Il mio viaggio, come sospettavo, continua. Ho da scrivere molte cose ancora che durante il tragitto vero e proprio non ho potuto o voluto affrontare.

In questi giorni mi vengono in mente grappoli di ricordi. Cerco di rievocare i nomi dei posti dove sono successe le cose e quando non ci riesco mi prende un po’ di paura di “dimenticare”. Ma sarà come per tutto il resto: se ne andranno le cose non importanti, e forse fra queste ci sono le esatte coordinate spazio-temporali, e rimarrà l’essenziale ovvero quello che in quel momento ho vissuto, ho sentito, ho goduto, ho pianto. Sarà così, come è sempre nella vita.

La memoria è selettiva e col passare degli anni lo diventa sempre di più.

Qualche analisi però l’ho tenuta proprio per adesso che il mio viaggio “fisico” è finito. Tra queste considerazioni anche quella relativa ai contatti che alcuni uomini hanno ritenuto di poter avere con me.

Avrei voluto fare di questo argomento qualcosa di ironico, e davvero ci sarebbe da ridere ad analizzare ogni fotografia inviatami nello specifico, ed ogni supposta intenzione, ma non è il caso dopo i ripetuti, gravissimi fatti di cronaca successi nelle ultime settimane. Anche io nonostante l’età e la frequentazione di persone dai comportamenti alle volte bizzarri ne sono rimasta turbata e non voglio assolutamente minimizzare, in un momento storico che si carica di dolore e sangue femminile ogni giorno.

Avevo scritto un post intitolato “con la bici si cucca” ironizzando già all’inizio del mio viaggio su un fenomeno imprevisto che accadeva. Ancora prima di partire infatti, orde di maschietti  mi avevano fatto richiesta di amicizia sui social e poi avevano inoltrato svariate forme blande o più decise, di ammiccamenti, sgraditi alquanto ma apparentemente non offensivi. Per un certo periodo, all’inizio dell’avventura ho dato l’amicizia social a tutti. Poi, gioco forza,  sono diventata molto più selettiva e attenta. Ora controllo il profilo almeno un pò e nei casi in cui ci siano donne nude, materiale pornografico, scritte in lingue e alfabeti che non conosco, profili inaccessibili o solo e solamente scemenze e frasi melense, rifiuto l’amicizia. Prima, per un certo tempo l’accordavo a quasi tutti, uomini e donne, e credo siano quelle “amicizie incontrollate” che hanno determinato il fenomeno “schifosetto, anzi molto di più”.

Durante il viaggio mi sono arrivate 11 foto con piselli (peni) più o meno fotogenici.

Sempre ho stentato a crederci che davvero mi arrivassero foto così. Con alcune foto ho dovuto proprio vincere una sorta di negazione che mi faceva pensare fosse altro.

Ma cosa spinge un uomo a inviare la foto del suo pisello (suo?) ad una donna sconosciuta?

Cerco  di fare alcune ipotesi e analizzare la tendenza innata in noi donne al “mea culpa”. Io non sono un maschio e alle volte faccio molta fatica a seguire la logica maschile. So per certo che né io né mie amiche faremmo qualcosa di simile.

Le domande che mi son posta sono molte e, per deformazione mentale di genere, ho subito pensato di aver indotto tali comportamenti e ho analizzato la mia modalità di comunicazione social.

-Poteva essere per qualche foto postata? poteva…? (santi numi, no che non poteva: nessuno ha diritto di intrudere così nella vita di un’altra persona!)

Avevo postato una foto di circa tre anni fa, in cui ero venuta carina, ma assolutamente nulla di che, senza nudità, senza particolari osè, solo più carina delle altre e alla pubblicazione come “foto profilo”, si era scatenata una pioggia di richieste più o meno specifiche. La foto incriminata, che vedete sotto, l’ho prontamente cambiata con un’altra fatta in cucina, senza trucco, molto tranquilla (ma i cretini sono continuati quasi imperterriti).

-Poteva essere l’impresa che avevo annunciato di voler fare? anche in quel momento orde di vecchietti (oltre 65 anni si è ufficialmente nella terza età) o di baldanzosi bellimbusti, mi avevano contattato.

No, non poteva essere questo: il mio viaggio si è rivelato da subito per quel che ho scritto io e i giornali di tutta Italia, una cosa molto seria, tutt’altro che una passeggiata di una donna in cerca di libertà… , quindi, non poteva essere neanche questo il motivo.

– Poteva essere qualcosa che avevo scritto? no. In questo caso sarebbe stato inconsapevole, perché sempre sono stata attenta a non  lanciare messaggi ambigui, conscia delle “Leggi fondamentali della stupidità umana”, del grande Carlo M. Cipolla e proprio per evitare inutile perdita di tempo e di energia.

Mi sono però interrogata anche su questa nostra (di noi donne) ricerca di eventuali colpe. Ce l’abbiamo inculcata. Come se un nostro comportamento giustificasse un’aggressione anche solo virtuale. No, non è così, non può essere così mai e poi mai.

Dunque mi son chiesta quale avrebbe dovuto essere l’effetto secondo chi invia una fotografia di quel particolare anatomico ad una donna di cui non sa nulla: che cosa vuole?

Nella migliore delle ipotesi , forse, vuole “attizzare”. Beh, maschietti, ve lo dico. Noi donne siamo poco “visive” e inoltre l’inquatratura del sesso, avulso dal contesto, anche esteticamente, non è granchè.  Ammesso e non concesso che uno di questi uomini mi avesse potuto potenzialmente interessare, con quell’invio si sarebbe giocato ogni qualsivoglia possibilità per sempre.

La prima cosa che ho pensato e come tante altre donne oggetto di queste “aggressioni” è che il suddetto uomo è uno stupido, in quanto appunto approccia nel modo sbagliato, ed è anche una persona aggressiva. Le due cose, stupido e aggressivo,  sono già gravi. Assieme si potenziano e sono decisamente deleterie.

Poi mi son chiesta: vuole forse aggredire? Questa ipotesi mi pare plausibile. Credo che alcune donne siano molto disturbate da una foto così che appare improvvisa sullo schermo dei messaggi. Ho avuto testimonianza di persone che hanno avuto paura, che si sono cancellate dal social, che si sono sentite “invase”. A me non è successo questo ma si, ne sono rimasta spiacevolmente colpita. E’ stata violata la mia sfera personale senza alcuna autorizzazione.

E’ questo, ometti invianti foto di peni, che volete fare?

E’ bene sappiate che è un’aggressione. Una vera e propria aggressione. Ingiustificata, stupida, volgare aggressione. Così è e così l’ho vissuta io.

Quello grave paradigma che dice che se l’uomo aggredisce sessualmente è colpa della donna, purtroppo noi ce l’abbiamo dentro. Per mettere una minigonna, anche se la moda la suggerisce, dobbiamo saperci prima difendere dagli sguardi, dai commenti e in alcuni casi addirittura dai toccamenti. Per portare una scollatura, si deve raggiungere una certa maturità altrimenti siamo vittime di battute anche di amici a cui spesso, non sappiamo far fronte.

Nonostante l’età per il solo fatto di essere da sola, in molte parti d’Italia mi sono sentita “aggredita”  da sguardi indiscreti e alle volte indecenti. Ometti, crescete.

E mi chiedo, questi 11 piselli, hanno a che fare con quanto succede oggi alle donne? alle molte donne che vengono insultate, picchiate e perfino uccise dagli uomini?

Credo di si.

Ricevere fotografie di peni è senz’altro una “cosa schifosetta” e molto, molto di più.  Disturba, mette insicurezza, fa sentire una distanza incolmabile tra generi e l’impossibilità a comunicare.

E se anche io, che c’ho un’età, ho liquidato i fatti con una smorfia di pena, ne sono rimasta colpita. Non è così che a noi donne piace essere contattate, non con la forza, non con l’oscenità (un pene in sé non è altro che una parte anatomica quindi non è osceno, ma l’invio di una foto non richiesta né autorizzata lo fa diventare tale), né con la stupidità.

Siate gentili, siate premurosi, rispettate la vita e la dignità, rispettate i tempi e la volontà di noi donne. E la sfera personale.

Mi dicono che ci sono anche donne che inviano fotografie del genere. Non ci posso credere. Noi donne, credo, abbiamo bisogno di un minimo di relazione foss’anche data da un brevissimo scambio di messaggi. Non credo che inviamo la foto del nostro sesso ad una persona del tutto sconosciuta e se alcune lo fanno, allora quanto sopra detto, vale anche per loro.

mila1