Intanto ho deciso

Cercavo un verbo che potesse indicare il mio stato attuale. Mi è venuto in mente zompettare.  Si, zompetto. Dopo i mesi di sospensione di questa trasferta in luogo a me sconosciuto, non ostile, ma estraneo, adesso, dopo un cauto semi-immobilismo, ho ripreso il mio zompettare.

Se controllo nel dizionario trovo che zompettare significa saltellare, muoversi a saltelli, muoversi facendo piccoli movimenti nervosi. Mi corrisponde.

Non sto facendo infatti (ancora) lunghe falcate, non sto scivolando sul mondo, non sono sospesa e leggera come vorrei. Sono ancorata alla terra e mi muovo a piccoli saltelli, un pò nervosi e faticati, che il peso è molto. Ma ci provo ad elevarmi, però…

Ho in ballo tante cose. Sto svolgendo un lavoro che dal punto di vista organizzativo è piuttosto pedante, e da quello cognitiv-emotivo sfavillante e questo è un contrasto difficile da conciliare del tutto.

Sto vicino professionalmente, in modo rispettoso della distanza che mi richiede, col desiderio di carpirne il segreto profondo, ad un uomo complesso, passionale come pochi e al contempo ingabbiato in una rete di vincoli e griglie che si è posto da solo e che uniche possono evitare che  sfrecci nell’universo come una supernova, e mi costa  ogni giorno fatica non allungare la mano per accarezzare la sua umana fragilità.

I miei propositi nel trasferirmi a Trento sono ancora inattuati, e ho desiderio e premura di sapere se avranno un seguito.

Il libro che pensavo fosse “finito” una volta finito e “dato alla luce”, vive ora inaspettatamente di vita propria e mi trascina di qua e di là con gran vigore.

L’intento di terminare il mio giro d’Italia con il rientro da Lampedusa al “nord”, rimandato di un anno appunto per la trasferta lavorativa, adesso incombe.

Ogni rientro nel fine settimana a casa, è faticoso per la distanza, strano per la dicotomia e diverso da come me lo configuro. Tutto mi aspetta sospeso e ogni volta fatico a rimettermi in pista, e ogni volta che sono in pista, fatico ad uscirne e ripartire.

zomp…zomp…zomp,…puf…puf…puf,… uff…uff…uff

Ma…

Ma… ieri ho comprato una mappa d’Italia, una bella mappa d’Italia tutta intera. L’avevo ordinata qualche giorno fa in una bella libreria di viaggi e ieri sono andata a prenderla.

E’ ora appesa nella mia solitaria camera  e la guardo come fosse la fotografia di un ghiotto piatto e assaporo già tutta questa favolosa terra. Ormai so gli ingredienti di questa ricetta, devo solo trovare  quel pizzico di chissacchè che renda il sapore unico, personale e nuovo. Ci riuscirò.

E’ intanto deciso: riparto con la mia bici. I motori (quelli metaforici, intendo) sono al minimo, quasi impercettibili in tutto questo mio zompettare. Se c’è silenzio però, li sento: un fruscio lieve, un borbottio inconsistente, un sottofondo al mio saltellante momento. Una musica dolcissima…