biciterapia

"percorreremo assieme le vie che portano all'essenza" Franco Battiato

Month: settembre 2017

sii gentile, sempre.

Mi è venuta in mente una frase che quando ho incontrato, ormai diversi anni fa, mi ha folgorata. L’ha pronunciata durante un’intervista Carlo Mazzacurati, un regista gentile prematuramente scomparso e a lui è stata attribuita, ma pare provenire addirittura da Platone. La frase è questa:

“Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla.

Sii gentile, sempre.”

Ho appeso fogli con questo suggerimento in tutto il mio servizio di salute mentale, perché è importante. Vale per me che posso prestar questa cura e vale per gli altri che possono prestarla a me.

Semplice, semplice. Applicata questa attenzione c’è la garanzia di avere relazioni di qualità.

La psichiatria passa dal giardino, talvolta.

Buongiorno mondo!

Il gran giorno è arrivato. Oggi in molti ci daremo da fare per trasformare il giardino del servizio mentale di Trento nel “fantastico giardino” del servizio salute mentale di Trento.

Spesso mi prende l’immaginazione di grandi cose fatteassieme. Alle volte qualcuno vorrebbe che tornassi nella routine e abbandonassi i miei sogni. Poche volte riescono a fermarmi ma quando ci riescono soffro moltissimo, rischio la vita, come una pianta senza luce.

Il grande capo qui, Renzo De Stefani, questa volta mi ha seguito nel mio intento. Fareassieme è una filosofia radicale e rigorosa nata da un sogno collettivo. È nata qui nella psichiatria di Trento e si è diffusa come possono diffondersi solo le idee che riempiono un vuoto. Oggi faremoassieme il nostro giardino pronti a trasformare, simbolicamente, il mondo tutto e il mondo della psichiatria in particolare. Senza bisogno di editti oggi praticheremo le migliori “buone pratiche”: progetto comune, partecipazione, valorizzazione delle risorse di ognuno, fiducia e speranza, lotta allo stigma, recupero del concetto di bene comune, messa in campo della propria utilità, l’esserCi di “heideggeriana” memoria, camminare verso una meta, far rete, avanzare con tanti piccoli passi distribuiti …

Far parte, dar parte, esser parte,  insomma; una comunità Recovery-oriented, insomma.

Una bellissima festa della Salute Mentale.

 

 

psichiatria senza com-unità.

Una opportunità persa

Ah, la psichiatria!

 Dovrebbe esser una bella notizia la presentazione di un ddl che metta un po’ di uguaglianza tra i diritti di persone affette da disturbo mentale sul territorio nazionale, viste le macroscopiche differenze esistenti.
Eppure me ne dispiaccio per la grande opportunità persa, ancora una volta, di provare a fare una legge largamente condiviso tra tutte le maggiori realtà psichiatriche italiane. Questo disegno di legge esce dopo oltre un anno dalla presentazione di un altro ddl, il 2233 presentato dall’on Casati (pd) e altri 80 deputati. Alla presentazione avvenuta alla camera in aprile 2016, io c’ero ed era presente anche il dott. Rotelli (del gruppo triestino che ha scritto ora il ddl 2850) che aveva lodato l’iniziativa e garantito di portare il contributo della psichiatria triestina a integrazione e miglioramento della 2233. È stato un momento felice per molti di noi. Dopo un certo tempo, invece di portare i dichiarati contributi, all’on Casati è pervenuta una nuova proposta di legge e nessuna integrazione alla 2233. L’on Casati, con pazienza, ha cercato di unire le due proposte fino a creare un nuovo ddl denominato 4147 tuttora depositato.
Ma niente è valso. L’intenzione era quella di fare il “proprio” ddl.
Nessuna integrazione, nessuno sforzo d’attualizzazione comune del disegno di Basaglia. Penso che se il grande psichiatra vedesse questa assurda divisione nata dai suoi semplici principi di diritti e garanzia di cittadinanza per tutti i portatori di disturbo mentale, sarebbe dispiaciuto e preoccupato.
Peccato. Peccato anche perchè il ddl 2233 era stato sostenuto da 40.000 firme di utenti, famigliari, stakeholders della salute mentale e del movimento Parole Ritrovate. 40.000.
40.000 persone che hanno raccolto firme con il grande spirito di “fareassieme”, per avere il diritto di dire la propria opinione in quanto parte fondamentale del problema, 40.000 che sostengono di essere una risorsa per la psichiatria e che senza loro, questa scienza che poi tanto scienza non è, si innalza forse a filosofia e politica ma resta priva di corpo e di cuore pulsante, 40.000 utenti famigliari e operatori che hanno voglia e diritto di partecipare e di diventare veri protagonisti del proprio percorso e della politica dei servizi di salute mentale, perchè ne sanno moltissimo sull’argomento. Almeno per rispetto a questi 40.000 attivissimi cittadini, se questa nuova è una proposta democratica, sarebbe stato doveroso cercare di comprendere tutte le istanze in un unica proposta di legge. Peccato, peccato e peccato.
Facendo assieme le cose vengono meglio e hanno gambe più agili.
#DDL2233 #ddl4147 #salutementale #ddlsalutementale

Zompettare

Intanto ho deciso

Cercavo un verbo che potesse indicare il mio stato attuale. Mi è venuto in mente zompettare.  Si, zompetto. Dopo i mesi di sospensione di questa trasferta in luogo a me sconosciuto, non ostile, ma estraneo, adesso, dopo un cauto semi-immobilismo, ho ripreso il mio zompettare.

Se controllo nel dizionario trovo che zompettare significa saltellare, muoversi a saltelli, muoversi facendo piccoli movimenti nervosi. Mi corrisponde.

Non sto facendo infatti (ancora) lunghe falcate, non sto scivolando sul mondo, non sono sospesa e leggera come vorrei. Sono ancorata alla terra e mi muovo a piccoli saltelli, un pò nervosi e faticati, che il peso è molto. Ma ci provo ad elevarmi, però…

Ho in ballo tante cose. Sto svolgendo un lavoro che dal punto di vista organizzativo è piuttosto pedante, e da quello cognitiv-emotivo sfavillante e questo è un contrasto difficile da conciliare del tutto.

Sto vicino professionalmente, in modo rispettoso della distanza che mi richiede, col desiderio di carpirne il segreto profondo, ad un uomo complesso, passionale come pochi e al contempo ingabbiato in una rete di vincoli e griglie che si è posto da solo e che uniche possono evitare che  sfrecci nell’universo come una supernova, e mi costa  ogni giorno fatica non allungare la mano per accarezzare la sua umana fragilità.

I miei propositi nel trasferirmi a Trento sono ancora inattuati, e ho desiderio e premura di sapere se avranno un seguito.

Il libro che pensavo fosse “finito” una volta finito e “dato alla luce”, vive ora inaspettatamente di vita propria e mi trascina di qua e di là con gran vigore.

L’intento di terminare il mio giro d’Italia con il rientro da Lampedusa al “nord”, rimandato di un anno appunto per la trasferta lavorativa, adesso incombe.

Ogni rientro nel fine settimana a casa, è faticoso per la distanza, strano per la dicotomia e diverso da come me lo configuro. Tutto mi aspetta sospeso e ogni volta fatico a rimettermi in pista, e ogni volta che sono in pista, fatico ad uscirne e ripartire.

zomp…zomp…zomp,…puf…puf…puf,… uff…uff…uff

Ma…

Ma… ieri ho comprato una mappa d’Italia, una bella mappa d’Italia tutta intera. L’avevo ordinata qualche giorno fa in una bella libreria di viaggi e ieri sono andata a prenderla.

E’ ora appesa nella mia solitaria camera  e la guardo come fosse la fotografia di un ghiotto piatto e assaporo già tutta questa favolosa terra. Ormai so gli ingredienti di questa ricetta, devo solo trovare  quel pizzico di chissacchè che renda il sapore unico, personale e nuovo. Ci riuscirò.

E’ intanto deciso: riparto con la mia bici. I motori (quelli metaforici, intendo) sono al minimo, quasi impercettibili in tutto questo mio zompettare. Se c’è silenzio però, li sento: un fruscio lieve, un borbottio inconsistente, un sottofondo al mio saltellante momento. Una musica dolcissima…

 

la scintilla incontra noi

Oggi ho incontrato ancora la meraviglia. Era in una donna, una donna che vedo ogni giorno da molti mesi, senza mai aver udito la sua voce. E’ una donna che si muove piano, con le braccia dritte all’ingiù, una mano stretta attorno i manici della borsetta  e l’altra che penzola rigida senza intenzione. Cammina con la schiena impettita e lo sguardo lontano.

Se la guardi, vedi buio. Ma non buio vuoto, buio pieno zeppo di cose. Quel buio delle soffitte, quel buio delle cantine, con ombre e penombre, intralci e tesori indecifrabili.

Se la guardi hai paura di perderti in tutto quel buio, hai paura di rompere qualcosa o di fare del male. Se la guardi, ti chiedi cosa ci sarà in tutto quel pieno che intuisci.

Oggi senza preavviso, da quel buio è uscita una scintilla, inaspettata, chiara, luminosa.

Nessuno se l’aspettava: quella donna ha parlato. Improvvisamente tutti l’abbiamo vista, più che udita. E’ uscita allo scoperto per un istante ed è poi ritornata senza fretta nel suo antro, come chiocciola nel suo guscio.

La pienezza se si vede anche per un solo istante, non si dimentica.

Temporale in camper

Ognuno ha il suo temporale.

Stanotte, in camper, abbiamo attraversato un temporale, anzi, un temporale ci ha attraversati. mi correggo: ci sta attraversando.

In camper, un temporale è un vero evento. E’ preceduto da un’agitazione palpabile e già quando solo è annunciato, ci son cose da fare per noi camperisti. Assicurare ogni cosa che può volar via, comprese sedie e tavolini, ritirare tende per il sole, raccogliere la biancheria stesa. Ispezionare accuratamente l’apertura di ogni finestrino, per far sì che entri l’aria, ma in caso di scrosci, non entri anche l’acqua. Insomma un gran tramestio. Poi, come stonotte è successo, si dorme, ma si ascolta. Lontano nel mare si sentono i tuoni e si vedono lampi d’argento. Sta arrivando. Brontolii impercettibili da una casa, qui si odono continui. Poche gocce di pioggia sembrano uno scroscio inaudito. E’ bello far parte di tutta questa energia. Si è dentro, immersi, attraversati appunto.Il temporale cammina. Si annuncia, ci invade e continua la sua strada. Procede lento ma nessuno lo può fermare.

Mentre passa, penso a chi non ha una casa. Anche agli uomini primitivi, non solo agli indigenti di oggi. Un temporale senza riparo (o con poco riparo), fa paura perché non sai bene cosa porterà. Pioggia, vento, fulmini di sicuro, ma la loro intensità non è prevedibile. Mentre ci si prepara si spera sarà blando, ma è solo speranza. Chi è senza tetto in queste ore starà cercando un riparo, un portico, un sottopasso. Cercherà di salvare dall’acqua le poche cose possedute. Se ha figli penserà a loro principalmente. Se qualcuno è malato, stanco, vecchio, pioverà anche su di lui, senza chiedere permesso.

Il mio temporale, non è uguale al loro, eppure lo dovrebbe essere, per natura e per giustizia.

Comunque, benvenuta pioggia: fauna e flora ringraziano. Non se ne poteva più di tutta questa lunghissima estate. Io, come un fiore, ne avevo assoluta necessità.

 

 

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