Il proposito di liberare la mia vita dalle cose, iniziato dalle riflessioni nel mio viaggio, si è rivelata una vera e propria necessità. Mi piace, mi fa sentire bene, mi dà l’impressione di far qualcosa che ha un senso e che prima, semplicemente, non sapevo fare.

Ero attaccata alle “cose”. Ora, mi guardo in giro e penso a come ho fatto ad accumulare così tanta roba in questi anni. E’ morta mia madre, mio padre e ho tenuto tutto. Ma tutto tutto. Ho comprato, accettato regali, chiesto cose fino ad esserne sepolta. Il lavoro che mi aspetta è immane. Sto procedendo come nel viaggio, sola, con le mie forze, ripiano dopo ripiano. Sarà lungo. Lo racconterò come un viaggio, perchè è un viaggio. Prendere ogni oggetto in mano, sapere esattamente l’inizio della nostra storia comune, avere il coraggio (perchè è di coraggio che si tratta) di “lasciare”, allontanare da sé, chiudere quella relazione tra me animata e oggetto investito, attraverso me, di animazione, è un piccolo traguardo.

Sentire, come sento ora una certa eccitazione e una certa bravura nel saper rinunciare a quel legame senza soffrire, è cosa che mi fa star bene.

Oggi è toccato alla ripiano dei libri di cucina e alla mia collezione di bottiglie blu. I libri non ci sono più. Ho tenuto un quaderno scritto nei giorni precedenti la morte di mia madre, in cui lei mi dettava le sue ricette e poco altro. Tra questi libri, ho trovato anche un quaderno dove avevo scritto dei miei primi due bambini. Dentro c’erano le foto di me col pancione, il giorno prima di essere ricoverata per il parto della mia prima bambina: ero io stessa piccolina. Avevo 24 anni. Mi son fatta da sola tenerezza.

Bottiglie blu: se mia figlia non fosse stata qui, non le avrei tenute. A lei piacciono, così, ne ho eliminate solo un poche, ma hanno cambiato senso: son lì per lei e non più per me. Guardandole vedo Giada ora.

Sarà un altro bellissimo viaggio, pieno di ricordi, bei panorami, incontri pregni di sentimento, stupore e novità. Gente, via tutto il “di più”!!!