E allora Londra. Tante cose Londra. Innanzi tutto la mia piccolina, incerta sul suo futuro, sul margine di qualcosa che non sa, spinta dalla società verso il tutto e il niente, invero un pó spaventata. Stare comunque qui molti mesi da sola l’ha resa forte e la forza le servirà.
Poi tanti colori. Qui gli uomini son uomini indipendentemente dal colore della pelle. Oddio, se guardi bene alcune brutte forme di discriminazione devono ben esistere se il colore della pelle si fa più bruno man mano che si scende nella scala lavorativa, eppure è anche vero che a tutti i livelli nei gruppi che si incontrano in giro, le persone di diverse nazionalità si mescolano. Passeggiando per le strade si incontra tutto il mondo. Guardando quegli occhi nerissimi ed altri azzurro cielo pensavo a chissà quali storie, quali provenienze, quali tradizioni conoscono. Margherita abita a Tooting, quartiere arabo/pakistano/afghano/indiano/russo. Si trovano negozi, ristoranti e scritte di tutti questi paesi.
E ancora: Londra è grandissima. Sono stata in molte città anche più grandi ma chissà perchè Londra mi pare più grande di tutte. Forse perchè è “densa”. Ogni quartiere cambia tutto, ogni posto é diverso da quello attraversato solo poche centinaia di metri prima. Mi piace un sacco.
E parliamo dei musei? Sono tutti gratuiti, liberi, pieni di gente e di scolaresche. Molti bambini facevano una specie di “caccia al tesoro” al British con delle schede che indicavano la tal opera, la posizione e loro dovevano trovarla e compilare tutto quello che la riguardava compreso fare un piccolo schizzo del quadro, della statua o dell’oggetto. Ho pensato a come per tutta la vita quei bambini e quei ragazzi si ricorderanno di quelle opere e di quella giornata.
È che a Londra i musei hanno grandi porte spalancate e semplicemente, si entra un passo dopo l’altro nei tempi d’arte e di conoscenza. Si sente la bellezza entrare nell’anima. Emozione pura incontrare le opere e scoprire il segno nascosto dello scalpello che 2-3-7 mila anni fa un uomo ha impresso, vibrazione profonda vedere la stesura del colore, la pennellata che ogni artista con concentrazione ci ha lasciato, sia esso antico o modernissimo. L’hanno fatto per noi. Hanno fatto uscire qualcosa di personale e ce l’hanno regalato.
Tante cose vorrei raccontare ancora della metropolitana, incredibilmente tessuta, sicura, organizzata e pulita. Mi piacerebbe sapere il flusso di persone giornaliero: un fiume sotterraneo continuo di milioni di persone. E mi piacerebbe raccontare del non rito del cibo che per me è inconcepibile. E ancora del come qui la sensazione è che l’Europa non ci sia proprio, brexit o non brexit. Gli inglesi ci tengono ad essere diversi nella guida, nelle prese elettriche, nella moneta, nelle piccole cose di tutti i giorni.
Ciao margherita. Torna presto nella nostra piccola, provinciale meravigliosa Italia, torna presto.

Foto dal Tate Modern all’imbrunire