Oggi mi son seduta su una panchina appena dopo le casse di un grande supermercato. Mi sono fermata. E ho guardato intorno.

Le luci nei supermercati sono luci particolari. Mettano in movimento i colori che sono vividi e ben distinti l’uno dall’altro. Non c’è “zona d’ombra” nei supermercati. Forse è questo che rende tutto surreale.

Gli scaffali sono carichi di cose. Quando in un certo punto, mancano 2-3 confezioni, sembra tutto vuoto. Credo che ci sia un’attenzione particolare a rendere e mantenere tutto traboccante.

Per ogni prodotto ce ne sono infiniti tipologie. L’angolo degli shampoo è un arcobaleno di sapone per capelli. Almeno 5, forse 6 metri di contenitori variopinti per ogni infinitesimale differenza di capello.

Le persone si muovono distratte come se tutto intorno le cose attirassero non solo lo sguardo ma anche l’anima. Toccano, desiderano, entrano in possesso. Sono convinta che se, nel momento della decisione di acquistare questo o quello, si chiedesse loro: ma ti serve veramente? moltissime volte la risposta sarebbe No.

Poi arrivano in cassa, e sono assorti e silenziosi. Ognuno col proprio bagaglio di pensieri. In cassa è come una sospensione dalla baraonda di merci e i pensieri della propria quotidianità, riaffiorano. Si vedono bene, si vede bene che lì, in quella pausa forzata lentamente si esce da quella specie di blob vischioso e si rientra nella propria realtà.

I visi delle persone sono tutti seri. Nessuno parla o quasi . Anche le cassiere se ne stanno serie e sono assorbite, forse, dal quel bip elettronico che proviene ad ogni passaggio di merce. Ogni tanto, come in trance, nominano una certa cifra, poi torna il silenzio e riprende il bip.

Ma cosa ci hanno fatto? E chi soprattutto ci ha fatto questo?

Non posso credere che siamo stati noi da soli perché osservando questo spettacolo  come ho fatto io, uscendo dalla scena, si ha l’impressione che sia un suicidio di massa.

Quado sono uscita da quella follia, ho dovuto andare su un prato. Un momento solo, ma ho dovuto. Il morbido dell’erba sotto i piedi mi ha fatto una carezza necessaria.