Buongiorno mondo!

E’ ufficiale: farò un’esperienza molto lunga (un anno) in altro servizio, in altra regione, con altri utenti ed altri colleghi.

Per un anno, un anno “soltanto” sarò a Trento, avida di imparare, di conoscere, di ricostruire dentro di me la speranza in una disciplina come la psichiatria, che poi disciplina non è, che ad oggi mi ha in verità molto delusa. Spero con il mio trasferimento  a Trento, di ritrovare un ordine, un metodo e un senso e so per certo che in nessun posto meglio di lì, posso cercare questa centratura.

Avevo deciso che il 1 aprile, sarei ripartita. Avrei dovuto ripercorrere l’Italia al contrario, in un altro viaggio che mi avrebbe vista partire da Lampedusa e arrivare al mio Friuli. Lo avevo deciso mentre ancora viaggiavo l’anno scorso con la mia bici. Mai avrei pensato che tutto intorno sarebbe cambiato così drasticamente.

Eppure, sapevo che tutto sarebbe cambiato con quel viaggio. Lo sapevo, ma pensavo nei mesi che hanno seguito il mio arrivo, che il cambiamento stava avvenendo dentro di me e riguardava soprattutto il “saper lasciare”, propensione stata sempre a me invisa.

il “Saper lasciare” durante quel viaggio mi era entrato dentro. Quando sono tronata ha iniziato a lavorare  nel mio quotidiano, mi ha trasmesso sicurezza e una sorta di ineluttabilità che mai avevo esperito prima. Ho cominciato a lasciar andare prima gli oggetti, poi alcune persone, alcune situazioni  infine anche l’attaccamento al mio  luogo di lavoro in cui mi pareva di non aver più nulla da dare nè da ricevere.

Erano passaggi interiori, intimi, sottili come sono sottili certi pensieri non del tutto distinti, trasparenti come fantasmi agli altri ed anche a me stessa.

Credo sia stata questa energia senza forma e sostanza tangibile che lentamente espandendosi, ha iniziato  cambiare le cose anche fuori di me. Gli armadi più vuoti, un desiderio di ordine nuovo, la consapevolezza di non aver necessità di quasi nulla di materiale, amici nuovi, e tanta voglia di raccontare le mie strampalate visioni. Durante questa fase, pulivo armadi, gettavo cose, vestiti, ricordi, senza un solo momento di dolore. Mentr lo facevo e godevo delle intere mensole, degli interi angoli vuoti in attesa di nuova storia, avevo la netta impressione di fare in sincrono il medesimo lavoro dentro di me. Si son spente amicizie inutili, lavori frustranti, competenze vintage. E’ rimasto poco e quel poco ero io.

Fino alla fine dell’anno tutto era ancora un blob, una pasta densa, di un bel azzurro chiaro, nutriente. Piano piano, si è distinto benissimo la nascita di qualcosa di rivoluzionario nella mia vita. Una piccolissima rivoluzione, perchè una sola vita non trasforma il mondo, ma una rivoluzione grandissima, perchè questa rivoluzione stava trasformando me.

La richiesta di “scrivere un libro”, cosa che desideravo fare ma non sapevo assolutamente come si facesse, mi ha colta di sorpresa.  Ho attraversato varie fasi, lo dovevo scrivere, visto che avevo accettato la proposta, senza sentirmi assolutamente all’altezza.  E’ stata dura. Gennaio e febbraio se ne sono andati così, tra le mille parole, correzioni, rivisitazioni, rivivendo ogni metro da me pedalato.

Può cambiare molto dentro e niente fuori? Non credo. La teroia del Sistemi lo insegna. Così, come semplice conseguenza è cambiato tutto anche fuori. Mi hanno chiesto di andare a Trento, per un anno, in uno dei servizi più efficienti d’Italia, a svolgere uno dei compiti più belli che potessi immaginare e con assoluta incoscienza, ho accettato.

Mi occuperò della divulgazione del “fareassieme” di utenti, famigliari, operatorie cittadini, in vari servizi dell’Area di Salute Mentale di Trento (grande e montagnosa provincia) che comprende anche Sert e Neuropsichiatria infantile. Trento è la madre e il padre del Fareassieme. Lo ha inventato e ne ha fatto un piccolo capolavoro facile da esportare. Cosa potrò portare di nuovo?

Ho fatto un viaggio di 2360 km senza aver idea di esserne capace, ho scritto un libro con la consapevolezza di essere molto fortunata ma assolutamente impreparata, ora mi trasferisco senza sapere cosa dovrò affrontare: non son forse tutti viaggi questi?

Si, lo sono.

Bene, è deciso: racconterò questo mio nuovo lavoro, come ho descrittto il viaggio. Lo racconterò qui. Sarà un viaggio non fatto di kilometri, ma di persone, di saperi esperienziali, di spazi bianchi come è un foglio bianco prima che si inizi a disegnare e io ci imprimerò alcuni tratti.

Inizia fra poco il mio viaggio senza kilometri: il 1° di Aprile, anzi, il 3, che è lunedì. Ma come sempre, i viaggi iniziano prima. Il mio è iniziato nel 2001, il giorno in cui, uno psichiatra a me sconosciuto mi ha chiamato al telefono chiedendomi di raccontare la mia esperienza in psichiatria,  ad un convegno a Trento. Era il dott. Renzo de Stefani, ed in pochissimo tempo, per me è diventato Renzo. Sarà una grande gioia lavorare con lui.  Sarà per certo anche una grande fatica anche perchè è uomo esigente e ruvido, ma ho le forze necessarie per partire, poi si vedrà. Passo dopo passo. Se non ora quando.

Sono viva e vivace ed anche molto entusiasta e spaventata, ma che sarà mai!

Un viaggio è un viaggio. Basta partire piano e allenarsi andando. Renzo: arrivo!