biciterapia

"percorreremo assieme le vie che portano all'essenza" Franco Battiato

Pista ciclabile

Da Amalfi a Salerno, è un sali-scendi continuo, con strada strettissima  allietata però da panorami mozzafiato, che si godono anche sotto la pioggia o quasi.

Ho definitivamente capito una cosa di me, facendo quel tratto: il mare inaccessibile non mi piace. Ho bisogno di incontrarlo il mare, di sentirne il rumore, l’odore, possibilmente di toccarlo. Un mare anche bellissimo, in fondo al dirupo mi pare uno spreco inaccettabile. La costiera amalfitana, se piacciono i panorami marini, è straordinaria, come straordinarie sono le costruzioni abbracciate strette alle roccie, che si inerpicano su per le ripidissime montagne. Sotto, il mare, lontano, spesso irragiungible.

No. Non è il mio mare questo. Io lo voglio vicino. Così, dopo la caratteristica Vietri e il lungomare di Salerno, quando mi sono trovata sulla “litorale” in direzione Paestum col mare a pochi passi, mi son sentita finalmente in pace.

Illusa. E’ durata poco. Nel giro di pochi kilometri, la strada è rientrata un pò all’interno, quel tanto da non vedere più il mare. Tra me e il mare c’era boscaglia o bei boschi di eucalipti, o dei bellissimi pini marittimi e comunque tante immondizie e il mare potevo solo immaginarlo al di là. Lo immagno spesso “al di là”. Anche quando non c’è. Amo tanto il mare, mi rappacifica con tutto, mi fa sognare di scivolarci sopra a volo radente, di raggiungere l’orizzonte e poi ancora e ancora altro orizzonte. Ah, il mare!

Ma tant’è, non lo vedevo. La “litorale” è un interminabile rettilinio. 30 km di rettilinio con a fianco una “ciclabile” a tratti anche bella ma perlopiù piena di immondizia, di crepe e cunette, che la rendono impraticabile.

E’ la seconta strada con moltissime prostitute che faccio. Mentre avanzavo ho pensato ad una “osservazione fenomenologica”, basandomi in verità solo su queste due esperienze.

Prima di Napoli ed ora, dopo Salerno, le prostitute ci sono ad ogni ora del giorno. Tante. Le prime, anche a Castel Volturno, sono bellissime ragazze probabilmente dell’est disposte molto distanziate le une dalle altre. Prostitute come uno se le immagina, volgari, algide, con uno sguardo non rassicurante. Alcune mi parevano drogate dallo sguardo indifferente e distante. Ho visto clienti solo da loro. Scorrendo la strada, ho assistito alla trattativa di un cliente. Si è fermato proveniente dall’altra corsia. Auto normale e pulita. Dal mio lato della strada, una ragazza alta con tacchi 20 che la rendono altissima parla un momento, poi attraversa la strada. Io passo vicino e guardo l’uomo: un ragazzo apparentemente di 35-37 anni, proprio normale, pulito, ben vestito. Lei, con vistosissima masticazione di una gomma, sculettante e vestita in modo molto provocante. Una pretty woman prima dell’innamoramento: lo stereotipo della prostituta navigata. Boh, io non capisco, non posso capire.

La seconda osservazione è che più rettilineo è e più ci sono prostitute. La terza è che queste strade iniziano con ragazze belle e diradate (una ogni 50-100 mt) e man mano che lo squallore intorno aumenta, aumentano anche le prostitute e diventano di colore, spesso cicciotte, vestite malissimo, con abiti che ho visto solo in qualche negozio cinese, di rete, con strappi ad hoc, attillatissimi. Oggi quasi tutte avevano dei bastoni nei dintorni. Alcune vi si appoggiavano altre lo tenevano per terra. La pista ciclabile, a circa 20 km da Paestum, diventa stretta e piena di piante, ma è in terrabattuta liscissima e decido di passare lì. L’erba alta da un lato ed anche dall’altro che aumenta man mano che mi avventuro, mi incute un pò di preoccupazione soprattutto quando incontro prima un carbone (serpentone nero, bellissimo) tranquillo e poi uno che si erge come per balzarmi addosso (all’ultimo momento, si gira e con un salto se ne va dalla pista quando ormai sono a circa due metri ovvero quasi sopra, già con le gambe belle alzate. Non ho paura dei serpenti, non in particolare, ma pensarlo attaccato alle mie gambe non mi garbava per nulla….). Ogni tanto mi vengono incontro rari ciclisti,   immigrati di tutte le sfumature di marrone. Qualcuno mi saluta. Io sorrido sempre. Quasi tutti si fermano per lasciarmi passare. Penso che potrebbero essere miei figli. Poveretti. Figli in questo schifo. Forse loro pensano che potrei essere loro madre e mi danno spazio.

Con le prostitute fino ad oggi non ho avuto nessun rapporto, è come avessi un pò paura di qualche reazione che io non avrei saputo leggere. Fino a oggi tiravo dritto per la mia strada senza rivolgere neanche uno sguardo. Oggi ho voluto cercare una qualche relazione fugace. Ho provato a guardarle come inizio.  Alcune mi hanno fatto cenni di leccamenti, altre hanno sostenuto lo sguardo in tono di sfida.

Poi il pensiero: anche loro potevano essere mie figlie. Ho iniziato a salutarle e sorridere. Ho ricevuto un saluto ed un sorriso sempre. Povere ragazze. Che ci fanno su questo rettilineo con quel bastone accanto e quell’erba incolta, quella immondizia, quei fuochi accesi…? Perchè sono lì…? Chi saranno quelle bestie di clienti che le cercano? A cosa dovranno sottostare? Ho sorriso con il cuore in gola e una simpatia grande e ho ricevuto bellissimi sorrisi, finalmente senza maschera.

Lungo questa statale, con la ciclabile a fianco, ogni tanto ci sono delle strade che vanno nel bosco probabilmente verso il mare. Penso che forse d’estate si trasformano in posteggi chissà. Ad un tratto, un ringhio e un abbaiare forsennato. Non ho neanche visto chi mi seguiva: erano due cani grandi, questo lo so. Uno mi correva a fianco e l’ho guardato per un momento: grande, biondo, con 7500 denti che mi  faceva vedere tutti. Inizio a correre, pedalo forsennatamente, sento che si avvicinano: due prostitute si scansano, due più lontane, prendono il bastone e iniziano a urlare, le supero. Forse, il cane biondo, quello che cercava il mio polpaccio, mi ha toccato la gamba. Io corro, il pensiero è che non devo cadere, che non posso girarmi a guardare, corro corro corro…

Dopo un pò, inizio a piangere, ma non mi fermo. Corro. Piango con la voce, che per me è strano. Io in genere piango silenziosa.

Pedalo con foga lungo quel rettilineo, non più sulla pista ciclabile, ma sulla statale. Mi fermo dopo una decina di kilometri ad un bar, alle porte di Paestum, ormai distante dal punto di paura. Entro nel bar e prendo un succo di mirtillo. Rosso scuro. Mi siedo e guardo: ho del sangue rosso scuro, ma meno scuro e più rosso, sulla gamba. Non so cosa c’è sotto. Mi lavo: un buchetto e due, tre tagli … e tutto nero attorno come fosse una botta, una cosa così. Non ho nessunissimo male. Ora si, ora “scombatte”, pulsa, brucia.

Mi tremano le gambe e piango ancora, ma lì al bar, scendono le lacrime senza voce. Ho voglia di sentire i miei affetti. Ho bisogno di saperli con me.

Avevo paura di incontrarli i cani. Li ho incontrati, cazzo!

 

Questo è il rettilineo qualche km prima del fattaccio. Andando avanti si infoltisce l’erba e spariscono le transenne. Si passa appena…

Le prostitute sono ancora abbastanza diradate.

#biciterapiamila #milavagante #futurebike

 

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