Volare con le ruote: si può fare

Lampedusa Gemona

 

Si può fare. Non so se ha senso, ma si può fare.

Sono al mio 25°giorno d viaggio. In realtà sono partita il 30 aprile  per Lampedusa (quindi saebbe il 30°) , poi sono rimasta bloccata laggiù, “isolata” a causa del brutto tempo e del vento cattivo di Levante, fino a venerdì sera, giorno in cui ho preso finalmente il traghetto per partire sotto la pioggia, straziata dal vento, ancora forte, la mattina del 5. Sono appunto al 25° giorno, ed è il primo giorno di assoluto riposo. Negli ultimi due giorni aveva macinato un numero incredibile (per me) di Km e i miei muscoli erano duri come il muro, non nel senso di tonici, ma proprio di duri. Ogni passo era sofferenza, carne “greva” come dice augusto, acido lattico, come dicono gli atleti. Oggi mi riposo, anche perché devo essere a Bologna per il 2 giugno, FESTA DELLA REPUBBLICA (!!!) ed ho solo due tappe davanti a me per questo traguardo. Sono in anticipo.

E’ tempo di fare una specie di bilancio di viaggio, una sorta di ripasso di tutto quello che è successo.

Son partita in grande stress, dopo un anno di lavoro a Trento che forse è stato un po’ inutile, lontano da casa, senza nessun riferimento o quasi, eccetto mio figlio che lavora lì, Giovanni e Sandro con le loro famiglie, nuovi amici trentini. Non è stato facile vivere lontano da tutti i miei affetti. Non è stato facile neanche tornare a casa ogni settimana e ogni settimana dovermene ripartire, ma è passato. Sono cose da fare da giovani, non da vecchi come me. In ogni caso, quel che ho imparato e quel che ho visto di Trento col suo sistema welfare e di Salute mentale, è stato importante.

Dicevo, (mi perdo un po’) son partita in stress e forse un po’ avvilita: non ero riuscita a preparare il mio viaggio come avrei voluto, chi mi aiutava era preso da altre cose, intorno non c’era entusiasmo. Tuttavia ero riuscita ad avere i patrocini a cui tenevo: le Parole Ritrovate, le Cucine Popolari di Bologna, la Fiab e la mia associazione che mi ha sempre sostenuta. Un amico, Luigi, che fa un mestiere bellissimo di raccogliere travi antiche dalla ristrutturazioni delle case ed ha fondato Antica Edilizia, aveva anche fatto un’offerta all’associazione di cui faccio parte, in seguito all’annuncio di viaggio.

Il crowdfunding, poco pubblicizzato e seguito, non ha dato i frutti sperati, ma per me è stato importantissimo perché in ogni centesimo di quanto ricevuto, ho visto affetto e partecipazione.

Tutto all’inizio volgeva al peggio. A Lampedusa sono arrivata in un bel giorno assolato, ho avuto i miei magici incontri con Maria e Rino, Parole Ritrovate e dintorni, ma il giorno in cui dovevo partire, i traghetti erano sospesi per cattivo tempo. Ho fatto così in tempo a piantare una bella piantina di pomodoro nel progetto orto del Centro Diurno e a dare il nome ad una fiera gallinella bianca che razzola felice nel giardino incantato di Rino.

Arrivata infine a Porto Empedocle, i primi giorni son stati di pioggia e vento. A Siracusa, Gianni Gallaro mi ha regalato però  due giorni intensi: un grazie speciale ad un uomo speciale che mi ha restituito fiducia e speranza.

Poi c’è stata la “delusione” Catania che mi ha però fatto conoscere Enzo, il suo sapere, la sua bella e semplice ospitalità. Bella persona che mi ha accolto al posto di chi mi aveva invitata. ad ogni cosa che andava storta, interveniva una che in qualche modo compensava quanto perduto.

A Trecastagni sulle pendici dell’Etna, Joe, Giusy e gli altri amici “etniani” con i loro sorrisi e ospitalità e l’incontro con decine di ragazzi delle scuole, mi hanno rinfrancato della poderosa salita.

A Messina il secondo incontro di Parole Ritrovate dal mio amico Gaspare a cui, riconfermo, voglio molto bene per l’umiltà che incorona cotanta intelligenza. Sono pregi che apprezzo molto, io così non volutamente ingombrante.

Poi, km dopo km, tutta di filata la lunghissima costa ionica, sulla SS106, a tratti, davvero spaventosa.

Su, su su, fino a Matera, con la sua lacrimata bellezza, e Massimo, gentile come nessuno mai. Bell’incontro da lui organizzato con Edoardo, psichiatra silenzioso e umanamente attivo che ha già bello pronto il gruppo di Le Parole Ritrovate di Matera.

E ancora giù fino a Taranto che mi ha ricordato che il mio primo amore, non meritevole d’amore in verità come spesso sono i primi amori, era proprio a Taranto che faceva l’Accademia Militare, e mi inviava disegni di quella città. Da lì, senza alcuna nostalgia dei tempi andati,  grande traversata del tacco e arrivo a Brindisi, dove “Marcello dei miracoli”, è riuscito, sull’onda del mio viaggio ad organizzare di tutto e di più e a costruire qualcosa che spero crescerà in quella bella città.

E via andare, ancora la lunga Puglia, sempre in su, sempre in salita, sempre contro un vento fortissimo che soffiava fuori e dentro di me. Puglia, lunga e bella Puglia, con le sue “complanari”, strade mai sentite chiamare così, che costeggiano statali a quattro corsie a noi ciclisti preluse.

Arrivo disastroso a Bari, dove, nei dintorni, sono caduta per la prima e unica volta (finora), poi Barletta, e di volata attraversando riserve naturali di umida bellezza, fino a Manfredonia dove mi aspettavano Vittoria e Michele rispettivamente collega e psichiatra del CSM. Bell’incontro con il Centro Alda Merini e poi Parole Ritrovate all’Oasi naturale dei Laghi salsi. E’ stata anche occasione d’incontro riuscitissimo tra Fiab e Salute Mentale (che spesso ho già provocato, viste le mie passioni multiple,  con ottima riuscita), con gli Amici Fiab di Foggia venuti ad accogliermi, che  organizzano viaggi ed escursione in tandem per non vedenti e in “Bici dell’abbraccio” per disabili. Ho viaggiato anch’io per la prima volta “abbracciata”. Adesso che ci penso, i ragazzini, pochi e coraggiosi, che non sono mai stata nè eterea  nè fuscello, mi portavano sulla canna della loro bici, proprio così nel secolo scorso…

Saranno loro, FIAB Foggia che percorreranno il Gargano per me, da Manfredonia a Termoli, per chiudere il cerchio con quel pezzetto che ho saltato.

Ora sono a Senigallia. Mancano ancora circa 500 km ma mi sento quasi a casa. Ho compiuto il viaggio, sperando che le mie bandiere con il loro sventolio (significano molto per me.  Sono begli esempi della nostra Italia), spargessero dei semi invisibili e tenaci.

In questi tristissimi giorni, più ancora di quando sono partita, ho la necessità di sperare di aver seminato il seme dell’attenzione, capace, come in un orto sinergico, di combattere la pianta infestante dell’indifferenza. Ho sognato di seminare il seme dell’uguaglianza, che appiani più che può ogni differenza dovuta a povertà, nazionalità, etnia, ignoranza, malattia. Ho sicuramente piantato profondo nella terra, il seme della fratellanza, che attraverso le radici ci possa far ritrovare la nostra forza d’insieme. Ho gettato sul terreno, arato dolcemente e invisibilmente dalle ruote della mia bici, il seme della libertà, che possa crescendo aprire le porte su ogni muro, e su ogni confine reale o immaginato, crei passaggi di salvezza e di vicinanza. Ed ho sicuramente sparso il seme della bellezza, che il viaggio lento, in silenzio, senza nulla deturpare, crea ad ogni suo incedere.

Le mie bandiere, che hanno protetto, indicato la strada, benedetto il viaggio:

– Fareassieme FVG, la mia associazione di gente cui sta a cuore la Salute Mentale di ognuno

– Le Cucine popolari, alla quale ho aggiunto una stellina rossa, che vorrei si replicassero ovunque (intanto si aprirà a Gemona, è una promessa)

– Le Parole Ritrovate, movimento democratico di utenti, operatori, famigliari e volontari

della Salute Mentale, finalmente assieme

– Fiab, Federazione Italiana Amici della Bicicletta, che tanto fa per la  mobilità sostenibile ed etica e la valorizzazione della bellezza del nostro paese

Non è finito questo viaggio, ma quasi quasi ce l’ho fatta. Ha senso? Chissà….

1 thought on “Volare con le ruote: si può fare”

  1. Carissima, non vedo l’ ora di leggere anche questo tuo scritto agli ormai tuoi amici del centro diurno di Lampedusa. Per quanto riguarda me, stima, affetto e gratitudine. La piantina seminata da te a Lampedusa e curata nel quotidiano da noi e’ in fondo anche la metafora di cio’ che il nostro incontrarci produrra’ nel tempo. In questi tempi bui andare controvento e’ necessario per spargere semi di bellezza, sensibilita’, uguaglianza. E’ faticoso ma necessario. Il paravento ce l’ hai…. Grazie!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *