biciterapia

"percorreremo assieme le vie che portano all'essenza" Franco Battiato

Category: aprile_2016 (Page 2 of 3)

Vorrei che le comunità

Vorrei che le comunità fossero come un coro. Ieri La Corale Puccini di Grosseto, ha fatto un concerto per me. Li guardavo tutti mentre cantavano. Ognuno aveva la sua parte, ognuno dava il meglio di sè per la buona riuscita del tutto. Il direttore attento ad ognuno, si faceva capire così bene, che nessuno deravagliava.  Da quelle corde vocali così tante, diverse e uniche, usciva una dolcissima armonia. La diversità di ognuno al servizio di tutti.

Ecco, così dovrebbero essere le comunità.

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Grosseto

Grosseto è una bella citta, piccolina, a portata di essere umano. E’ protetta da mura possenti ed è tranquilla e placida.

Ieri ho avuto un incontro con varie persone. Varie è la parola che definisce meglio questa riunione. Una cosa univa tutti: sapevano di me. Avevano letto quel che scrivo e, hanno detto, l’hanno apprezzato. Ha parlato Angelo, presidente Fiab, che mi ha fatto poi da angelo custode sul serio tutto il resto del pomeriggio ed anche oggi insieme ad  una piccola delegazione FIAB che mi ha accompagnato per un bel pezzetto. Ha parlato il dott. Boldrini, che mi incuteva un po’ paura, la reverente paura che mi mette sempre un medico (Memorie di Adriano sul “potere medico”). E poi alla fine è uscito, oltre che il tecnico (dirigente Azienda) anche l’uomo e io gli sono stata grata, ha parlato l’assessore Luca Ceccarelli   portando i saluti del sindaco e mi ha stupito: anche lui aveva letto il mio sito. Ha parlato l’avvocato Giambrone portando, con la sua voce vibrante, i saluti della Corale Puccini di Grosseto che non vedo l’ora di sentire stasera, ha parlato la Adelfia Franchi che ha organizzato l’incontro e ha parlato Barbara, che ha portato tanto di sé per tutti. Ancora una volta, in un’altra bellissima sala con tanto di gonfalone, ancora una volta varie persone unite, vari mondi che si incontrano. Io ho spiegato i miei perché di questo viaggio e chiesto espressamente che, da parte dell’azienda sanitaria e del comune, ci sia massima riguardo ai problemi della salute mentale, perche “senza salute mentale, non c’è salute”.

Sono solo un operaio specializzato della salute mentale e sono una cittadina e in queste vesti mi sento nel pieno diritto di sollecitare un’attenzione per il mondo del disagio psichico. Parole Ritrovate è un movimento importante della psichiatria italiana. L’unico, a mia conoscenza, che a livello nazionale unisce utenti, operatori e famigliari: che sia di esempio in ogni realtà. Lavorare assieme, fa bene. Un ringraziamento a Giovanna, splendida soprano della corale, senza la quale, non avrei mai avuto questa occasione di conoscere un po’ l’ospitalissima città di Grosseto.

ps: gli occhiali scuri sono dovuti ad una piccola lesione ad un occhio….

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Perdersi

Oggi mi son persa. Felicemente persa. Da Follonica Augusto mi aveva preparato un itinerario che sapeva da me molto amato, tutto sulla riva di quel mare e invece… non si sa come nè perchè, mi son ritrovata in mezzo alle colline. Che fare? Tornare indietro o “perdermi di più”?
Perdermi di più.
Così ho percorso l’Aurelia antica, in parziale disuso (viene sempre erroneamente indicata una “Aurelia” fittizia, tipo superstrada e tutti vanno là).
Il fondo non è dei migliori, ma la traiettoria è bellissima, con curve dolci che aprono lo sguardo a panorami d’incanto. Non ci passa quasi nessuno. Questa antica strada percorre come un gentile nastro grigio adagiato con cura, colline, vigneti, campi di frumento verdissimo.
Ogni tanto si incontrano comunità di fiori, come spruzzi di colore di un pittore pazzo e audace.
I fiori di primavera fanno capire cos’è l’amore.
Sono lì, bellissimi. Sono lì per essere riconosciuti. E su di loro si strusciano gli insetti e il vento ci fa l’amore. Radicati alla terra ondeggiano liberi, inconsapevoli che c’è altro mondo ed altro ed altro ancora. La loro libertà è questa, flettersi con voluttà al vento, alle volte toccare dolcemente qualche altro essere vivente lì intorno. E’ una piccola libertà, ma è la loro libertà, l’unica che conoscono, quindi è immensa. Il loro posto è dove son nati. Per alcuni quel luogo è un paradiso, per altri è arido e impervio, ma non dipende tanto dal terreno la bellezza che sanno mostrare, e nemmeno dalla specie, che ogni fiore è bellissimo se guardato attentamente: dipende dall’energia che ci mettono a nascere, a crescere e a morire infine.
Oggi ho avuto ancora la sensazione di essere seguita e superata dai miei pensieri che se ne sono andati via lentamente fino a sparire dalla mia coscienza.
Di tanto in tanto, sono stati così chiari e vitali da farmi con urgenza chiamare le persone che mi abitavano in quel tratto di strada.
Alle volte, apro la porta della mia anima e mi sento abitata. Non mi dispiace affatto.
Senza chiedere il permesso, i miei ospiti entrano dentro i miei pensieri, gironzolano in me come fossero a casa. Io li lascio fare, mi piace scrutarli e sentirmi piena, non mi chiedo quasi mai perché sono lì, ci sono perché sono parte di me. Alle volte esco dai miei pensieri e li guardo. Provo la pazzesca sensazione che anche le persone a cui sto pensando così intensamente in quei momenti, sentano di essere dentro di me. E’ solo una sensazione, ma magari è un po’ così. Mi piacerebbe.
Sono anch’io un fiore. Anch’io oscillo entro i miei limiti, qualche volta mi sporgo un po’ a guardare dietro la collina. Vedo solo quel che posso vedere, sempre.
Io mi sento io. Sono sempre la stessa, quella bimbetta, mai stata piccola, che stava ore e ore a disegnare, che stava tempo immemorabile seduta a terra sulla terrazza con le gambe a penzoloni fuori dalla ringhiera a guardare lontano. Sono sempre io quella madre che ha avuto come unico pensiero i suoi figli per un tempo che pare una vita, senza aver mai il tempo o il pudore di dirlo, sono sempre io quella giovane sposa che non sapeva se la vita le avrebbe regalato una storia d’amore lunga e tranquilla o invece affini burrasche e insopportabili bonacce. Sono sempre io quella donna che ha visto morire e mai più rinascere persone care e sono sempre io quella che spera sempre di addormentarsi ed incontrarle ancora.
La vita è come andare in bicicletta, facile metafora: sono giorni e giorni che pedalo.
Son partita con la giacca a vento, col freddo e la pioggia. Ho attraversato di tutto: il grigio di giornate senza confini, lo sferzante vento talvolta a favore, da ringraziare, ed altre contrario, da vincere, il sole che mi ha già colorato e ho goduto dei colori di tutte le ore, mai uguali. Dalla mia terra a questa è cambiato tutto: temperatura, condizioni metereologiche, piante, fiori, persone, cibo.
Io mi sento sempre la stessa, ma è un’illusione.
Non si può. Se cambia il fuori, cambia anche il dentro. La vita è così. Non ci si accorge che la stiamo percorrendo, ma ogni istante tutto cambia, e anche noi cambiamo. Se ci pensiamo ci perdiamo, ma perdersi è l’unico modo per conoscersi.
Questo è il tempo che mi son presa per sentirmi cambiare in ogni istante, per sentirmi cambiare dentro. Questo è il tempo che mi son presa per salutare me e il mondo. Non ho salutato mai. Tutto scontato.
E’ per far parte dell’universo, senza tempo e senza spazio.

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I primi rilievi della glicemia

Vi proponiamo i primi rilievi della glicemia durante il viaggio. È già possibile notare che l’andamento della glicemia, la linea blu del grafico, non è sempre uguale, e questo è atteso, ma soprattutto si inizia ad intravedere una riduzione della variabilità che rappresenta un segno incoraggiante dell’effetto benefico dell’attività fisica intensa.

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Mentre pedalo

Due anni fa mi è capitata una cosa bellissima. Ero sulla cima del Monte Guarda con tanti amici dell’Associazione Fareassieme fvg e, da lontano, abbiamo visto due aquile. Piano piano si sono avvicinate e si son messe a volteggiare appena sopra di noi, vicinissime. Potevo guardare gli occhi, le penne, la possenza del volo, come mai avrei creduto possibile.

Mi è tornato in mente spesso, quel volo in questi giorni. Andare in bicicletta è un pò così… si volteggia sulla terra, si scorgono scorci ad ogni curva, si passa davvero vicino alle cose. A tutte le cose. Tanto vicino da non solo vederle, ma da “sentirle”.

Ho attraversato gli odori dei posti, l’odore di muschio dei canali e di terra dei campi. L’odore forte dei ghlicini fioriti, che ti prende e ti accompagna per diversi metri e, se chiudo gli occhi, lo posso sentire ancora. Ho sentito odor di pane e di arrosto, l’odor di “meccanico” e quello di barbiere. Ho sentito “odor di città” e odor di erba. E ho assorbito immagini, colori, luci e ombre. Qui, è tutto in fiore. in ogni angolo, in ogni fessura, in ogni scarpata, nasce un fiore. Tutto è gentile, anche in quei tratti dove noi umani, abbiamo fatto quel che di peggio potevamo.  Alla mattina la nebbia nasconde il sole, ma via via che passano le ore questo si fa  più audace e spunta. E col sole tutto assume altri colori. Non è più bello con o senza, è diverso. In bicicletta si vede tutto. Siamo parte del paesaggio. Attraversiamo opere d’arte.

Mentre andavo oggi pensavo che non siamo poi così diversi noi umani dalle altre forme di vita animali. Mentre attraversavo i paesi, mi son venuti in mente i formicai nel bosco. Prima di arrivare inizia da lontano l’agitazione, poi si fa intensa, come succede al di sopra dei formicai, poi scema piano piano, fino a regalare, tra una città e l’altra, bei momenti di tranquillità.

Mentre pedalo penso… metto in ordine le cose. Ogni giorno ho un pensiero per la mia piccola margherita e per Rolando, nella sua nuova casetta e giada, oggi ancora nella lontana Cina. Augusto è presente in ogni momento: ha fatto le mie mappe con attenzione e amore. Le soste che ha prevsto sono nei miei “luoghi del cuore”, che lui conosce come nessun altro. Poi saluto mentalmente gli altri a me cari e un pensiero c’è per tutti. Qualche volta anche due…

A cosa penso, mentre vado? beh, son pensieri che pedalano più velocemente di me: li sento arrivare, li guardo mente mi attraversano, poi mi superano, li seguo ancora un pò poi, li lascio andare. Incessantemente si ripete.

Mi piace essere sola. Oggi credo di non aver parlato con nessuno. Due parole con la signorina della reception dell’albergo, qualche telefonata. Silenzio. Amo il silenzio. Amo il rumore che ho dentro, gli incontri che faccio, i desideri che avvero.

Spesso penso a Franco (bomprezzi), nei momenti di fatica e penso alla sua fatica, che mi raccontava senza mai un minimo segno di vittimismo. Spesso penso a chi fa questo medesimo viaggio, solo contrario, con l’angoscia nel cuore.

Spesso penso al mio lavoro, alle potenzialità che mi sento dentro e come a nessuno sembrino interessare e mi chiedo se la mia è solo pura megalomania o invero davvero avrei  qualcosa da poter mettere in pratica in ogni luogo di Salute Mentale. Poi mi dico che qualcosa ho compiuto nonostante i venti contrari.

Mentre pedalo, sogno di poter usare la mia intelligenza e la mia creatività con efficenza ed efficacia… sogno…

Colgo meraviglie dappertutto. Le colgo tra le cose, tra la natura ma soprattutto nella gente. Colgo collegamenti e potenzialità che molti altri sembrano non vedere. Io mi occupo di riabilitazione e riabilitazione è solo e solamente questo: vedere risorse. Vederle.  Poi viene il resto.

Mentre vado in bicicletta penso. Mi chiedo in cosa ho sbagliato nella mia vita. Mi chiedo come posso vivere meglio quella che rimane.

Mentre vado in bicicletta penso e pensando, mi perdono.

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ah Prahtoh

He direh di pratoh… bellissimo. So che son noiosa con i miei superlativi, ma è tutto così straordinario che non posso scrivere nulla di meno dell’issimo.

L’associazione Diapsigra di Prato ha organizzato un incontro davvero speciale con gli amministratori del Comune, della Regione e dell’Azienda sanitaria e cittadini.

Abbiamo parlato in modo poco formale, ma di grande valore, dei bisogni di inclusione delle persone con disagio psichico, del disegno di legge 2233, che intende portare a compimento il processo iniziato dal movimento di Parole Ritrovate, ed anche di mobilità sostenibile, della bella pista ciclabile di Prato e di quello che si potrebbe fare per migliorare ancora la viabilità. Prato è una città a misura d’uomo, situata in un punto assolutamente strategico, tra Firenze e Pistoia. Ha un centro storico delizioso e appena fuori le mura ha una struttura molto importante adibita a Ostello, il “Magnolfi”, dove ho dormito sonni profondi. Potrebbe davvero diventare un luogo di accoglienza ciclistica. La sera a cena con i famigliari della Diaspigra, il confronto si è fatto profondo. Le cose che non vanno sono tante nella salute mentale, ma è stato bello constatare che ce ne sono anche che vanno bene.

Ormai è chiaro: non c’è nessuno che può riformare la Salute Mentale da solo. Dobbiamo esserci tutti: utenti, famigliari e operatori di ogni ordine e grado. Perché, e questa è una osservazione fenomenologica da operatore di lungo corso, il tempo passato con gli utenti è inversamente proporzionale all’alto grado in carica tra gli operatori… o no….?

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Bologna la cara

Bologna la dotta, Bologna la grassa, Bologna la rossa… per me solo Bologna la cara.

Mi è cara Bologna. Per molti anni sono venuta agli incontri del Coordinamento Nazionale di Parole Ritrovate. Percorrevo via Indipendenza, poi giravo a destra, poi a sinistra e poi ancora a destra e dopo un po’ di bellissima strada arrivavo al Roncati, dove avevamo la riunione, poi, rifacevo indietro di corsa il tragitto, prendevo il treno e via scappare di nuovo verso il mio Friuli.

Da due anni Bologna è entrata nella mia vita. Avevo un amico e un socio in quella città, che mi ha portato in giro raccontandomi aneddoti e storie, facendomi apprezzare lo scintillio delle luci di notte, i palazzi che senza tempo sembrano aspettare gli ospiti e quel rosso che impregna tutto.

Quell’amico non c’è più, ma ne ho trovato un altro e con lui mille altri. Si chiama Roberto Morgantini. Lui mi ha fatto vedere altri scintillii. Mi ha portato in Centri sociali, circoli, realtà che io non sapevo esistessero così pieni di vita e di attività. Lo “scintillio” sociale di Bologna appena appena si va oltre la superficie, che pure è bellissima, affascina.

Con Roberto, l’associazione Fareassieme fvg di cui faccio parte, ha fatto belle cose: le sue bomboniere ad esempio e 485 cartoni per i libri dei Cartoneros. Amiamo renderci utili nella nostra associazione, anzi, c’è proprio nel nostro statuto: “Fareassieme FVG nasce nel mondo della salute mentale, ed ha lo scopo di fare cose utili alla comunità.” lo facciamo non solo perché siamo bravi e buoni (buoni non so ma bravi si, siamo bravissimi). Lo facciamo, perché abbiamo scoperto l’acqua calda: fare del “bene” fa bene. Si sta meglio ed è una vera e propria forma di riabilitazione. Ci riabilita come Persone. Ci si risente pieni e soddisfatti. Per chi per molto tempo è stato fuori dai giochi, da tutti i giochi, a causa di una distanza dalla realtà condivisa dovuta a qualche problema di svariatissime origini, questa sensazione è fortissima. Al massimo “si è aiutati”, durante i periodi bui della vita, ma difficilmente si crede di saper anche essere utili e importanti. La sensazione che molte volte mi viene raccontata, è quella di essere un peso. Ognuno di noi, invece, ha risorse pazzesche (aggettivo opportuno): basta vederle e riconoscerle. Il gioco è solo questo: vederle, riconoscerle e valorizzarle. Prima risorsa tra tutte, che c’è sempre in ogni persona che ha attraversata il problema psichiatrico sia esso utente o famigliare, è la propria esperienza, sempre ricca, diversa, piena di riflessioni che, a saperla ascoltare, è preziosissima per noi operatori. Il “fareassieme” è questo: costruire assieme i servizi di Salute mentale, costruire assieme ciò che è il meglio per tutti.

Ieri tappa bolognese. Ho conosciuto tanta gente. Bologna mi ha regalato, oltre a tanti incontri anche un bellissimo sole.

Bologna mi è cara dicevo. Mi è cara per la partecipazione, per la semplicità degli incontri che vanno oltre i titoli e i ruoli, ma vanno dritti ai contenuti. Darsi del tu a Bologna è quasi imprescindibile, ma è un “tu” vero e sentito, di amicizia. Ho dato del tu all’Assessore della Mobilità e Trasporti Andrea Colombo, ho dato del tu al Direttore Sanitario dell’Azienda USL di Bologna, Angelo Fioritti, ho dato del tu alla direttrice DSM Ivonne Donegani e a parte del suo staff, ho dato del tu a Leonardo Barcelo, consigliere del Comune di Bologna e a Susanna Napolitano, Giudice che si occupa anche delle persone con disturbo mentale che incorrono in reati. Non solo del tu, del tu con tanti sorrisi, del tu con simpatia, del tu come inizio di una nuova amicizia.

E ho dato del tu  a Stefano laboraggine che instancabilmente ha fotografato tutto, alla mia collega di yoga della risata Claudia, venuta ad aiutarmi con la sessione che abbiamo tenuto vicino a Nettuno, ho dato del tu a “mastro pennello” che mi ha farro un bellissimo disegno lì per lì,  ho dato del tu alle molte persone incontrate, gente che passava di lì, persone venute per me, come Elio, che mi ha donato le caramelle per il viaggio e ho dato del tu ad utenti, famigliari e operatori della salute mentale, ho dato del tu al bellissimo gruppo EXIT di Imola che in verità conosco da anni che ha regalato a tutti uno spettacolo di piazza, ho dato del tu a Gian Marco che ha suonato per tutti, ho dato del tu ai soci delle tantissime associazioni che hanno partecipato tra cui, regine,  Piazza Grande e CIVIBO. Ho dato del tu a Pierino e Patrizio, di Montesole FIAB.

E ancora ho dato del tu ai cari amici che ho lì: Roberto Morgantini , Anna Compagnoni, a tutti ivolontari delle Cucine Popolari ormai incontrati più volte e che ogni volta che incontro mi fanno sentire a casa, a Lodovico, vecchio e caro amico che non vedo da molto, che mi è venuto ad abbracciare.

Bologna per me non sarà più la stessa. Ora ho tanti amici. A “Bologna la cara”  ho già fissato delle occasioni di incontri successivi e ne sono felice . Abbiamo, noi del fareassieme, già nuove intrecci con le Cucine Popolari, di cui vorremmo fare una sezione staccata a Gemona del Friuli, con l’aiuto dei cuochi magnifici Giovanni e Sandra, che verranno a tenerci qualche lezione insieme a Roberto ed anche Hussein e Pasquale, infaticabili angeli custodi delle Cucine. Abbiamo anche da fare altre bomboniere, quelle di Claudio, per matrimoni tardivi ma d’amore bellissimo (dovrò chiedere ad Augusto, mio marito, di separarci solo per il gusto di risposarci!). Nuovi intrecci con il gruppo ciclistico della FIAB di Montesole, nuovi intrecci con il DSM di Bologna.

E all’Assessore Andrea Colombo, vorrei dire che è bellissimo raggiungere il cuore di Bologna attraverso la via Emilia, si procede dritti senza interruzioni con la bici. Sabato era il T day, tutto il centro senza traffico: forza Assessore, anzi, forza Andrea: avanti tutta.  La tua giovane e vivace determinazione si vede anche senza sapere molto dell’andamento dell’amministrazione a Bologna. Sei fortissimo! In bici ci si accorge che dietro c’è un bel progetto di “rivoluzione dolce” come la chiamo io. Che bello avere giovinezza, competenza e simpatia assieme!

Ringrazio tutti, anna e roberto innanzi tutto, per la bellissima giornata. Grazie!

#biciterapiamila #milavagante #bologna #fiab #paroleritrovate

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Immeritato incontro.

Immeritato incontro
Questo viaggio per adesso è quasi un miracolo. Ogni giorno mi chiedo perché lo compio, e ogni giorno sono felice di rispondermi che lo compio per tutto quello che di previsto e imprevisto succede. Ho delle tappe programmate che io ed altri amici sparsi un po’ per l’Italia abbiamo preparato in questi ultimi mesi, ma quel che succede a quegli incontri, è davvero speciale.
Ieri sera, Roberto Morgantini, piccolo grande uomo di Bologna, ormai amico speciale mio e della mia associazione Fareassieme FVG, mi ha offerto una occasione straordinaria. Un incontro col comune terremotato di Crevalcore, un paese situato tra Bologna e Modena, sulla terra che nel 2012 ha “tremato due volte”.
Sapevo che avrei avuto quell’incontro, ed avevo attraversato quei luoghi solo pochi giorni fa con la mia bicicletta. Mentre li attraversavo, quasi improvvisamente, mi sono trovata dentro ad un quadro che mi ha fatto rivivere qualcosa di già incontrato tanti anni fa. Calcinacci ammucchiati, gru in movimento, ruspe in azione, transenne, cantieri formicolanti. Un senso di già vissuto, di già passato e allo stesso tempo lo spaesamento di chi si trova immerso nelle medesime emozioni di allora.
La polvere. La polvere che caratterizza ogni terremoto. Una polvere speciale, che imitando la sua più romantica sorella neve, cerca di nascondere le distruzioni dei paesi, senza riuscirci. Si deposita su tutto e impregna il naso e gli occhi e si fa riconoscere. E’ polvere di distruzione e solo lentamente si trasforma in polvere di ricostruzione. Ci vorranno anni, tanta pioggia, tante scope per far interrompere il suo impetuoso volo.
Dunque, Roberto mi ha portato al Consiglio Comunale del comune di Crevalcore, Ho conosciuto il Sindaco Cludio Broglia e tutti gli Assessori e Consiglieri. Mi hanno accolto in modo incredibile. Immeritatamente. Non sto facendo nulla di più di un viaggio in bicicletta assistita, ma questo mio andare si arricchisce di significati ogni giorno.
Provengo da un comune che ha conosciuto il terremoto e tra “gente con la medesima esperienza” si crea immediatamente un clima di fortissima empatia.
Emozione pura raccontare del mio viaggio e del mio terremoto davanti al Consiglio e davanti anche a molte persone della mia associazione, mie compaesane, che sono venute a salutarmi nella tappa bolognese. La serietà, la competenza e l’interesse che le cose che dicevo hanno destato mi ha attraversato. Nelle parole del sindaco, non un solo lamento su quanto toccato in sorte a quel comune, ma una ferma determinazione a ricostruire la propria comunità ancor meglio di prima. In quel comune, si è iniziata la ricostruzione dalle scuole, ritenendo che quelle fossero l’elemento capace di coagulare una comunità e proiettarsi nel futuro attraverso gli occhi festosi dei bambini. La prima attenzione del Sindaco e della sua amministrazione, creare momenti di aggregazione, di divertimento, di cultura. All’apertura del consiglio, le comunicazioni sono state tutte inerenti iniziative sociali, a cui tutti sono stati inviatati a partecipare: eventi ed incontri nelle scuole, giornata della pace, manifestazioni per ricorrenze speciali. Vorrei che la nostra Italia, facesse esattamente la stessa cosa. Vorrei che ogni sindaco, ogni politico, ogni governante, andasse a “scuola” in questo piccolo paese.
L’incontro si è svolto nella sede provvisoria del Comune, l’ex biblioteca. Al momento dei saluti è successa una cosa pazzesca (e la parola “pazzesca” nel mio viaggio impregnato di salute mentale, ci sta tutta). Troppo. Lo scambio dei doni. Io avevo portato ( in bici, e in bici ogni grammi ha la sua importanza) un piccolo libro di Gemona, consegnatomi dal mio sindaco per quel luogo; a noi è stato donato un calendario con le foto del paese, un bel libro con altre foto prima del sisma e… una busta, senza parole. Tutti i consiglieri, assessori, sindaco, hanno devoluto a me, il loro “gettone di presenza”. Un segno di vicinanza, un segno di comprensione, di riconoscimento dello scopo del mio viaggio. E il mio sogno, ha preso le ali.
Sogno di creare una piccola biblioteca, o meglio forse, una piccola libreria, di silent books a Lampedusa. Cosa sono? Sono libri senza parole, senza uso di alfabeti, che raccontano storie solo con le immagini. Sicuramente ne conosciamo per bambini, ma esistono anche per gli adulti. Sono libri “aperti” come le porte di Lampedusa. Sono libri per tutti, per chi ha un altro alfabeto, un’altra lingua, un’altra cultura.
Bene, quella “busta silenziosa” che non portava scritta nessuna parola né dentro nè fuori, racconta anch’essa una storia bellissima, una storia di vicinanza tra persone che hanno attraversato un ponte insieme e che nell’attraversarlo, si sono sentiti fratelli. Quella busta contiene la prima raccolta fondi per questo sogno. E il mio sogno sta diventando realtà: quella biblioteca, si farà,. Grazie Crevalcore, grazie Claudio e grazie ad ogni singola persona incontrata. Troppo bello. Ma il bello può essere “troppo”?
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Modena e Parma e L’Aquila

Oggi un triste anniversario: il 6 aprile del 2009 terremoto a L’Aquila. Da questa terra emiliana terremotata, dalla mia vita terremotata, dalla mia Gemona un pensiero per tutti gli aquilani.

Arrivo a Modena lunedì pomeriggio…. Lunedì pomeriggio? Sto perdendo la dimensione del tempo, dei giorni, delle ore. Oggi forse è mercoledì. Si, so che è mercoledì perché domani siamo a Roma per la presentazione del disegno di legge 2233. Mi devo aggrappare agli appuntamenti, e quelli importanti come quello di domani mi sono ancor più di aiuto, per avere le coordinate temporali.

Ho appena trascorso due giorni a Modena. Adesso sto scrivendo dall’ufficio di un mio collega di Parma e questa sera è stata organizzata per me una cena proprio qui a Parma con tanti cittadini, tra cui anche molti utenti, famigliari e operatori. Specialità: con “la torta fritta” altrimenti detto “gnocco fritto”, che è specialità del posto e già dal nome si profila come cibo buonissimo e soprattutto super leggero… 😉 . Mi è stato detto che per questa leccornia dietetica sono stati comprati “solo” 5 kg di strutto….

In teoria e in pratica, sono vegetariana con tendenze vegane. Mi sa che nel mio attraversamento dell’Emilia Romagna, sarà duro mantenere questa dieta.

Dunque Modena. Incontro con amici soprattutto, amici vecchi e amici nuovi.

Ieri sono stata a Radio Liberamente, ed ho assistito alla progettazione del programma che subito dopo è stato registrato. Sono stata intervistata dal mitico Giulio, uomo dalle battute davvero straordinarie. Non ero mai stata in uno studio di registrazione radio e mi è piaciuto. Ho raccontato un po’ del viaggio, un po’ di me e molto della mia esperienza in salute mentale. Il gruppo era molto numeroso e ognuno ha avuto una parte nella trasmissione, sia come speaker che come propositore di canzoni che dovevano essere rigorosamente rock. Anch’io sono stata coinvolta ed ho proposto Proud Mary dei Creedence Clearwater Revival. Roba dei tempi miei….

La professionalità di tutti è stata incredibile, eppure nessuno lì è professionista. Questa Radio è un progetto di Social Point importante realtà che opera in stretto collegamento con il DSM di Modena. Progetto interessantissimo quello del Social Point che comprende moltissime attività oltre a quella della Radio (http://www.socialpointmodena.it/radio.html).

Oggi incontro in cerchio in una bella casa di campagna, denominata La Fonte, in gestione della associazione di familiari “Insieme a Noi” situata appena fuori Modena, per raccontare il mio viaggio, le motivazione che mi hanno spinto ad intraprenderlo tra cui appunto il desiderio di parlare di salute mentale. Le domande sono state molto pertinenti e io, e mi pare tutti, siamo stati bene. Certo, ero al centro dell’attenzione, ero io il motivo di questo incontro e sempre mi chiedo se a farmi star bene sia questo “bisogno narcisistico” come molti dicono, oppure sia altro.

Io credo sia altro: alla fine dell’incontro mi sono venute vicine delle persone, dichiarando la propria intenzione di riprendere a “fare movimento”, a fare progetti per sé, come riprendere a dipingere, ad esempio. La sensazione di aver passato i concetti-guida del “si può fare” e del “se non ora quando” credo siano entrati nel mondo di queste persone come possibilità, e una possibilità è sempre una ricchezza.

Sia a Modena sulla Gazzetta di Modena sia a Parma sulla Gazzetta di Parma, sono usciti degli articoli che, prendendo spunto dal mio passaggio, hanno parlato della realtà locale dei servizi e del volontariato della salute mentale. Bersaglio centrato.

Questa sera mi aspetto un’altra occasione di incontro con tante persone belle e dalla vita intensa ed anche, invero, un po’ di pesantezza allo stomaco, ma è previsto che conduca una sessione di Yoga della risata, quindi….potremo digerire ridendo!

Sono felice. Sono felice di aver mosso un pochino le acque, di aver fatto partire sinergie e aver potuto conoscere meglio “realtà amiche” di Parole Ritrovate.

Ogni tanto, mentre ero in questa dimensione di socialità e fare assieme, un po’ di nostalgia del lavoro al mio servizio e soprattutto della associazione Fareassieme FVG. Ma chiudo gli occhi e sento tutti vicino.

Spesso nostalgia di casa, ma so che è lì che mi aspetta e presto vedrò mio marito che mi raggiungerà a Bologna per il favoloso incontro organizzato anche là.

E domani è un altro giorno….

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Acqua, lavaggio e lavatrice

Non ho mai fatto un viaggio con così pochi vestiti. e, incredibilmente, sono ancora troppi.

Ieri sera, appena arrivata dalla mia amica Manuela ho fatto una lavatrice di ciò che avevo addosso: che bello, adesso tutto è pulito.

Ma devo dir la verità, non puzzavano tanto i miei vestiti. Credo che anche questo sia uno dei mille bisogni indotti, che vedo in modo chiaro in questi giorni di viaggio. Lavare di continuo e tutto.

Gironzolando in bici come faccio adesso, in parsimonia, si incontrano i “fondamentali”:

Libertà di seguire i pensieri come fossero acquiloni, riprendere la sovranità sul proprio tempo, lasciarsi catturare dai particolari, utilizzare tutti i sensi, godersi il “qui ed ora” del viaggio e ancora, avere un posto dove fare una doccia la sera e lavare via la stanchezza, acqua da bere, fazzolettini di carta milleusi (mille usi no, ma tro o quattro si), fazzoletto al collo per cervicale e all’occorrenza anti polvere e moschini (mi sento tanto cowboy 🙂 ), qualcosa da  mangiucchiare mentre si va, meglio se salato, una cartina geografica dettagliata, doppio paio di calzoncini da ciclista, almeno i primi giorni (ahi ahi ahi), giacca se c’è freddo e a portata di mano, una bella mantella e i salva scarpe impermeabili, per l’eventuale pioggia e per “l’ansia da pioggia”. Basta direi.

Tra non fondamentali, ma graditi, metterei:

le chiamate delle persone care, il sostegno di amici nuovi e vecchi, reali e virtuali, il silenzio, l’assaporare il procedere, qualcuno che ti aspetta e ancora, qualche frutto già pronto spellato e tagliato, il cellulare, talvolta le canzoni con gli auricolari (meglio se che non parlano di morti schiaccicchiati sulla strada), qualche caramellina da sgranocchiare ogni tanto, il “ciuccio ” degli sportivi con acqua. Basta direi.

ps: il mio “Airone” della FuturE Bike, mi assiste incessantemente con professionalità! Questa non vuole essere una pubblicità, ma una constatazione. FuturE Bike mi ha dato una ottima bici.

opera di non so chi ma che mi piace. Se qualcuno sa l’autore, me lo dica….

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