Andata e ritorno

Lampedusa Gemona

Andata e ritorno non sono la stessa cosa.

La preferenza credo sia dettata da cose profondissime di ognuno.Sono “andata” due anni fa. Son partita da casa mia e man mano mi sono allontanata verso Lampedusa. Già a Bologna mi sembrava di essere lontanissima e nel pieno dell’avventura. Scendendo per la lunga Italia avevo l’impressione di vivere una perpetua avventura. Avrei pedalato per tutta la vita, senza peso, senza vincoli, slegata da ogni quotidiano.Sono “ritornata” quest’anno, partendo da Lampedusa e avvicinandomi sempre più a casa. Per me non è stato semplice. Avrei voluto arrivare in un soffio. Casa, quando è la meta, mi chiama urlando. Ogni pedalata ci pensavo: un pezzetto di strada mangiata, un piccolo tratto in meno.Non è stato un bel pensiero. In molti tratti è stato così forte il richiamo, da far quasi male. Non era su quella bici, non era su quelle strade, non era in quel vento il mio posto.

E così ho capito che io preferisco andare.

Gettarmi a pesce nell’avventura, lasciare casa e tutto quello che c’è, con consapevolezza e confine segnato.

Ho percorso ad oggi circa 4200 kilometri tra andata e ritorno. Sono tanti? dipende. Dipende da come si vivono, da quello che si spera, da quello che si vuole comunicare.

Se “l’andata” è stato il viaggio mitico, epico direi, di una donna che ha dovuto affrontare l’incertezza di potercela fare e le mille cose piccole e grandi che giornalmente le capitavano, superandole, questo è stato il viaggio della nostalgia. Nostalgia delle persone, nostalgia di casa, nostalgia del mio lavoro. Non so bene che lavoro farò e ne ho estrema paura. Non sono in grado di fare quel che facevo. Rientro in una incertezza generale. Sono fuori dal mio servizio di Salute Mentale da molto tempo, un’anno e mezzo quasi. Negli ultimi due anni mi sono messa in gioco con i miei ideali e propositi ed ho compiuto, fino in fondo “il viaggio” (perchè è una trilogia di cui ho compiuto già due parti) delle Porte Aperte. Rientro, ho pensato, ma non torno. Chi è partito due anni fa, non è la stessa persona che sta rientrando. Ho lavorato dolorosamente per raggiungere il distacco dalle cose che vorrei.

La scorsa volta, sono tornata a casa con la consapevolezza dell’inutilità delle “cose”, degli oggetti, delle proprietà che ci circondano. Me ne sono liberata in gran parte e con gran sollievo appena tornata. Ancora in questo viaggio l’impressione è la medesima: la bici insegna (e costringe) l’essenzialità, riguardo alle cose.

Questa volta, però, mi porto a casa un certo distacco dalle persone. No, non che “voglia meno bene” alle persone a cui voglio bene, non è questo che intendo. Mi pare che posso tentare di “lasciar andare”. Hillman ne parla nel suo “La forza del coraggio”. Ha a che fare ancora con la morte, e di morte oggi ho rifatto il pieno con Terzani, in un libro importante per me e che ho già letto un paio di volte, e pedalando, ascolto in questi giorni con l’auricolare.

Tutto questo secondo viaggio che sta per “morire” mi ha spesso portato a pensare a questo. Sento urgente il bisogno di prepararmi, e al contempo l’urgenza di vivere tutto quello che verrà. E’ una contraddizione? assolutamente no dal mio punto di vista, i due propositi li sento complementari.

Molte delle mie spine, sono dovute ad una paura profonda delle cose brutte che possono capitare non a me ma alle persone che amo o a cui sono legata. Spesso mi pungo con le mie stesse spine e spesso pungo chi mi vuol bene. Ho 61 anni e non ho ancora imparato a lasciar andare. Forse ora, chissà…

Lasciar andare. Lasciar andare i cretini, gli stronzi, i qualunquisti, i menefreghisti, i maleducati. Non mi è mica Facile anche se sono categorie di infimi. D’istinto, terrei tutti vicini.

E poi ci sono altre categorie che non sono disposta a “Lasciar andare”, i razzisti, i fascisti, chi predica la differenza come valore, gli incompetenti e gli arroganti. Dunque, sono in un bel pasticcio adesso in questo paese.

C’è da fare molto, anche in questo ultimo pezzo della mia vita.

In questo viaggio di ritorno, ho imprecato molto e pianto troppo poco.

Piangi, piangi, che ti vengono gli occhi belli, dicevano…

oznor

1 thought on “Andata e ritorno”

  1. Mi hai emozionato, tanto. Non sono solo le parole, e’ anche il tuo sentire. Non e’ solo il tuo racconto, e’ il tuo, unico, ma anche di tutti noi. Sono con te cara.

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