Questo viaggio è come una festa a cui partecipa il mondo. Mentre mi incontra mi offre inaspettati regali.
Ieri sera un nuovo, casuale (esiste il “caso”?), cangiante dono: incontro con Don Ciotti. Eravamo così pochi che siamo riusciti a sentirci da vicino, in un cerchio di pari. Le riflessioni avviate da Don Ciotti riguardano i suoi temi, quelli per cui lavora da una vita, la mafia e il suo essere infiltrata ovunque, la prevaricazione, l’economia senza etica, l’ecologia, il “noi” e l’inesorabile e incessante necessità di costruirlo passo dopo passo, non dando nulla per scontato.
Ha anche parlato della solitudine, della paura e qui, con una forza che ho sentito sulla pelle visto il posto, qui a Lampedusa, del commercio di vite umane ingiustificato e ingiustificabile che sta avvenendo sotto i nostri occhi e di questa comunità che sta tentando, per quel che le è concesso, di “accogliere”.
Avevo trascorso i giorni precedenti con un’angoscia importante, pari al vento che fortissimo soffiava sull’isola. Vedere, meglio, guardare, con volontà e coscienza, quel mare bellissimo davanti a me e sapere ciò che in quel mare proprio nell’esatto istante in cui lo guardo succede, non è facile. Ho pedalato fin qui per potermi sentire parte anche di questa realtà. Realtà, che si svolge sul mare, ma anche in terra, attraverso confini che non si sa perché sono stati stabliti, limiti territoriali non segnati solo sulla mappa, ma che diventano territori di storia e filo spinato, di non libertà e separazione mentre forse, dovrebbero servire per la miglior organizzazione e valorizzazione delle risorse. La mappa non è il territorio. Santo cielo quanto è vero. In senso metaforico ma anche letterale.
Augusto, mio marito, mi ha preparato decine e decine di fogli con “la mappa del giorno”, ovvero il tratto di strada di ogni tappa. E’ stato un lavoro lungo di cui gli sono grata. Per me è stato bellissimo sfogliare di giorno in giorbno questa italia “a pezzetti”. Ho imparato che…la mappa non è il territorio. E i confini non sono una linea sulla carta, che divide uno spazio colorato dall’altro: sono segni intrisi di sangue, pieni di storie di potere, di sopraffazione, di grandissimo inutile dolore. Tutti i confini.
E’ che quando si chiude ci si difende, si ha paura, si vive in una continua tensione atta a preservare ciò che si ha, non ciò che si è.
Anche la chiusura di noi stessi è così.
Ieri sera mentre ero poi sola nella mia stanzetta, ho provato un grande fastidio per un amico che, ahimè, non si è comportato da amico.
Mi sveglio stamani pensando che anche questa mia voglia di allontanarlo dalla mia vita, è un confine che ho tracciato e mi chiedo perché l’ho segnata, questa barriera. Ogni sbarramento, sia esso territoriale o di cuore dimostra una debolezza propria. Ci ragionerò. A partire dai confini tra nazioni e continenti, di giustizia e ingiustizia, di lecito e illecito, di umano e non umano, di economico ed ecologico, dei quali ha parlato Don Ciotti.
Ci ragionerò. Ha a che fare credo sempre e comunque con l’amare e il non amare, che è un confine arbitrario e impossibile.

ciotti