E’ molto caldo. Molto.
Ieri passando su una strada arroventata, sono stata completamente avvolta dal caldo. Ero immersa in una temperatura così alta da parere finta, da farmi meravigliare.
Mi sono fermata e ho sentito tutto quel caldo con sensi e mente. Me lo son fatto entrare dentro. Per un momento mi son sentita un rifugio del caldo. E ho pensato all’inverno. A quando si passeggia con i piedi gelati, in quei giorni tersi o tutti grigi e freddissimi, magari agitati dal vento. Ho pensato alle mani fredde, al respiro che ghiaccia, alla pelle che tira.
Mi porterò in quei giorni il caldo che ieri mi son trattenuta. Lo ricorderò questo caldo e mi penserò immersa in questo caldo, e sarà esattamente un’inversione di sensazioni, come ho fatto ieri. Ripensando all’inverno, per un momento ho davvero sentito il refrigerio del freddo che mi ero impresso nella memoria. Ero immersa nel caldo estremo e sentivo il freddo estremo.
Ho un ricordo preciso: una giornata di vento e acqua, il mio dover raggiungere un luogo e i miei abiti insufficienti a proteggermi. Ricordo il vento gelido attraversare il cappotto e la pioggia bagnarmi la faccia, le mani, le scarpe. Mi ero anche allora fermata e concentrata sulle sensazioni fino a impararle a memoria. Me l’ero goduto tutto quel freddo, l’avevo interiorizzato, e a picimento posso ritrovarlo dentro di me, come sono solo i ricordi consapevolmente conservati.
Ci sono attimi che vanno appuntati, sottolineati, attimi a cui bisogna fare l’orecchietta.
Per un momento su quell’asfalto arroventato, ieri, per un momento mi è sceso lungo tutto il corpo un vivacissimo brivido di freddo.
Per un momento, fra 4 o 5 mesi, pensando a ieri, suderò un pochino.
Con la mente si può sempre giocare e il corpo, nel bene e nel male, la segue.