La realtà ha mille sfumature

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Ogni giorno, al mio Centro di Salute Mentale, parliamo per quasi due ore in cerchio. Ogni giorno, tra quelle persone così doloranti ed estreme nel loro sentire, constato che la realtà non esiste. Non una sola intendo. Quello che ad alcuni pare minaccioso, ad altri sembra gentile, quello che si sente sapere di buono, per altri è spaventoso, il bello e il brutto sono per ognuno il proprio.

Sono anni, tanti, che cerco i famosi “universali” che tanto si studiano in antropologia. E cercandoloi con determinata volontá, si trovano pure, ma è duro lavoro renderli evidenti, portarli in vista, farli assaporare, altrimenti sfuggono di nuovo.

Circondare persone sofferenti di armonia, gentilezza, attenzione, professionalità non fredda e disinteressata ma calorosa ed empatica, è la tentata missione di una vita. È la strategia per avvicinarmi, anche con persone invase da delirio, ad una realtà il più condivisa e condivisibile possibile, arricchita dalle mille sfumature colte da ognuno, discussa, palesata.

Amo lavorare in gruppo. Nel mio centro sono l’unica che crede nella potenzialità data dall’incontro simultaneo di persone in cerchio. Nel tempo, questo modo di procedere nel mio lavoro ha pagato molto in termini di benessere di tante persone, eppure si pratica pochissimo.

La pratica più utilizzata è quella di incontrarsi negli ambulatori, in assoluta disparità di forze. Si fanno così i “colloqui”: due o più operatori e un utente.

Ho una malinconia di fondo che mi accompagna: avrei potuto e potrei ancora fare di più, molto, molto di più, e così siamo in tanti ma, in un centro di salute mentale, spesso si ragiona poco in termini di risorse umane e molto in termini di protocolli. Ma che dico, non c’entra nulla il CSM: è ogni istituzione pubblica che scricchiola. Ogni azienda privata ottimizza le risorse, ogni istituzione pubblica sembra disinteressata a questa potenzialità. Lo si vede ad ogni occasione dalla posta all’ospedale, dagli uffici comunali alla scuola. Sei bravo a far questo o quello? Non ti premio, non ti valorizzo, non ti lascio lavorare come sapresti.

Temo che il mio tempo sia finito e non perchè vado in pensione (che ahimè, non ci andró presto) ma perchè sono estranea alle nuove correnti.

Resta il sorriso per le migliaia di cerchi avviati, per le tante parole intrecciate, per le mille realtà unite in abbraccio che in tanti anni ho favorito.

Resta la sempre rinnovata meraviglia dell’incontro e la consapevolezza che il lavoro di gruppo, è anch’esso un’opportunità per valorizzare le infinite risorse di ognuno, siano operatori, utenti o semplici cittadini.

Confido che si possa ancora, tutti insieme, cambiare la direzione dei nostri servizi.

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