Dal mio ufficio al centro di Salute Mentale di Trento, si percepisce l’umanità. Fuori, scorrono come un fiume storie di vita di persone che vengono qui per incontrare il medico, gli educatori, gli infermiere o gli UFE, ed anche quella di tutti coloro che qui lavorano anno dopo anno, ed anche quella delle decine di persone che ogni giorno entrano per studio o curiosità. Ogni giorno decine e decine di incontri, di parole, di storie s’intrecciano nelle varie stanze. Fuori da ogni porta, c’è l’orario dei vari incontri, senza nomi, ma con l’indicazione del motivo dell’incontro: Gruppo AMA Accoglienti, Gruppo AMA UFE Front Office, Redazione Liberalamente, ecc.

Acronimi, sigle, che io faccio ancora fatica a capire, ma qui, sembra che tutti le conoscano bene.

Sopra , nella spaziosa stanza d’aspetto fuori dagli ambulatori, tante persone che aspettano e svariate suggestioni attorno: frasi stimolanti, quadri colorati, informazioni sulle attività del CSM. Più in là, il Centro Diurno. Entrando c’è un video con pagine che scorrono che mostra le varie iniziative della settimana, le uscite, gli eventi, i contributi esterni. Anche lì le persone si muovono con tranquillità, senza grandi emozioni apparenti. Anche lì, l’informazione aggiornata e puntuale è a disposizione di tutti.

Ogni tanto a sollevare un po’ di polvere, arriva qualcuno con un tono di voce alta, ma nessuno reagisce o quasi, e gli animi si calmano presto. Le porte, tranne quelle degli ambulatori o delle verifiche personali dei Percorsi di Cura Condivisi, son tutte aperte, nessuno si nasconde dietro e i temi che si dibattono, alle volte molto scottanti e strategici, sono a “disposizione di tutti”. C’è misura e discrezione sia in chi parla che in chi ascolta. Ieri abbiamo avuto un incontro con tutti gli Stakeholders (parolaccia inglese imparata qui traducibile con “portatori d’interessi comuni) del SerD e senza se e senza ma, si è chiesto se desideravano entrare nella mailing list dell’Area di Salute Mentale, che è organo apicale dell’ Azienda sanitaria. Tutti hanno accettato volentieri e oggi inizieranno a ricevere come tutti noi, tutte le e-mail.

Penso al mio essere operatore di comparto (non dirigente) e di quanta fatica  ho fatto nella mia lunga vita lavorativa ad interpretare segni che senza alcune informazioni sono illeggibili: è così che si mantiene il potere. Escludendo. qui non è così, o lo è meno. Ha anche questo a che fare ancora e ancora con “le porte aperte” (oltre che reali e metaforiche, anche basagliane) ed ha a che fare senz’altro con la “fiducia e speranza” che impregna il modello relazionale scelto qui. Mi piace.

Fiducia e speranza, paiono due intenzioni buoniste e avulse dalla organizzazione di una azienda sanitaria ed invece, anche questo l’ho scoperto qui, sono alla base di molti studi di qualitologia. Con fiducia e speranza diffusa senza parsimonia, il clima del servizio cambia ed anche gli esiti del nostro lavoro. E’ la spinta ad orientarsi professionalmente e organizzativamente alla Recovery, entrata nella bocca di molti e uscita troppo poco nella pratica, che, se condotta con onestà, comporta una netta perdita di potere da parte dei sanitari, e si sa che il potere è duro da lasciare.

Così continua il mio viaggio. Son passati quasi tre mesi dalla partenza (da quando sono arrivata a Trento) e ad adesso mi sento arricchita di molti pensieri. Ogni luogo ha delle particolarità e risorse sue specifiche. Vedere molti servizi e realtà, e io l’ho fatto, permette di evidenziare il buono se si guarda con fiducia e speranza. Ci sto provando. Quel che sto imparando mi piacerebbe portarlo con me, seminarlo in altri terreni, contaminare altre realtà di Salute Mentale, ma forse non sarà così facile. Forse ogni mia riflessione sempre pronta a lasciare spazio al nuovo che avanza, forse, non interessa. Eppure credo che la psichiatria sia un’area così particolare e sia così fragile nei suoi assunti da aver necessità continua di confronto e scambio. Penso che dovremmo parlarci, conoscerci, sostenerci a partire da utenti e famigliari che per troppo tempo hanno subito tutte le decisioni imposte dai sistemi istituzionali sulla loro pelle.

Non c’è Salute Mentale se non Insieme.