Fabrizio De Andrè l’ho incontrato e lo incontro ancora

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caro blog, oggi è un giorno pieno zeppo di ricordi e così, ricordando, mi sono ricordata anche di te.

Venti anni fa se ne andava, chissà dove, Fabrizio De Andrè. Ventuno anni fa, ho cenato insieme a lui.

Allora, supportata da un uomo a cui tutt’ora voglio molto bene, Bruno De Marchi, ho potuto incontrare Fabrizio mio grande “amico d’infanzia”. Sono cresciuta con le sue canzoni. Fin da piccolina erano ascoltate dalla mia mamma e da me assorbite insieme alle golose merende, nei pomeriggi assolati delle mie estati. Le sapevo a memoria tutte e quando, in quel 1998, avevo capito che l’avrei finalmente incontrato, gli avevo scritto una lettera, nella quale gli raccontavo questa storia. Bruno, avendola letta, alla cena d’onore mi ha fatto sedere vicino ed io ho potuto parlare, ascoltare, sentire questo uomo tenero e grande per qualche ora, in una sorta di intimità. Alle volte, succede di essere in mezzo al mondo e allo stesso tempo essere in contatto profondo con una sola persona. In quei momenti emozionati, io l’ho incontrato.

Insegnavo allora alla “bottega creatività artigianale” al corso estivo di lingua e cultura italiana per stranieri di Bruno che si teneva da una decina d’anni, forse anche grazie al mio contributo, nel mio distrutto e ricostruito paese: Gemona del Friuli.

Bruno De Marchi era il visionario Professore universitario, con la P maiuscola, che dirigeva il corso e che aveva visto in me, come succedeva per tutti coloro che incontrava, risorse che nemmeno io sapevo di possedere.

Da lì è nata una lunga storia personale e quel che sono oggi, lo devo anche a questo straordinario uomo.

Fabrizio in quell’anno 1998, veniva premiato durante il corso proprio a Gemona del Friuli e Bruno, come sempre faceva con gli ospiti illustri, mi aveva offerto il privilegio di poterlo avvicinare.

Fabrizio era stanco e probabilmente già malato, anche se ancora non lo sapeva. Io, seduta accanto, ero emozionatissima ed anche preoccupata: era pallido, sudato, affaticato, ma molto gentile e disponibile. Ci siamo raccontati storie di vita, di giovinezza, ricordi e ad un tratto mi ha detto una cosa tanto bella quanto inaspettata. Mi ha detto “tu sei giusta”. L’ha detta con convinzione e io, forse per la prima volta davanti ad una espressione di stima, invece di imbarazzarmi, gli ho creduto.

Ogni tanto mi viene in mente quella frase e oscillo ancora, ma con sempre meno angoscia, tra il sentirmi “giusta” e il sentirmi del tutto sbagliata.

Tuttavia ripensare allo sguardo timido e stanco di Fabrizio e a quella sera in cui siamo stati davvero vicini, mi consola. Credo che “giusti” si diventi con lavoro e impegno continui ed anche con fatica, e non credo di esser giusta. So tuttavia che mi impegno. So tuttavia che Fabrizio De Andrè, mio amico d’infanzia (“mio” come di ognuno che l’ha amato), me l’ha detto. Magari, come Bruno, aveva visto qualcosa che neanche io so. Mi è dolce pensarlo ed è cosa che mi piace sperare.

Fabrizio per me è stato importante: mi ha fatto incontrare l’umanità in un tempo in cui il mondo era fatto di storie, bambole e disegni. E non l’ho più dimenticata.

Fabrizio, l’ho incontrato davvero e ancora lo incontro.

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