di famiglia con zie, zii e cugini che mi piacevano tanto, a Simonetta, con la quale ho giocato con una intensità così forte da far sembrare ogni gioco reale, bello pensare a don Gastone, che anche in questo viaggio era con me e Franco che mi ha spronato per la vita e Cesare che mi ha chiamato realmente e Bruno che mi ha sempre valorizzato come solo lui sapeva fare con tutti. Bello sapere di Francesca, Elena, Claudia, Jeanette, Graziella, Giuliana, Fabiola e tutte le mie tante amiche vere, ma vere vere amiche. Una ad una le ho pensate tutte, le ho sentite vicine e sono stata vicina e le non nominate non si sentano escluse: le ho pensate. Ed anche la mia zia, che c’è ancora senza esserci più e mi manca. Bello pensare a me e ad Augusto giovani sposi e poi con i nostri figli Giada, carinissima e riflessiva, Rolando vigoroso anche da piccolino, e Margherita, esteta e femminile da sempre.

Ed infine è stata vissuta la solitudine, l’impressione che i miei affetti, la mia casa, le persone a cui voglio bene, quelle con cui sto dividendo questa mia vita e per cui ha senso vivere, continuavano nel loro mondo mentre io mi allontanavo sia nello spazio che, forse, nel cuore. Ed è stato bello sapere che invece, non è la distanza che divide e allontana. Provo ora affetti grandi dove prima c’era forse un po’ di rabbia, provo simpatia dove prima c’era un po’ di stanchezza e provo un giusto e giustificato risentimento per chi ha cercato in modo continuativo di ferirmi. Giustificato risentimento. Non è giusto darsi sempre la colpa dei rapporti negativi. E’ giusto cercare di migliorarli sempre, questo si, ma alle volte, ci si trova nella vita davanti a veri stronzi. O a comportamenti stronzi. E se stronzi sono devono essere riconosciuti. Avranno anche i loro problemi ma nei nostri confronti sono stronzi ed è giusto allontanarsene quel tanto che basta a non permettere di ferirci più.

Ecco sto tirando le somme, ed ho ancora da vivere venti giorni. Chissà cos’altro succede. Forse comincio ad aver voglia di rientrare. Ho voglia di abbracciare chi ha creduto in me, chi mi ha aiutato, chi è stato in ingiustificata apprensione.

Domani avrò nuovi incontri di cui sono felice: incontrerò il Servizio di Salute Mentale di Messina Sud. Mi ha telefonato il grande capo e mi è venuto un sorriso, davvero. I grandi capi alle volte sono festosi. Spesso smettono di esserlo quando diventano “responsabili”, ma alle volte, i meglio, rimangono festosi. Non so perché mi ha cercato e non so se potrò trasmettere competenza. Son sicura di poter trasmettere la mia vitalità, questo si.

Sono viva, vivissima.

traghetto

 

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