buongiorno mondo!

ho sfiorato la vita. Si, non mi sono sbagliata, ho sfiorato la vita in lunghi minuti nei quali a tutti i passeggeri del mio volo per Londra, è sembrato di sfiorare la morte.

Per circa mezz’ora, abbiamo “ballato” sui cieli grigi della GB. C’erano raffiche di vento fortissime e l’aereo era sballottato tremendamente. Abbiamo tentato di atterrare, ma a pochi metri dalla pista, il pilota ha dovuto, con una manovra ardita, riprendere repentinamente quota e rimanere sospeso a mezz’aria insieme a tutti noi atterriti, ancora una ventina di minuti .

Il pilota ha detto due parole in croce che mi son fatta tradurre dalla persona vicino. Con voce affannata ha detto che non “ha preso bene” la pista…

Beh, gente, mi son piaciuta. Intorno c’era il panico silenzioso che è molto più intenso di quello agitato. I coloriti di tutti, compreso il mio, erano per lo più verdognoli, molti occhi erano chiusi. Qualcuno sventolava con varie cose di fortuna, il suo vicino, qualcuno era abbracciato, altri si tenevano per mano. Tutti abbiamo pensato di morire.

Ho pensato anch’io alla mia, alla nostra (mia e di mio marito, verde anche lui) morte. Tutto sommato, i miei figli se la caverebbero ora, quindi il compito l’ho finito. Certo il mio tema, sarebbe stato consegnato un pò di tempo prima della fine dell’ora concessa, ma la sufficienza l’avrei presa, ne sono quasi certa. Standoci su ancora un pochino, avrei potuto alzare il voto, ma sì, come tutti, ho fatto il meglio di quello che potevo e non ho grandi cose sospese nè rimpianti e se si è chiamati, si deve andare.

Io ero calma. Mi son messa dal mio posto a distrarre e a far “respirare” le persone che stavano per vomitare, ho distribuito pagine di giornale nel caso capitasse visto che sulla rayan air non c’erano neanche i sacchetti, mi son sporta a parlare con la ragazza che mi stava dietro e piangeva e con quello che mi stava davanti e si sventolava freneticamente, ho sorriso e rincuorato quella a fianco. Ero lucidissima e attiva.

Poi, tra spostamenti, vuoti, scossoni, sbandamenti, siamo atterrati. E immediatamente in quell’aereo eravamo tutti fratelli. Sorrisi, battute, gioia condivisa mi hanno fatto credere che c’è vita tra noi, che c’è vita nello stare assieme intendo.

Nonostante tutto,  nonostante le persone che rendono difficile il mondo, nonostante le ingiustizie che mi fanno male, i paesani che spaccano i vetri dei camper, la ricerca di denaro e potere che vedo attuata senza alcuno scrupolo in molte parti del mondo, con guerre, schiavitù, discriminazioni e soprusi, nonostante tutto questo, io credo nell’uomo che incontra l’uomo e credo che da soli non si possa, in nessun modo, vivere. Siamo animali sociali e ci piace condividere. Alle volte condividiamo cose brutte, ma in qualche momento fortunato, con gli altri, è felicità

Durante quello scoppio di gioia collettiva ieri, ne ho avuto ancora una volta la prova: abbiamo sfiorato l’essenza della “vita possibile”.