biciterapia

"percorreremo assieme le vie che portano all'essenza" Franco Battiato

Month: maggio 2017

e si parte…

E poi si parte. Molte volte si parte sapendo quello che si fa, ma più spesso la spinta a partire non si sa da quale profondissimo anfratto della nostra anima o da quale intangibile destino arrivi e il viaggio si profila davanti a noi tra le nebbie e le schiarite di ogni futuro. Qualche volta si parte senza neanche saperlo, si parte. Forse la vita è un unico lungo viaggio o forse è l’insieme di milioni di viaggi tenuti insieme dal senso preso e perso, di essere unità seppur interrotta, in divenire, con un vissuto in inesorabile dissoluzione.

Sono una viaggiatrice, viaggio nei sogni, cavalco la mia immaginazione, viaggio per lo più da sola. Ho altre persone che si affiancano, ma mai mi trattengono, che io devo andare. Vivo come viaggio ogni evento della vita, quelli cercati, come il mio esser moglie, madre e amante, quelli desiderati, come il mio faticato viaggio nel mondo della Psichiatria, quelli mai voluti, come la malattia che costringe ogni giorno a tirar somme e far di conto.

Vivo come viaggio un lungo amore, un figlio, una casa, un’amica, un incontro, un libro, una classe. Vivo come viaggio il mio perdermi e poi, con le mani laboriose capaci di sentire la materia, ritrovarmi. Vivo come viaggio una canzone che ad ogni ri-ascolto, il viaggio ri-parte, e vivo come viaggio il vento dal quale, ad ogni nuovo soffio, vorrei farmi sollevare. Vivo come viaggio il canto di mille uccellini che si ripete in modo uguale, sempre diverso. Vivo come un viaggio ogni pagina bianca che pian piano si riempie di parole, di segni, di colore. Vivo come un viaggio sperato e atteso ogni pezzo di argilla che si trasforma sotto le mie mani fino a far vedere al mondo, la mia speranza. Sento che sto andando, sento che la meta è l’arrivo, sento che l’arrivo è dopo tanto andare, senza ritorno, sento che la possibilità del ritorno, è in ogni viaggio solamente illusione. Provo ad immaginare come sarà la fine del mio ultimo viaggio. Sento che anche quando sarà arrivato il momento di lasciare, lascerò sapendo che è un nuovo viaggio che inizia.

L’esistenza è cosa effimera anche se vestita di carne e pelle, di mille dolori e mille delizie. L’esistenza esiste quando so di esistere e il mio viaggio più grande è quello di poter ad un tratto capire perché sono qui, o accettare che non c’è alcun perché e tutta la mia realtà, semplicemente, non è.

La cosa bella del viaggio è che si parte senza sapere come sarà e il non sapere, apre la porta alla meraviglia. Scivolare senza peso di meraviglia in meraviglia, questo è il mio viaggio. Dura da tempo immemorabile: andare di meraviglia in meraviglia. Senza peso.

E’ semplice

Ieri, chiedendo due volte a qualcuno la spiegazione circa una banale frase che non capivo, ho ricevuto una risposta scocciata, entrando nel posto che è stato il mio luogo di lavoro di tanti anni, una porta si è chiusa, una persona a cui tengo particolarmente, mi ha chiamato solo per un suo piccolo interesse. Io stessa, senza alcun motivo sono brusca nelle affermazioni, in molti momenti sono scostante e giudicante, durante alcune giornate, non sorrido per niente o solo per cortesia. Eppure sarebbe semplice.

Sarebbe semplice avere curiosità per l’altro, prestare attenzione al suo mondo, a come sta.

Sarebbe semplice ascoltare profondamente, sorridere col cuore e non solo con le labbra. Sarebbe semplice sentire che la vita scorre e che un’occasione di vicinanza persa, non ritorna mai più. Sarebbe semplice avere a disposizione una quota di santa pazienza e un pizzico di buena vida per condire la nostra esistenza e quella degli altri.

Sarebbe semplice guardare il cielo, annusare un fiore, fare una carezza e cambiare il corso della giornata. Sarebbe semplice che per ogni nostro affetto avessimo consapevolezza del grande privilegio che è e sarebbe semplice riconoscere che questo sentimento ha una sua vita e che per non farlo morire, va curato.

Sarebbe semplice, semplicemente, volersi bene. Sarebbe semplice.

 

fortuna!

Avere un mese per conoscere tanti servizi psichiatrici. L’ho già fatto l’anno scorso, ora lo rifaccio non in bicicletta percorrendo l’Italia, ma dal mio nuovo luogo di lavoro, Trento,  cogliendo tante e tante differenze tutte esistenti nella medesima regione.

Ogni servizio, dappertutto, ha delle derive, delle zone d’ombra, ma ogni servizio ha soprattutto tante piccole e grandi luci che brillano. Incontrando le differenze si può davvero gustare un sapore buono, composto da tanti ingredienti unici e irripetibili.

Naturalmente le mie  visite alle UOP (Unità Operativa Psichiatrica) sono del tutto superficiali e io riesco ad osservare solo quello che i miei sensi, la mia cultura e quel che sono, possono cogliere. Non conosco la storia, non conosco il percorso, la crescita o l’involuzione dei gruppi di lavoro, non conosco le statistiche di ricoveri ed uso dei farmaci né la soddisfazione degli utenti o la loro solitudine. Non conosco le lacrime né i sorrisi di quelle storie, posso solo cogliere una sorta di “istantanea” che rende l’immagine del qui ed ora. Tuttavia, vedendo tante e tante realtà in una vita e tante concentrate, come ora, in poco tempo, credo si affini l’occhio, per così dire.

La cosa che più di ogni altra da tutti questi approfondimenti mi pare importante è che il clima del gruppo di lavoro sia un clima di fiducia reciproca, di apertura, e di orgoglio anche. Ho incontrato anche la maldicenza, l’invidia, la difesa e l’arroganza, ma sono ben allenata, provengo da scuola lunghissima che mi ha fortificato e di certo non mi spaventa più. Ho capito da molto tempo che dietro questi atteggiamenti aggressivi e disfattisti c’è sempre una gran paura.

Per fare il mio volo, non mi è stato dato alcun suggerimento. Sono grata per questa libertà. Potevo osservare in tanti modi diversi. Ho scelto di cercare come un cercatore d’oro, solo le pepite. Ho scelto di setacciare e gettare sabbia e acque, tenendo in ogni dove solo quei piccoli pezzetti lucenti, fatti del medesimo metallo che una volta raccolto, potrà forse fondersi e diventare un bellissimo tesoro comune.

E’ questo che ero chiamata a fare? non lo so.

So che ogni volta che varco la porta di un servizio, sono emozionata. In ogni equipe c’è tanto lavoro, si vede. C’è fatica e soddisfazione, creatività e tradizione, paura e coraggio, nei gruppi litigiosi e incazzosi, si aggiunge a questo anche la stanchezza della rabbia, che sfianca e avvilisce.

E gli Utenti incontrati? Anche loro sono diversi in ogni dove. Anche loro si trasformano.

Ed è in questa considerazione che si annida la speranza.

Se le persone che vivono il disturbo mentale cambiano al cambiare della filosofia di servizio, delle attività offerte, del rispetto e dell’attenzione, allora davvero dobbiamo fare ogni sforzo per migliorarci, perchè come diceva il mio caro Salomon Resnik, il bene (ammesso che sia bene) è nemico del meglio.

Un medico del mio servizio, a proposito del mio raccontare le cose belle incontrate nei miei giri di salute mentale, mi ha detto un giorno che “è vero che c’è di meglio ma che c’è anche tanto peggio”. Brutta frase.

Io credo che abbiamo il dovere morale ed etico di studiare, di conoscere, di contaminarci con umiltà, con chi ha saputo fare qualcosa di valido, anche se ci è antagonista (ma perchè poi in psichiatria ci sono gli “antagonisti”? non è che ci sia un narcisismo diffuso tra chi vuol “curare” la vita degli altri?). Abbiamo il dovere morale perché lavoriamo con le persone e le persone stanno bene o male in funzione di quello che facciamo, in funzione del grado di coinvolgimento che pratichiamo, in funzione del rispetto e dell’accoglienza che offriamo.

Sono fortunata. O forse sono solo una persona che mantiene la capacità di meravigliarsi, e allora sì che sono fortunata davvero.

Popolo del Fareassieme Friulano, venite a Gemona al giro d’Italia di Parole Ritrovate: ci racconteremo pepita dopo pepita.

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