Casa è dove c’è casa

Lampedusa Gemona

Dopo molti giorni, ormai più di 20, sono in una casa vera. Dormo in una stanza con tanto di fotografie, libri e ricordi, tracce di adolescenza e di giovinezza. Mi lavo in un bagno con saponi e shampoo di famiglia, con coniglietti di ceramica e contenitori di cose arrivate fin qui da chissà quali viaggi. Mangio in una cucina con il frigo pieno di contenitori, frutta, verdura e ovunque, anche qui, come nelle belle città attraversate, ogni cosa racconta una storia.

Sono per due giorni a casa di Marcello e Lucia. Marcello lo conosco da quasi 50 anni, Lucia da pochi giorni, ma loro sono una storia di quelle belle, di quelle costruite insieme, di quelle che si spera di poter vivere ad ogni inizio d’amore. Sono in una casa vera. Non una casa che ha visto solo tranquillità, affetti felici, bambini sorridenti, briochine sul tavolo ogni mattina e magari con fuori dall’uscio un bel mulino che macina aria per l’immaginazione di tutti. E’ una casa dove succedono cose, dove si spera, dove ci si stanca, dove ci si sente soli e dove le cose brutte si superano insieme. E quelle belle, anche.

Lucia e Marcello sono due persone che lavorano incessantemente per quel concetto importante che è il “bene comune” di tutti. Sono impegnati giornalmente in mille attività di volontariato. Lo fanno da una loro posizione di fede, che non ha come scopo il proselitismo. Ascoltandoli, si riconosce la fede nell’uomo, la speranza che con un po’ d’aiuto, tutti ce la possano fare a trovare una dimensione di vita propria e armonica.

L’Italia è fatta di bei paesaggi, belle città, belle opere d’arte e belle persone e io, per due giorni soltanto, mi godrò anche questa ricchezza.

Sono a Brindisi. Avevo chiesto a Marcello di poter partecipare a incontri che vertessero su Salute Mentale e/o migrazione, sapendo che lui si occupa di diseguaglianza da decenni. Quel che è riuscito a tessere ha del miracoloso. Gli sono molto grata, perché  questi incontri, che si svolgeranno in particolare oggi, nutrono di senso questo viaggio.

Ieri, inaspettatamente, per serendipità, mi sono trovata immersa in una festa comunitaria incredibile. A Latiano, un paese che avevo attraversato con la bici per arrivare a Brindisi da Taranto, si tiene da diciannove anni, Olimpiade in, organizzata da Città solidale.

Centinaia di persone con disturbi mentali e/o cognitivi, sfilano per la cittadina con bandiere di pace, magliette coloratissime, autorità, banda e una miriade di bimbi di tutte le età. Vabbè, fino a qui, abbastanza normale direte, anche se queste tante persone appartengono visibilmente al mondo della Salute Mentale. Eh, no!

In questa lungo processione c’è anche un enorme (30 metri per 5 d’altezza) e casalingo Drago in prima fila, con tanto di fumo rosso che esce dalla bocca e, udite udite, rappresenta lo stigma.

Arrivati nella piazza, incitati da una voce che spiega cos’è lo stigma, tutti i bambini, lanciandogli contro delle pallette colorate, in un vociare festoso e catartico, lo scacciano via.

Molte sarebbero le considerazioni che mi verrebbero da fare. Tra queste la domanda di come mai esistano un così grande numero di residenze gestite da cooperative in un territorio così piccolo, ma entrerei in argomenti complessi, che  ho già incontrato in altre realtà durante questo viaggio e che aprirebbero varchi di riflessione al difficile tema di quanto investimento sui Servizi di Salute Mentale pubblici esiste in questo territorio (in genere dove c’è tanto privato, c’è poco pubblico. In genere, dove ci sono tante residenze che sopravvivono con i finanziamenti destinati alle persone, non c’è interesse di inclusione nella comunità e dimissione dalle strutture). Ma non voglio affrontare questo tema, perché necessiterebbe di maggiori approfondimenti che non sono in grado di fare.

Rimango in superficie, attrezzata solo per un’osservazione fenomenologica e senza alcuna pretesa ulteriore.

Il Drago-stigma, ha in sé qualcosa di interessante. Il Drago-stigma, semplifica molto tutta una serie di riflessioni e teorizzazioni, e svela, fantasiosamente, la serie di ricadute nefaste sulla vita delle persone che lo stigma produce.

Mi è sembrata un SaluteMentale Pride e la cosa davvero mi ha intrigato. Da diciannove anni, un volta all’anno Latiano, per un giorno, diventa Città Solidale, diventa il fulcro della sofferenza mentale, ed opera un’azione, forse ingenua ma efficace, di “addomesticamento” della follia, la rende polpolare, raggiungibile e comprensibile da qualsiasi mente, sorriso e anche paura.

L’aria intorno era veramente di festa, orgoglio, manifestazione di appartenenza.

Bambini che combattono lo Stigma: oltre il folclore, cosa rimarrà nella loro menti quando saranno grandi? Si ricorderanno di questo drago fumante e casalingo, spaventoso solo nell’intenzione e non nella realtà, quando incontreranno il disagio mentale, il disturbo mentale (perché tutti lo incontriamo prima o poi, che sia nostro o quello di persona alla quale siamo legati)?

Interessante.

Oggi mi aspettano la visita al Servizio di Salute Mentale ed una interessante incontro a cui parteciperanno molte associazioni ed enti sulla migrazione che operano a Brindisi.

Anch’io ho una sorta di interna “Mila Pride” che sta gioendo: sono davvero felice che attraverso un semplice viaggio in bici, possano nascere così tante interazioni. Credo di avere una bicicletta davvero magica. O forse, più probabile, sono magici i miei amici sparsi nel mmondo. Grazie a tutti, ancora e ancora.

rhdr

http://www.brindisireport.it/cronaca/tappa-a-Brindisi-con-incontri-al-Cim-e-con-gli-immigrati-per-la-psichiatra-Mila-Brollo-che-sta-andando-in-bici-da-Lampedusa-al-Friuli.html

23 MAGGIO 2018, ORE 11.30 “40 ANNI DI LEGGE 180, MA C’E’ ANCORA MOLTO DA FARE” Incontro pubblico Sala biblioteca Centro di Salute Mentale di Brindisi

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