Essere migranti è condizione strana. Certo, la mia dislocazione rispetto al mio paese di residenza, non è vera migrazione. Sono a poche centinaia di chilometri, in una terra per conformazione e cultura vicino alla mia, a fare qualcosa che mi sarebbe piaciuto fare anche nel mio Friuli. Eppure, in giornate di festa come queste, sento in sottofondo, una mancanza. Oggi ho pensato ai miei figli che sanno “andare” e tornare.

Non è stata male la mia giornata comunque, seppur con la “mancanza”. Ho camminato molto, mio figlio mi ha invitato a pranzo, ho conosciuto una amica di mia figlia e visitato una piacevole collocazione di libri.

Eppure, la mancanza l’ho sentita. Ho sentito lo spaesamento dato dall’assenza di mio marito, che dopo quasi quarant’anni, è anche la persona che mi conosce meglio e con cui vorrei condividere molti dei miei pensieri. Ho sentito la mancanza dei miei amici, solidi, sempre quelli da anni, a cui non importa se sono un pò difettata,  mi vogliono bene così come sono. Ho sentito la mancanza dei miei cani, che  quando sono a casa, potessero, mi starebbero sempre in braccio. Ho sentito la mancanza dei luoghi dove mettermi a produrre “arte”: ho una incisione in testa che devo per forza tossire sulla lastra.

Oggi ho camminato e camminando pensavo che questo, è uguale dappertutto. L’adare quasi senza meta, è condizione che mi ha acquietato del tutto,  “passo dopo passo”, è azione uguale sempre. Cambia solo ciò che è fuori, ma dentro è tutto uguale. Sono s-paesata ma anche centrata in me.

La prossima settimana andrò ad abitare insieme ad una signora e finalmente al mio rientro, saluterò qualcuno.  Credo di essere abbastanza coraggiosa ancora, ad affrontare questa solitudine. Credo di esserlo, si, anche se è una piccola solitudine.

Trento è una bella città con luoghi strepitosi. Le “Albere” è uno di quelli.