biciterapia

"percorreremo assieme le vie che portano all'essenza" Franco Battiato

Month: luglio 2017

supermercato

Oggi mi son seduta su una panchina appena dopo le casse di un grande supermercato. Mi sono fermata. E ho guardato intorno.

Le luci, nei supermercati sono luci particolari. Pare mettano in movimento i colori che sono vividi e ben distinti l’uno dall’altro. Non c’è “zona d’ombra” nei supermercati. Forse è questo che rende tutto così surreale.

Gli scaffali sono carichi di cose. Quando in un certo punto, mancano 2-3 confezioni, sembra tutto vuoto. Credo che ci sia un’attenzione particolare a rendere e mantenere tutto traboccante.

Per ogni prodotto ce ne sono infiniti tipologie. L’angolo degli shampoo è un arcobaleno di sapone per capelli. Almeno 5, forse 6 metri di contenitori variopinti per ogni infinitesimale differenza di capello.

Le persone si muovono distratte come se tutto intorno le cose attirassero non solo lo sguardo ma anche l’anima. Toccano, desiderano, entrano in possesso. Sono convinta che se nel momento della decisione di acquistare questo o quello, si chiedesse loro: ma ti serve veramente? moltissime volte la risposta sarebbe No.

Poi arrivano in cassa, e sono assorti e silenziosi. Ognuno col proprio bagaglio di pensieri. In cassa è come una sospensione dalla baraonda di merci e i pensieri della propria quotidianità, riaffiorano. lentamente si esce da quella specie di blob vischioso.

I visi delle persone sono tutti seri. Nessuno parla o quasi . Anche le cassiere se ne stanno serie e sono assorbite forse, dal quel bip elettronico che proviene ad ogni passaggio di merce. Ogni tanto, come in trance, nominano una certa cifra, poi torna il silenzio e riprende il bip.

Ma cosa ci hanno fatto? E chi soprattutto ci ha fatto questo?

Non posso credere che siamo stati noi da soli perché osservando questo spettacolo  come ho fatto io, uscendo dalla scena, si ha l’impressione che sia un suicidio di massa.

Uscita ho dovuto andare su un prato. Un momento solo, ma ho dovuto. Il morbido dell’erba sotto i piedi mi ha fatto una carezza.

Elucubrazioni di un’alba di mezza estate.

In ogni momento in cui mi son sentita utile, sono stata pienamente me. Non è solamente la soddisfazione, è anche risentire una interezza della mia persona e un ritrovato senso della vita. Ben s’intende che non in ogni momento così, capita di pensare lucidamente questo, ma se intenzionalmente mi soffermo, succede di sentirmi un tutt’uno con pelle, ossa, ciccia e mente in un fantastico “intero” e rasento la felicità.

Sentirsi utili. Vale molto di più del lavoro, della ricchezza, della vita stessa. Sentirsi ed essere utili è forse la vera finalità della vita.

Mentre Michelangelo affrescava la cappella Sistina, Leonardo progettava i suoi aeroplani , mentre Einstein formulava le sue teorie, quando Pieri coltiva i suoi pomodorini per tutti, Graziella, Diana e Dino si spaccano per il Fareassieme,  quando il mio attuale capo (Trento) s’inventa  qualcosa di innovativo non è forse con questo “senso di utilità” che offrivano e offrono la loro bravura al mondo? Voglio pensare sia così, perché è così che io scrivo, mi muovo, sorrido. Poi m’incazzo e mi dimentico di non esser utile in quella declinazione, ma questa è un’altra storia.

Quando mi chiedono cosa è importante per me, e qui al Servizio di Salute mentale di Trento usa molto da un po’, rispondo sempre l’amore, inteso in un’accezione ampia, come sentimento capace di impregnare ogni cosa siano essi oggetti materiali, persone , situazioni, progetti. E’ una mia ambizione e speranza.

Ma l’amore senza utilità? L’amore fine a sé stesso? Non ha senso. Il mio amore vorrei fosse utile a qualcosa o qualcuno. Dunque per me è importante più dell’amore, l’esser utile. Esser utile con amore , ovvero con attenzione, dedizione, interesse, originalità, sarebbe il mio desiderio massimo.

Capita di questi tempi, come in tempi passati, che mi senta poco utile e faccia fatica a discernere l’utilità dall’amore. Se non sono utile non sono amata, mi dico. E’ sicuramente una distorsione che pratico e alle volte mi fa perdere il valore delle cose, ma ha un fondo di verità: se non sono amata, non sono utile. Chi si ama, ci è utile al vivere, dà prospettiva, valore alle piccole cose, e apre la speranza al futuro.

Chi si ama diventa utile per il solo fatto di esser amato. Dunque amare è utile. Vorrei esser amata e amare. Chiedo troppo…? Forse si.

Il minestrone

Viaggio in solitaria ancora. Sta quasi diventando una necessità lo star sola. Attendo con gioia la sera, quando mi aspetta un lettino ancora una volta piccolo e il silenzio di una casa vuota. Apprezzo sapere dove son le cose, sapere i lavori da fare, il silenzio diffuso come una musica. Apprezzo il bastarmi e poter decidere di non cucinare. Apprezzo i piccoli riti che pian piano si allineano alla mia quotidianità. Non ho più casa, né oggetti, né “roba”. Ho solo la libertà del vuoto e non mi fa nessuna paura.

Poi nei fine settimana, ritorno a casa e son felice anche là, circondata dal creativo casino che solo noi, famiglia creativa, sappiamo comporre con tanta determinazione. Allora, ho un uomo che mi dorme vicino, i figli che musicano intorno, i cani che riempiono ogni parentesi di tempo e la mia terrazza sul mondo.

Due vite vissute insieme: una fatta di lentezza e piccolissime cose, l’altra di frenesia e importanti movimenti. Sono certamente un po’ bipolare, oscillo tra l’esaltazione e la tristezza, tra la passione e l’immobilità. Ora succede anche fuori di me. Non riesco a fermarmi, forse neanche lo voglio, ma a tratti, mi sembra difficile cambiare ciclicamente  tutto. Prima o poi prenderò il ritmo, ne sono certa, perché a tutto ci si abitua e così sarà.

Fra pochi giorni avrò una casa anche a Trento e finalmente farò il minestrone, qualunque temperatura ci sarà. Il minestrone, ovunque, fa casa e mi scalda il cuore.

Gemona – Trento, Trento- Gemona

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