Buongiorno mondo!

Ieri è stata una giornata strana, vissuta con Augusto in Austria, ma anche con Edith alla Columbia University. Sto leggendo un libro, un bel libro. Uno dei pochi romanzi che leggo ormai.  Quando ero bambina guardavo mia madre leggere saggi e mi chiedevo come faceva. Io rubavo dalle librerie stracolme ogni tipo di romanzo, anche quelli  “proibiti”. Anzi, quelli per primi, ma dovevo stare più attenta e leggerli solo quando mamma dormiva e riporli attentamente quando era sveglia, ma questa è un’altra storia.

Poi c’erano le librerie dei “saggi”. Tentavo di leggerli, alcuni anche riuscivo (ricordo qualcuno sul femminismo, sulla droga, sulla morte), ma erano libri senza storie e facevo fatica. Guardavo mia madre leggere di antifascismo, lotte giovanili, psicanalisi, filosofia e non riuscivo a concepire un libro, tutto l’intero libro, su un solo argomento così “difficile”.

Ora tocca a me leggere saggi. Saggi, saggi, saggi. Mentre li leggo, sento che toccano la mia storia. Si calano nella mia esperienza e nella mia vita. Ora è la volta di un libro di S. Jaako, su di un metodo particolare d’approccio alla psicosi. E la mia mente ha continui sbuffi e sospiri e inquietudini e conferme e mi piace un sacco tutto questo risuonare la mia esperienza.

Credo di aver capito: i “saggi”, hanno bisogno di vita sui quali far presa, mentre i romanzi, la vita, la creano. Per questo da giovane amavo così tanto leggere romanzi, avevo fame di vita e avevo poche storie. Per questo ora che son vecchietta mi piacciono i “libri senza storie”, perchè son ricolma di storie e di vita.

Ieri, tra il verde dell’Austria, distesa su quel prato, son tornata bambina. E mi son trovata improvvisamente a vivere la vita di Stoner e di Edith. I romanzi sono moltiplicatori di vita vissuta.

“Stoner” di J. Williams

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