Buongiorno mondo.

Sono le 6 del mattino e dopo circa vent’anni senza, ho di nuovo la tv, e mi guardo il TG se ho tempo e voglia. Oggi avevo entrambe. Ho acceso la tv con un pò di ritardo e mi son beccata come pima notizia il livore di alcuni abitanti delle zone terremotate che manifestavano perchè il “Governo non ha fatto niente, dove sono quelli che magnano i soldi, non si spendono subito quelli donati etc etc…”

Comincio ad irritarmi, ma veramente, naturalmente  non con le persone esasperate da una situazione difficilissima qual’è la realtà creata da un terremoto, ma da chi fomenta uno stato d’animo che non aiuta, sfruttando lo sfruttabile con  finalità per nulla nobili.

Io sono una terremotata (si rimane terremotati tutta la vita, vorrei dirlo a quelle persone-sorelle). Lo sono del terremoto del Friuli, quello portato a modello come miglior esempio di distribuzione contributi e ricostruzione. E conosco bene i tempi.

Il terremoto del Friuli, è avvenuto la sera del 6 maggio 1976

la seconda e terza scossa distruttiva sono avvenute in settembre, fra migliaia di altre scosse minori, di assestamento. Da quel momento la popolazione è  stata portata sulla costa a una novantina di kilometri dal territorio devastato.

Chi è rimasto nei propri comuni, pochissime persone, è rimasto in alloggi di fortuna creati con materiali di fortuna con le proprie mani o in tenda. Io ho attraversato quel lungo e freddissimo inverno in tenda.

I primi “prefabbricati”, che noi abbiamo sempre chiamato baracche, sono stati consegnati in aprile 1977. La popolazione è rientrata dalla costa.

Da questo momento alla ricostruzione dei centri abitati sono passati da 6 a 10 anni.

Questi sono i “tempi modello” del Friuli. E’ stata dura, la ricostruzione non è semplice. Prima che si possa costruire c’è da sgomberare (da noi si è modificata realmente la conformazione paesaggistica di parti del comune, con la creazione di vere e proprie colline artificiali fatte di macerie), da mettere in sicurezza ogni cosa ancora in piedi, redigere un progetto urbanistico, anzi mille progetti urbanistici, stabilire il metodo di contributi che non possono mai essere “totali” quindi scontentano moltssimo, ma, come da noi è successo, dati con criteri di ricostruzione anche del tessuto sociale. Poi si inizia a ricostriure. Son felice che dopo la fase di emergenza, prima di cominciare a ricostruire a casaccio, ci sia stato tutto questo.

Io sono entrata nella mia nuova casa 8 anni dopo. La mia casa era nel Centro storico di Gemona del Friuli e quando è stata ricostruita, era l’unica in mezzo ad uno spiazzo polveroso grande quanto tutto il centro storico. Avevamo fatto molto più in fretta dei vicini: 8 anni ci abbiamo impiegato.

Anche noi abbiamo manifestato, abbiamo chiesto aiuto, abbiamo lottato. Siamo riusciti a fare di questa esperienza un bell’esempio. Non avevamo ai tempi forze politiche che senza alcuna etica nè “politica” ci sobillavano. Volevamo ricostruire.

Ho letto centinaia di post sui social di persone che non hanno la minima idea della complessità che una ricostruzione comporta, sputar sentenze su ciò che si è fatto e su ciò che si deve fare. Basta vi prego.

Dopo un terremoto è imporante soccorrere subito e poi ragionare, procedere con grande attenzione e dopo, solo dopo, agire con determinazione. Con la fretta si fanno le cose compiute a L’Aquila, ve le ricordate?

Beh, da esperta di terremoto per sapere esperienziale, ho visto una grandissima differenza tra l’affrontamento di questo  terremoto  e ciò che è successo in abruzzo.

Se vogliamo attaccare il Governo, le Regioni, le istituzioni varie, la Protezione civile etc etc,  facciamolo senza sfruttare le emergenze, entrando davvero nel merito di quello che non va, dopo aver studiato accuratamente il tema e possibilmente facendo proposte migliorative realizzabili e utili.

Questa era la via della mia casa, che è lì in mezzo, caduta subito. Le macerie sono state rimosse due anni dopo. Tutto il Centro storico, a parte una breve via, è stato rimosso. La ricostruzione del simbolo di Gemona, il suo castello, è stata da poco terminata. Sono passati quarant’anni.