Tante cose, Brindisi

Lampedusa Gemona

 

Brindisi è stata piena di tante cose. Marcello, il mio uomo all’Avana di lì, con forse un complesso di inferiorità che sento spesso dalle persone del sud nei confronti di noi del nord, mi aveva annunciato tante difficoltà, l’esserci di cose che non si combinano tra loro, poca collaborazione. Credo si sia ricreduto lui stesso. Franco (Francesco Colizzi direttore U.O.P.C. Centro di Salute Mentale), su sua richiesta, ha organizzato un incontro come piace a me, con utenti e famigliari. Sono sempre belli gli incontri misti, perché ogni persona messa in cerchio, si scambia sorrisi e parole, ricrea Parole Ritrovate anche dove, come movimento italiano di fareassieme, non si sa cosa sia.

Questo incontro è stato bello perché si capiva bene che quel medico era a suo agio lì in mezzo e non è cosa scontata. Era sì il direttore, il medico, riconosciuto da tutti per questo suo ruolo, ma lì, era spogliato del camice (metaforicamente che per fortuna non ce l’aveva davvero il camice di stoffa), ed ha parlato in cerchio anche di sé, e molto ascoltato. Poi abbiamo in semplicità mangiato assieme. Gli ospiti del Centro Diurno hanno fatto un corso per poter fare da mangiare (igiene, sicurezza etc) e in quel Centro, a turno, sono gli utenti che preparano piatti semplici e saporiti. L’altro giorno il menù, deciso insieme alla nutrizionista, era: pasta con piselli, merluzzo al forno e melanzane in padella. Senza nessuna parola in più, alla fine, gli addetti alle pulizie in turno, hanno messo tutto a posto con estrema cura.

Beh, non è scontato un clima così. Penso al mio CSM dove i pasti vengono portati dall’ospedale (ahimè le regole ferree del “nord” vietano ogni azione diretta sul cibo), dove le persone spesso arrivano, si siedono, trangugiano e scappano in pochissimi minuti, senza aspettare nessuno, senza sapere neanche che intorno c’è qualcuno, utilizzando quel posto in modo inappropriato, non come CSM, ma come mensa e basta. Penso anche a noi operatori che alle volte arriviamo verso fine pasto, e, dando un pessimo esempio,  se c’è qualcosa di avanzato, facciamo lo stesso: ci sediamo, mangiamo e andiamo. A Brindisi non succede così. A Brindisi senza tante prediche, tutti hanno capito che stare assieme significa stare e fareassieme.

Naturalmente ci saranno anche cose che non vanno qui, e cose che invece vanno nel nostro CSM, ma rispetto a quel che ho visto, a quella finestra dalla quale ho guardato, queste son cose che mi son paciute e io cerco di vedere ovunque il buono, perché è su quello che si costruisce e attraverso quello che si impara.

Dopo pranzo altra bella sorpresa, spiegata da una mia collega educatrice bella, giovane e orgogliosa (di cooperativa. Il CSM non ha educatori aziendali ed ecco una realtà che parla di delega al privato tendenza a mio avviso nefasta in essere in tutta Italia): una stanza, un mobile con un lucchetto, dentro tanti cestini con un nome scritto. Ad uno ad uno ogni persona ospite del CD entra, si prende il proprio cestino che contiene le varie scatoline delle medicine, e assume la sua terapia. Prende l’acqua, le pastiglie, si confonde ogni tanto, ma svolge tutto in assoluta autonomia. Bello, giuro, bello. E tanto lavoro dietro. Si vede tutto, vorrei che lo sapessero gli operatori: il lavoro, caro Franco, cari colleghi, si vede eccome. Tra gli utenti e famigliari, a prima vista, spiccano potenziali utenti e famigliari esperti, come dappertutto.

Nel pomeriggio abbiamo incontrato realtà che si occupano di migrazione e di diseguaglianza. Incontro importante che avrà un bel seguito e la creazione di un coordinamento stabile. Anche qui, era una specie di Parole Ritrovate su altro tema, anche qui, si è intrecciata la voce di operatori, di volontari e quella sempre emozionante, dei migranti. Così si fanno le cose. Niente su di noi, senza di noi.

Grande Marcello: è ora che esploda la tua grande capacità organizzativa. Tutto il resto,  si vede, è già in fiore.

E poi dopo tanto “pieno”si riprende la strada, sola, ore e ore ripensando a tutto quel che è successo. La pedalata non mi è mai lieve, questa volta. Vado con fatica, con la necessità di puntinare il mio incedere di pensieri sullo scopo del viaggio. La strada di ieri da Trani, a Manfredonia, ripresa dal punto in cui ero già arrivata qualche giorno fa, oltre alle tante riflessioni è stata la strada con più odori finora attraversata. Odor di saline, di mare, odor di cipolle che dappertutto venivano raccolte. Odor di carote che anch’esse si allineavano in centinaia di cassette in bell’ordine e odor di acqua ferma, di palude puntinata da una miriade di uccelli dalle gambe lunghe, bianchi luminsi su tutte quelle tonalità di verde. Poi da lontano nella pianuta si inizia a vedere azzurrino, il promontorio del Gargano laggiù. Sotto c’è la mia meta, Manfredonia, dove ancora incontrerò Parole Ritrovate. Oggi riposo, qui, ai piedi di quell’azzurrino che da vicino si è arricchito di grigio e di verde e domani si riparte con tutto, incontri di tante mani che si stringono, di occhi che guardano, di sorrisi che si aprono improvvisi, di parole ritrovate e di strada, ancora strada sotto le mie ruote.

 

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