Cosa vuol dire scrivere un libro? sangue e sudore, gente, sangue e sudore.

In realtà, io avevo già scritto una sorta di diario del viaggio, ma assemblarlo in forma di libro è stato, anzi è ancora, una cosa che mi riesce tanto difficle. Scrivo malissimo, ma siccome sono una visionaria, alle volte riesco a depositare qualcosa di evocativo sulla carta, che piace ed è forse per questo che l’Editore mi ha chiesto di pubblicare i miei scritti. Nel rimettere a posto i pezzetti di viaggio  ho ricordato tutto. Mi è stato difficile tagliare, cancellare, togliere delle parti. Di ogni frase ricordo anche dov’ero quando la scrivevo. Ho fatto un viaggio, poi un altro alla prima rilettura e poi un altro ancora alla seconda.

Non so ancora come sarà la copertina, ma cercherò di disegnarne una io, per me, anche se non sarà utilizzata per la pubblicazione. So esattamente cosa voglio. Voglio rappresentarmi felice donna-bambina, perchè questa avventura spessissimo mi ha riportato allo stato d’infanzia.

Sto per trasferirmi per lavoro in altra città e cercando la camera ho avuto una difficoltà. Sto rovistando tra gli annunci che ho trovato di studentesse o giovani lavoratrici. I lavoratori vecchi come me, si vede, si sono già sistemati in appartamenti stabili. Come faccio a dire a queste studentesse o giovani lavoratrici che ho sessant’anni ma anche quindici? Come fanno a credermi?

Vorrei dir loro che sono ringiovanita, negli anni. Vorrei dir loro che da ragazza ero molto più vecchia di adesso e che, a parte il corpo che visibilmente si dimostra “consumato”, sono ancora vivacissima.

Starera, mentre chiudevo le ultime righe di quello che sarà il mio libro del viaggio, stasera, ho capito per un momento, un minuto soltanto, di aver fatto qualcosa di eccezionale.

Ho vissuto.