Palermo. La meta, Lampedusa, è sempre più vicina, ma son felice di fermarmi qui qualche giorno. Palermo è molte cose, è patria di mafia e di mare, di cultura e di nobiltà, di storia e proletariato, di mercati e palazzi. Qui mi stavano aspettando amici di Parole Ritrovate ed altri nuovi amici. Queste mie considerazioni sono come sempre, un volo su ciò che ho visto e provato e non vogliono addentrarsi in una complessità di cui so solo superficialmente.

Palermo è indiscutibilmente bella, ricca di storia e di cultura. Piena di luce che crea chiaroscuri forti. Piena di colore. I quadri di Guttuso, sono Palermo: carichi, colorati, zeppi di contrasti anche dove non te li aspetti. Che dire dei monumenti? Pazzeschi. Che dire delle strade? Bellissime nella loro linearità e ritmo. Che dire della gente? Gentili tutti. Si sente un genuino orgoglio per questa città da parte dei suoi abitanti. Nei confronti di questa mattacchiona che ha attraversato l’Italia, tutti sono molto protettivi: non andate là che è troppo lontano, state attenta alle automobili che corrono, salite sul marciapiedi che siete più sicura. In verità, a Palermo, si guida intuitivi anche la bicicletta. Non ho mai avuto il rischio di essere centrata se non quando diligentemente ho rispettato uno stop sulla linea, ho atteso che scattasse il verde per partire, ho dato precedenza senza forzare. Qui bisogna esser fluidi. Una occhiata, ci si capisce, uno dei due si ferma e l’altro va. Mi piace girare in bici per Palermo. Lo trovo “creativo”

Anche volando raso terra, qualche ombra in questa città,  l’ho trovata sì. Non c’è una grande considerazione dell’intelligenza dei turisti così, spesso, si è un po’ imbrogliati. Ho dormito nei peggiori posti di tutto il mio viaggio, forse anche dei miei viaggi in generale, compresi India, Africa e Cina e che quel che dico non è un complimento. Ma Palermo rimane una città bellissima, da visitare assolutamente, solo che è meglio stare un po’ attenti. Si tratta della medesima impressione che ho avuto a Roma.

Per capire dov’ero e per in qualche modo, con la mia ricerca e presenza, ringraziare chi dedica una vita alla conoscenza, ho voluto incontrare Umberto Santino, direttore del Centro Siciliano di Documentazione “Giuseppe Impastato”, che ha raccolto in 38 anni di attività, insieme alla moglie, un archivio incredibile di atti giudiziari, giornali, libri e pubblicazioni varie sulla mafia. E’ uno dei militanti democratici più impegnati contro la mafia ed i suoi complici. E’ uno dei massimi studiosi a livello internazionale di questioni concernenti i poteri criminali, i mercati illegali, i rapporti tra economia, politica e criminalità. Entrare nella sua casa-studio è come entrare in un tempio in cui sono raccolte e catalogate minuziosamente con immane dedizione tutte le vicende legate alla mafia in questa città, in questa regione ed anche in tutte le altre terre in cui ha potuto espandersi. Un patrimonio ricchissimo, davvero emozionante. Lui una persona rigorosissima capace di aprirsi, non dopo una attenta valutazione di chi ha davanti, in sorrisi  timidi e dolci.

In villa Niscemi, da lasciar senza fiato per la bellezza, ho poi incontrato il sindaco, alcuni suoi consiglieri e il direttore del DSM per uno di quegli incontri “misti” che, provocati mettendo in rete le mie personali,  variegate e, per stare in tema, “schizofreniche” conoscenze, in tutta Italia stanno iniziando a dare i primi frutti. Come sempre però il mio cuore ha sussultato per l’incontro con le Parole Ritrovate e gli Utenti Famigliari Esperti di qui. Anzi, dopo l’esperienza di B&B disastrosi (mi dicono ce ne siano di stupendi: devo esser stata sfortunata), sono proprio a casa di Anna, una UFE che mi ha regalato oltre che ad una ospitalità squisita, anche grazie a Rino, suo figlio, aria di famiglia, cosa di cui ho bisogno già da un pò.

Insieme al mondo di utenti e famigliari ho incontrato anche nuovi amici della cooperativa Officina22 e molte altre associazioni con le quali ho continuato a parlare del Fareassieme, di Parole ritrovate, della proposta di legge 2233.

Sono da 50 giorni via da casa: sento che è tempo di tornare. Devo fare pochi chilometri per raggiungere Porto Empedocle e sento che mi pesano come macigni. Vorrei prendere un treno, andare di fretta al porto, imbarcarmi domattina e rientrare a casa dopo pochi giorni. Non sarà così. Avevo previsto mi sarebbe arrivata la “crisi” da lontananza. In modo forte e chiaro è arrivata ora. Questa mattina inforcherò la mia bici, caricherò sulle spalle il mio zaino, la mia esperienza e la mia solitudine e via andare. Sarà forse più lento questo tempo che mi separa dal ritorno. Ho voglia di tornare.

Penso alla mia meta, penso a quanti da quella meta, vorrebbero tornare alla loro casa se potessero, a quanti, da quella stessa meta, vorrebbero trovare una nuova casa sicura, se potessero. La mia nostalgia, si risolverà in pochi giorni, la loro, forse in anni e anni, o mai più.

Lampedusa, arrivo. Un po’ mesta e stanca di girovagare. In attesa di altri incontri e intrecci di conoscenze che di certo mi renderanno ancora più ricca. A casa, dovrò fare il difficile lavoro di recupero di tanti aspetti del viaggio. Tra questi ci metterò anche questa mia sopraggiunta, forte, inarrestabile voglia di casa con la quale da adesso in poi, fino all’ultimo giorno, so di dovermi confrontare.

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