Verranno giorni

Lampedusa Gemona

Verranno giorni vuoti, verranno i pensieri che giocano, verranno le strade che non finiscono più, ma ora, non è così.

Da porto Empedocle in poi è stato un turbine, un turbine che non mi ha lasciato il tempo per scrivere, per sentire chi mi segue, per ringraziare come vorrei chi mi sta aiutando. Ieri tanti km, pioggia, gallerie, saliscendi continui (rivaluto la pianura…) e cinque cani che si sono interessati a me. Non erano affamati. Volevano solo farmi venire un po’ di strizza. Sono saltati fuori dall’erba alta di un campo vicino, abbaiando con veemenza. Sono scimuniti, questi cani vagabondi: tacciono fino al momento in cui sbucano, poi fanno un chiasso pazzesco. Io stavo canticchiando una vecchia canzone e l’ho cantata a piena voce mentre, velocemente, me ne scappavo via. Mi han seguito un po’, poi se ne sono andati. Cretinuncoli: tanta fatica senza neanche assaggiarmi…

A Licata mi sono fermata più di un’ora: festa del patrono S. Angelo. In giro c’erano tanti bimbi di tutte le età, vestiti da monaco come vuole la tradizione, mi dissero.

A Licata ed anche lungo tutta il resto della strada ho incontrato tantissima immondizia. I bordi delle strade sono una striscia infinita di schifezze, in città, cumuli di plastiche, di carte, di resti di cibo, sono in tutti gli angoli, senza contare nelle periferie mucchi e mucchi di ogni avanzo di consumismo.

Passando mi sono chiesta: perché?

Perché la gente vive in posti così mortificati? Perchè qualcuno non organizza una sommossa e istituisce “la tradizione” di gettare l’immondizia dove andrebbe buttata, e che pulisce questo tratto d’Italia di così tanta bellezza?

Non mi do risposta. Io pulirei, credo, se abitassi qui. Vivere in questo degrado fa male a tutti. A Gela mi sono fermata a parlare con un signore e lui mi diceva che gli spazzini non passano. Non aspettateli, ho risposto: si comincia raccogliendo una carta, facendo un piccolo gesto e poi si diffonde.

Beh, è un gran dolore per me vedere l’incanto di questa terra, vilipeso. Ho pensato che ci vorrebbe qualcuno che capisse che pulire, qui, ha valenza di rivoluzione. E lotta alla malavita, e cura e costruzione di comunità.

Oggi sono arrivata a Siracusa, ancora turbata. Qui è straordinariamente pulito. Bello.

Gianni, siracusano doc, è una dolce persona, anche lui del genere “lo salutano tutti”. Ho incontrato decine di “niuri” (neri) a cui lui ha dato una bici, l’ha aggiustata, rimessa in uso. E’ il presidente della Fiab di Siracusa, la sede più a sud di tutte. Domani voglio raccontarvi meglio il mio oggi. Gioco con le parole.

Ho tanta voglia di giocare con le parole, domani scrivo. Ora dormo…

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