Ho da qualche anno un blog, che ho lasciato per il mio viaggio. Ne ho fatto uno speciale dedicato proprio al mio peregrinare, ma è ora di riprendere Arcipelagomio.
Chi volesse, potrà leggermi là. (arcipelagomio)
luglio 21, 2016
Pubblicato su https://arcipelagomio.wordpress.com/

Sono esattamente le 3 e 19 minuti. E’ da un pò che son sveglia. Mille pensieri mi frullano in mente, facendo in verità un gran rumore. Di “frullo”, intendo, che è il rumore delle mie insonnie.

Mi capita certe notti. Mi sveglio e un pensiero, come un tarlo, inizia a lavorarmi dentro. Più lo scaccio, più lui torna importante. Certe volte lo riesco ad interrompere leggendo qualcosa, ma stanotte, nonostante sul comodino avessi un libro che ho riletto recentemente e che amo molto, Il fu Mattia Pascal, e nonostante abbia riletto le pagine in cui Mattia/Adriano, construiscono la nuova identità, pagine che mi affascinano tantissimo, stanotte niet. Niente da fare, il “tarlo” ha continuato a scavare gallerie di pensieri nelle quali io, come liquido informe, mi sono riversata e persa.

Ad un tratto mi sono ricordata della meraviglia delle notti del mio viaggio. Mi svegliavo e scrivevo, per un tempo che non aveva confine, perchè il giorno successivo, non aveva confine. Potevo dedicare un’ora o due e l’indomani avrei potuto dormire in qualsiasi momento se mi fosse venuto sonno.

Nella mia routine, è difficile da replicare questa meraviglia. Domani dall’alba fino al tramonto ho molte, moltissime cose che mi aspettano e le ore di sonno che perdo adesso, non avrò il bene di recuperarle domani. Un pò questo pensiero mi agita. Tuttavia, son qui. Sono sulla mia terrazza sul mondo, davanti ad un infinito “finito”, fatto di una grande pianura puntinata di luci bianche e arancioni e risonante di un silenzio rumoroso.

C’è un cane lontanissimo che abbaia. Un cane grande, forse attizzato da un gatto, o magari da un ladro. C’è un brusio di fondo, come un lungo respiro appena appena increspato, che proviene dalla lontana autostrada. Mentre scrivo, centinaia di persone chiuse in scatoline veloci, si spostano chissà perchè e per dove. Centinaia di storie di destini, di speranze e sentimenti, vibrano nel silenzio della notte proprio in questo preciso estante. C’è un rumore di grilli (ho scoperto si dice stridulazione) che forse, data la stagione avanzata, sono invece già cavallette, che penetra vigoroso nelle mie orecchie e proviene da chissà quale prato, quale mondo fatto di alberi d’erba, chissà quale amoroso proposito, chissà quale legge di specie e quale volontarietà.

Ogni tanto, questo silenzio rumoroso, si tace improvviso per l’avvicinarsi di qualche automobile, che passa nelle strade vicine e sovrasta col proprio rumore tutto il resto. Forse è qualcuno che conosco, forse sta partendo per un viaggio, o sta andando al lavoro, o ritorna a casa dopo una notte d’amore o un solitario incontro con sé stesso.

Ogni piccola luce di pianura parla di strade e di case che si allineano intorno e di persone che nei loro sonni o nei loro risvegli vivono la unicità della loro storia.

Davanti a me, appena sopra il’orizzonte, la luna è piena, luminosa e questa sì, davvero silenziosa. Mi illumina, su questa mia terrazza. E’ una luce debole, ma vista la vastità dell’universo, fortissima. La guardo: con le sue ombre parla di storia anch’essa. Ogni avvallamento, che da qui posso solo immaginare perchè son solo ombre confuse, ha una sua origine, una sua evoluzione e una sua antica funzione.

E il tarlo continua a scavare. Non sono adatta a questo mondo. Fatico continuamente trascinata al di là e al di sopra da una forza creativa incompresa e inopportuna.

Ognuno è preso dalle sue cose. Ognuno ha un mondo incomunicabile, come Adriano Meis (fu Mattia Pascal), dentro. Finchè viviamo questa è la condanna: avere un corpo che in qualche modo, limita lo spirito. vorrei anch’io essere respiro di questa notte. Vorrei anch’io fare un “rumore” e che il mio rumore parlasse al mondo del mio mondo.

Me ne stò silenziosa su questa terrazza, a cercare di sentirmi parte, a immaginare di far parte del mondo e di dare parte al mondo in me. Aspetto che i confini, tutti i confini,  non siano più barriere, ma semplici segni senza spessore, da attraversare che aiutano a trovare ritmo e linguaggio.

Adesso passa il treno. Un treno che arriva dall’Austria, o forse da più lontano e va…

Sono esattamente le 4 e 13 minuti.

Foto del 21-07-16 alle 04.23