biciterapia

"percorreremo assieme le vie che portano all'essenza" Franco Battiato

Forse trovo Venerdì…?

Questa mattina alle 6.25 sono sbarcata sull’isola di Linosa. Mi è stata consigliata da tante persone qui, ma tra tutte, Gaspare (lo psichiatra umanista di Messina) mi è sembrato quello che avesse capito meglio cosa cercavo. A casa lo sanno: trascorerò, se avrò vita per farlo, un lungo periodo in un’isola, un’isola piccola, dove poter conoscere il mare e me stessa. Io amo con intensità il mare. Non so se sarà questa quell’isola, ma è bene che inizi a cercarla, la mia.

Non ho mai fatto una vacanza in un’isola. Non le concepisco con tanta gente, caldo furioso, tempi da rispettare. Ora sta cambiando tutto per me. Dentro di me sono in Samnyasa. Con un po’ di anticipo sui tempi dettati dall’induismo, ma per me è Samnyasa. Ho vissuto in fretta, riempito ogni minuto, sentito con tutti i sensi, molto amato, molto pianto, molto riso. E’ come se fossi più vecchia dell’età che ho e al contempo fossi ancora una bambina, con quella potenza e curiosità che si ha quando ancora non si è imboccata “la strada”.

Vivere su un’isola: qui ci sono 400 abitanti. Sempre gli stessi, per tutta la vita. Chi nasce, chi muore. Qui il ciclo si assapora, qui, deprivata di mille sovrastrutture inutili, la comunità è nuda e cruda. Così m’immagino sia essere persona in una piccola isola.

Avrei potuto continuare il mio viaggio stamane e arrivare a Lampedusa, ma voglio procedere piano, senza fretta. Ho voglia di arrivare, ma vorrei farlo, come dice il grande Fabrizio “a piccoli sorsi interrotti”.

Linosa e Lampedusa, sono così a sud da essere davvero punto di contatto tra Africa ed Europa. Che grande compito per piccole isole.

Questa notte, dormicchiando sulla nave ripensavo al mio viaggio, come al viaggio della vita. È così. Dietro si ha una ricchezza infinita, ma ormai intangibile. Mentre si vive, quel dietro, si perdono mille frammenti. Possiamo vedere solo quello che sappiamo vedere. Solo con quello che siamo, con quello ci è stato dato possiamo osservare, sentire, commuoverci. E il mio “dietro”, che mi permette di vedere e di vivere il presente. Sono felice che ci siano stati i genitori che ho avuto.

Mia mamma, una donna di una cultura sterminata, profondamente ricca di conoscenza e di desiderio di capire l’umana complessità. Professoressa di filosofia, appassionata di letteratura. Mio padre, naturalista prima che il mondo si accorgesse di quanta ricchezza c’è nella natura, amico degli animali, selvaggio e passionale, grande disegnatore e artista che aveva la poesia dentro. In me c’è tutto, sono fatta di questi due sguardi così diversi e ricchi. Ho avuto grande fortuna.

Per molti lunghissimi anni, questo vedere cose, (mi ricorda il Fu Mattia Pascal che sto rileggendo) con un occhio “storto”, mi faceva sentire molto sola. Pareva che non potessi condividere con nessuno (pare anche adesso, ma adesso lo accetto) perché gli altri non potevano, neanche volendo, vedere le stesse cose mie. Ho sofferto moltissimo. Nella follia si parla di realtà che non si può condividere, ecco, se la follia è questo, beh, io sono folle. Vedo così chiaramente particolari e indizi che non posso assolutamente condividere perché nessuno li percepisce come me. Per tanti anni ho cercato di parlarne, di spiegarmi, anche di dipingere questo mio vivere, ma credo che sia scrivendo che mi faccio capire, credo a quasi sessant’anni di aver capito che è questo il mezzo che mi è stato dato per comunicare. Scrivo e scriverò. Non posso farne a meno….

E mentre adesso mi perdo un po’ in tutti questi pensieri da “accumulo di viaggio”, intorno a me c’è un mondo sconosciuto: galline isolane che chiocciano, silenzio di automobili o di qualsiasi altro rumore meccanico. Gli uccellini cantano e ora un autoparlante lontano annuncia “è arrivata la frutta”. Così vanno le cose qui. Sono le 7,30. Il sole è dorato, il mare è blu. Posso vederlo a 250 gradi intorno. Nell’unico spicchio dove non c’è, inizia la gente, le case, il paese.

Ora vado. Prendo la mia bici e girovago per queste antiche strade. Cercherò di perdermi. Andrò dove pochi vanno, sicura che qui, non si perde nessuno. Oggi sono io l’attrazione dell’isola: sono già venute, mentre scrivo, persone ad accogliermi e a conoscermi.

Ho un’isola da conoscere amch’io ho un’isola da sentire nell’anima. Sono sicura che mi parlerà e io son sicura, ascolterò.

Chissà se trovo Venerdì…

ps: difficoltà con internet mi impediscono di caricare le foto. Lo farò in altro momento

 

 

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2 Comments

  1. antonio

    “l’isola che non c’è” è dentro di te.

  2. meri

    ciao Mila, anche io mi perdo come dici tu in storie da film. Vedo una immagine e lì la mia mente vola in storie incredibili in cui mi perdo. il mio pensiero è pieno di particolari di sensazioni di colori e di passione. Mi consolo sapendo che c’è qualcun’altro che prova questa emozione

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