“Casa” diventa, non è scontata

Lampedusa Gemona

Sono passati due anni dallo scorso viaggio e molto è cambiato. Per sentire che l’età avanza, non potevo fare scelta migliore che questa di ripartire. Non sono spaventata dal sentire che la mia carne, le mie ossa e i miei pensieri invecchiano, osservo però la trasformazione. L’anno appena trascorso in trasferta a Trento, nella straordinaria condizione di “cattività” in cui mi sono trovata, mi ha scassato dentro e fuori. Ogni cosa che mi ricorda il mio essere là, mi fa sospirare, come se rievocassi l’aver superato un’alta montagna e mi trovassi dall’altra parte con ancora addosso le cicatrici del viaggio. E quella grande fatica di essere fuori casa, fuori dalle abitudini, fuori da tutte le mie persone e cose, a ben vedere, non so se è stata utile ed è questo che mi fa star male, a ripensarci. E mica so se è utile anche questo viaggio.

Forse è per questo che scrivo poco.

L’unica cosa che mi pare è che una fatica così, perché quest’anno è tanta fatica, abbia dell’energia e che quest’energia che comunque si sprigiona, a qualche cosa servirà, se intenzionata da qualche ideale.

L’altra sera ero a Trecastagni, in una chiesa piena zeppa di testimonianze di “per grazia ricevuta”, centinaia di quadri su lamiera raffiguranti disgrazie varie, molti dipinti da stessa mano, probabilmente su ordinazione. Oltre a questi quadri, c’erano centinaia di arti, mammelle, teste, piedi e mani di cera, a indicare la parte miracolata. Ecco lì c’era lo stesso tipo di “inutilità”, che forse è utilità, che ha il mio viaggio. E questo viaggio è un po’ preghiera che chiede e un po’ al contempo riconoscenza “per grazia ricevuta”.

Sono una privilegiata a fare e rifare un viaggio così. Sono una privilegiata a poter sviluppare attraverso questa consapevole fatica quell’energia che mi permette di affrontare il senso d’ingiustizia insito nel mio privilegio. E’ contorto il pensiero ma è così.

Sono passati 12 giorni dall’inizio del viaggio e sono ancora lontana da casa. Questa volta ho fretta d’arrivare. Ho finalmente desiderio di metter radici, di crescere aggrappandomi ai muri della mia storia, di sentirmi gelsomino in primavera. Per tanti, tantissimi anni sono stata stanziale, sempre a Gemona, dal terremoto in poi.

Quando ero ragazza desideravo muovermi, esplorare, andare a studiare in qualche città grande (avevo scelto Firenze, accademia, scultura). Poi è venuto il terremoto e paradossalmente, perdendo ogni riferimento, quindi senza vincoli apparenti, non è stato più possibile andarmene. Ho incontrato l’uomo che ancora mi sta accanto e con lui per tantissimi anni, abbiamo trascorso i piaceri e i doveri di una vita di famiglia. Qualche volta, ho accennato alla possibilità che ci trasferissimo, ma non era da lui contemplato e d’altro canto, neanche sensato e possibile.

Gemona è il luogo dove vivo, ma non ci sono stata da ragazza e ancora oggi, dopo 43 anni di abitazione, non riesco a sentirmi del tutto a casa.

Poi nella mia vita, due anni fa, all’improvviso c’è stato il mio primo viaggio, e, successivo, il mio anno a Trento, e oggi sono di nuovo in viaggio.

Adesso finalmente, Gemona sarà la mia casa, il sostegno alla mia crescita, lo sfondo limpido della mia vita. Non so se riuscirò a costruire una realtà proprio così, ma questo è il desiderio.

So, che avrei “dovuto” parlare delle tante cose successe da Siracusa in poi e invece, mi sono persa a parlare di me.

Tante cose in questi giorni, tante persone, tante sensazioni. Le butto lì in disordine e poi magari, piano piano, le raccoglierò e le metterò in bell’ordine.

Strada trafficata, Augusta e Sigonella e tutto quel che ne segue, Catania e l’attesa di qualcuno che mi aveva invitato e non si è visto, Enzo che mi ha accudita e pinella che mi piace, il giro d’Italia visto dalla “contro-manifestazione” colorata di bandiere palestinesi, Trecastagni e l’accoglienza immeritata, Giusi, Giuseppe e Joe, uomo complesso e signore d’altri tempi, tanti educati ragazzini con la vita tutta davanti, ed enzo, maia grazia e tutti gli altri,  Messina, il sole e gli amici, la spiaggia e Parole Ritrovate, Gaspare e Angelo che si giocano a pari merito il mio amore, Renzo, dolce nella profondità e stanco di guerra, i miei affetti gemonesi fuori sede, augusto che c’è sempre quando serve, e anche quando ho desiderio di vicinanza, le raccomandazioni dei figli, la pioggia e poi il sole di nuovo, dormire in posti e postacci, su muretti e spiagge, mangiare arancini e pidoni, desiderare una granita di Messina e dimenticarmene a Messina, lo stretto e le sue leggende, la forza delle correnti invisibili, metafora di ogni movimento,  Calabria e bellezza, tanti km, tanti pensieri che si intrecciano, i miei capelli ad ogni foto sempre più bianchi, l’andare verso casa con desiderio.

Questo è stato nei miei giorni da Siracusa in poi.

 

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