Scrivere, qua e là.

Ho creduto che questa mia trasferta trentina si potesse raccontare come un viaggio, ma non è così. Tutto è denso, colorato, pieno di contatti, distanze, furie, quiete e tanta solitudine. Di certo, di costante, ho solo me stessa e il mio sguardo obliquo. Non ho pace: quando son qua rimando a quando sarò là e quando son là a quando sarò qua.

A Trento la mia vita è incredibilmente piena e inaspettatamente vuota. Si divide nettamente in due: di giorno persone nuove, organizzazioni da esplorare, attività impensate da imparare, poi, la sera, il vuoto. Vago un po’ per la città, mi compro da mangiare, il giornale, chiacchiero con ogni persona che mi dà retta,  poi salgo i cinque piani che mi separano dal mondo e atterro in un luogo non luogo, in una casa non vissuta, vuota, ed abito il mio letto. Mi distendo, guardo un film, leggo un po’, chiamo casa, mangiucchio qualcosa, sonnecchio, mi sveglio a tratti con il desiderio senza sapore, di andare. Non ho idea di dove, ma andare.

Poi arriva mattina, e mi ritrovo senza riconoscerlo subito, nel letto della sera. Mi alzo contenta del giorno che mi aspetta. Incontro grappoli di persone e talvolta di qualche chicco mi riempio il cuore.

In 5 mesi completi di permanenza a Trento, solo una persona mi ha invitato nella sua casa, e per due volte ho cenato lì. All’inizio, pensavo di esser io sbagliata, poi mi han spiegato che qua, è così.

Renzo, il mio nuovo capo, ogni tanto,  mi sorride. C’è voluto tanto per guadagnarmi il sorriso, e ancora sento che c’è qualche resistenza, ma è un sorriso e se lo è veramente, sarà per sempre. Dal sorriso non si torna indietro.

A casa è tutto diverso. Tra la notte e il giorno la differenza è minore. Incontro persone anche qua, ma sono frutti singoli e distinti di cui conosco il sapore.

La mattina ha mille propositi che la notte  matura. La sera mille desideri che il giorno manipola.

La casa, la mia casa,  non è composta dal solo letto, ma da pavimenti, finestre, luci, panorami, quadri, mobili, stoviglie, profumi, voci. Vive di istanti che si susseguono incessanti e io sono parte cangiante e al contempo permanente di questo tutto.

Così dovrebbero esser le case di tutti, compresi quelli che non ce l’hanno, compresi quelli che arrivano da lontano, compresi quelli che in queste ore vagano senza pace.

Quando sono a Gemona, che è Casa, rimando lo scrivere per il troppo pieno, quando sono a Trento, lo rimando per il troppo vuoto.

Ho voglia, una voglia fortissima. Mi sembra di avere una molla che si sta caricando pronta a scattare. Partirò presto, lo so. Lo scrivere per me, è un viaggio, un sensuale viaggio nella mia carne, tra le mie ossa, sulla mia pelle.