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"percorreremo assieme le vie che portano all'essenza" Franco Battiato

linea della vita

Ieri mi è sembrato improvvisamente chiarissimo: sono nel mio viaggio esattamente come nella mia vita. Se dovessi tracciare su una riga la mia posizione adesso, in viaggio e vita, le farei coincidere. Manca ancora un pezzetto, ma sono quasi alla fine.

Vado lenta ora, starò due giorni a fare pochi chilometri, poi mi godrò Palermo e quel che in quella città mi stanno preparando (grazie Toti, Rita, Dario, Arianna, Grazia e a tutti gli altri) per altri due…tre giorni, poi lenta scenderò attraversando terre che hanno tremato, e andrò al mio traghetto.  Sarà lunga la traversata, quasi 10 ore e poi…. arriverò e avrò compiuto il mio proposito.

Vado lenta nella vita ora, mi son presa questi due mesi per riflettere, per pensare, per sentire fino in fondo perché, seppure mi sento dentro così tanta energia, non sono mai riuscita a farmi riconoscere un valore e soprattutto perché ho così bisogno, forse oggi un po’ meno, di questo riconoscimento esterno.

Fra poco tornerò a casa diversa e mi spaventa un po’ il rischio di ridiventare uguale.

Ho chiesto ad Augusto, mio marito, di iniziare del piccoli lavori di riadattamento in casa, che avevamo programmato da tanto e mai fatto.

Voglio provare a cambiare anche l’involucro oltre al contenuto.

Quest’anno la mia figlia piccola farà la sua prima esperienza fuori casa, ed anche per noi cambierà tutto. Sono 35 anni che siamo genitori. Si, è vero, si rimane genitori per tutta la vita, ma intendo che sono 35 anni che abbiamo figli di cui occuparci nella quotidianità e quest’anno finirà questa fase. Possiamo fare vecchiaia beige, davanti a tv o computer o vecchiaia piena di sfumature cangianti come una notte boreale. Io ho scelto e l’ho fatto in questo viaggio: notte boreale.

E Samnyasa per finire questo pellegrinaggio come “asceta errante”. Il giro d’Italia è l’inizio del mio Samnyasa.

Nota dolente, il mio lavoro. Dovrò prendere decisioni importanti, per non ridiventare uguale. Ho incontrato decine e decine di realtà di Salute Mentale, come posso essere “uguale” a prima? Impossibile

Mi ha molto colpito che nonostante l’aver contribuito “dal basso” al cambiamento del mio CSM, nessuno dei miei dirigenti abbia avuto la curiosità di sapere cosa sto facendo, perché lo sto facendo e cosa c’entra in tutto questo la Salute Mentale (anche la mia ben s’intende). Nessuno. Questo viaggio è un progetto realizzato con l’APS Fareassieme FVG, nata dagli utenti e famigliari del CSM.

Molti soci dell’associazione, mi hanno raggiunto a Bologna e Roma dove siamo stati accolti con grande visibilità. Altri verranno a Lampedusa, in un viaggio per molti, impensabile ed epico (in realtà lo è per tutti. E verranno persone della Salute Mentale da molti parti d’Italia).

Come è possibile che nessun dirigente e pochi operatori se ne siano interessati? Anche solo per cortesia, se non per vero interesse. I soci-utenti me lo dicono spesso: ci sono rimasti malissimo. Difficile da spiegare. C’è in me qualcosa che non funziona se non sono riuscita a trasmettere la forza e, a ben vedere, l’utilità di questa nostra iniziativa. Devo capire come posso migliorare e se c’è margine.

Eppure adesso che ci stiamo “accreditando”, ovvero una società canadese viene a “farci le pulci” per vedere se siamo, come servizio territoriale, bravi o no, se ci sono aree migliorabili o meno (mi piacerebbe sapere quanto costa questa operazione di accreditamento), le cose che da decenni porto avanti, paiono essere valutate, quindi forse avevano un minimo interesse anche dieci anni fa, senza nessuna società canadese intorno. Adesso forse, diventa strumentale che facciano parte del Servizio, che è cosa comunque buona. Certo, io, come sempre, sono un po’ ingombrante.

Gruppi AMA (non solo come gruppi ma come seme di responsabilità individuale), incontri con famigliari (non solo per sostenere ma per co-costriure), organizzazione di eventi e attività di comunità, offerte di socialità tra persone, valorizzazione delle risorse e del sapere esperienziale di ognuno, la realizzazione prima e l’implementazione poi dell’Associazione Fareassieme FVG, creazione di attività che abbiano sempre un risvolto pratico, positivo e tangibile per la comunità, dalla pulizia autunnale del parco che ha a che fare con la cittadinanza attiva e col “bello” (organizzato tra salute Mentale e scuola), alla realizzazione di manufatti per raccolta fondi per i progetti che via via abbiamo sposato (che ci hanno permesso di metterci in rete con mezza Italia oltre che con il territorio), formazione e auto-formazione continua.

E io sono lì a boccheggiare, in difficoltà a mantenere uno spazio fisico e mentale di autonomia nel servizio.

Niente di insolito: è l’istituzione. E’ per tutti o quasi così al suo interno. L’ho visto in molta parte dell’Italia che ho incontrato. Poco interessano le qualità delle persone o le risorse che possono esser spese in modi altrnativi e molto importa l’andamento generale, alle volte tarato sul mantenimento dell’esistente e di avulsi protocolli declinati da burocrati. Il concetto del “meglio così che peggio” o quello “noi siamo meglio di tanti altri”, stritola ogni iniziativa nuova.

Le Aziende Sanitarie sono lontanissime dall’essere aziende vere. Ha preso il sopravvento la parte meno nobile dell’imprenditoria.

L’imprenditoria, senza assunzione di rischi, muore. L’imprenditoria, deve saper valorizzare le risorse tutte ma le risorse umane sono il fulcro (e in psichiatria il vero investimento possibile). L’imprenditoria deve tendere al meglio e mai al mantenimento, deve essere curiosa, propositiva, sperimentare nuovi ambiti, investire seriamente su quei settori di attività che hanno dimostrato di portare frutti.

La burocrazia deve esserne parte ma non piegarne la progettualità.

Che pippe mi faccio. Forse questo sistema non mi è più compatibile e io non ho la capacità di trasformarlo o forse non ci credo più.

Ho gettato al vento 20 anni del mio lavoro? No, assolutamente no. O almeno spero…

 

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1 Comment

  1. Marinella

    Le persone, in questo sistema, fanno la differenza. Purtroppo il cambiamento risulta difficile. Ma metterci umanità, tutta la nostra possibile, non passa inosservata nel nostro piccolo. Non certo al vertice.

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