sogni proibiti prima della partenza

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Questa mattina mi sono svegliata sudata e ansimante. Avevo fatto un brutto sogno: ero in viaggio e avevo perso la strada e l’identità. Stavo pedalando e non sapevo più né dove andavo, né chi ero. Pedalavo.

I brutti sogni sono proibiti prima di ogni partenza. Si dovrebbero fare solo bei sogni per darsi forza e ottimismo, ma… non è sempre così.

Quando mi sono svegliata per bene ho cominciato a pensare a questo sogno un po’ angoscioso e mi sono concentrata non tanto su ciò che non c’era, quanto su quello che stavo facendo. Pedalavo. Da lì ho cercato di costruire la realtà intorno: se pedalavo ero in sella a una bici, sotto di me correva una strada, intorno c’era aria. Almeno questo era tutto presente. Non era poco.

Ci sono dei tratti di strada, durante i viaggi lunghi, che si percorrono proprio così, senza altra azione consapevole se non il proprio pedalare. Ci sono dei tratti della vita che si trascorrono così, senza sapere perché si prosegue, né ciò che c’è intorno, con la sola forza dell’andare avanti e con la speranza che succeda qualcosa che possa interrompere questo movimento senza intenzione.

Pensavo che è l’intenzione che restituisce l’identità, la storia, lo spazio, il senso.

Senza intenzione non c’è direzione.

Pensavo che il mio andare, diventa faticoso, pesante, spaventoso ogni volta che vacilla il senso.

Oggi ho avuto un grande dispiacere da una persona a me molto cara. Quando mi succede, tutto assume una tinta color inferno senza lasciarmi nessuna possibilità di virare i colori.  Per attutire il male, lascerò che questo tratto di vita (oggi) trascorra così, senza intenzione e senza identità.

Non posso in questa mancanza d’intenzione che sentirmi un po’ spersa e chiedermi ha senso questo viaggio? ha senso la fatica che dedico? ha senso per qualcun’altro oltre che per me?

Poi mi riprendo e dico che sono domande da non farsi, se non si ha chiaro l’orizzonte.

Passerà questo brulicante senso d’insensatezza, passerà. Questa è una delle cose più importanti che ho imparato nel mio andare su questa terra: l’impermanenza.

Mi viene in mente la frase di un famoso film della mia infanzia, non senza un sospiro di malinconia. Tra pianti, sussurri e sguardi languidi, Rossella diceva “dopotutto, domani è un altro giorno”.

… ormai manca poco, poi dovrò pedalare e quasi non fare altro. Quasi.

 

 

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