biciterapia

"percorreremo assieme le vie che portano all'essenza" Franco Battiato

L’onda

Ancora Napoli, niente bici. Sono stanziale, riparto domani per Roma ma sto viaggiando ugualmente. Non so se sto viaggiando o se sono ferma sulla riva del mare ad aspettare che arrivi l’onda più grande che mi prende. So che è notte. C’è la luna, vedo intorno, ma il mare è nerissimo.

Non è paura quella che sento qui sulla riva, è voglia di capire fino in fondo, di vedere se l’onda che aspetto, è diversa dalle altre anche prima di prendermi, o forse è identica e mi coglie di sorpresa come sempre mi coglie di sorpresa. Certo è che la conosco. Le impressioni che provo ora, si acuiranno, mi sentirò più sola del sola, mi parrà ogni cosa senza senso e sentirò quella immobilità invadermi e al contempo la consapevole urgenza e necessità di muovermi senza alcuna possibilità di farlo.

Questo viaggio è un viaggio fatto di spazio che si misura in kilometri, di tempo che si misura in giorni e di spazio e tempo che si misurano solo con un metro proprio, personalissimo, vissuto, che è tutto altro e si distanzia molto dalle misurazioni condivise e convenzionali. Quando dico che fino ad ora ho pedalato per 1185 kilometri, dico una sciocchezza, una sciocchezza comprensibile. Io ho pedalato attraverso stati d’animo, panorami, cieli ed erbe, brutture e bellezze, in solitudine o popolata da mille persone che erano con me anche senza essere con me. Ho compiuto tratti lunghi come in trance, avvolta e difesa dai miei pensieri ed altri in cui ero attentissima ad ogni centimetro di terra superata. Ho amato, sperato, goduto, ed anche pianto, gridato, chiesto aiuto.

E’ il mio ventiquattresimo giorno, anche questa è una sciocchezza comprensibile. Tutti sappiamo cosa sono ventiquattro giorni. No. Solo io so cosa sono stati questi ventiquattro giorni per me. Ho cercato, come ho potuto di riassumerli a tratti, ma tanto e tanto ancora avrei da scrivere, da ricordare e da elaborare.

I giorni sono stati scanditi da sonno e veglia, da sogni di sonno e sogni di veglia, da paesaggi attraversati in lentezza e città scivolate come lampi. Da pensieri che correvano più di me e altri dai quali non mi son fatta raggiungere. Tempo e spazio vissuto, Eugène Minkowski. A questo mi riferisco.

Dunque mi sento un po’ cadere. Aspetto che quest’onda mi travolga un po’ e cercherò di registrare cosa succede dentro di me. Ho molti sensori alle braccia che registrano cosa mi sta succedendo a livello di corpo, ho solo me stessa come sensore per registrare cosa succede nella mia mente. La fatica ha portato con sé una iniziale esaltazione. Un senso di “frizzantezza”, un energia nuova. Si è stanchi nel fisico, ma ci si sente fortissimi nella mente: ce la stiamo facendo. E’ qualcosa di straordinario per me, e forse per molti, superare la paura di non farcela. E io, credevo di non farcela, credevo sarei stata distrutta, stanchissima, esausta. Non è stato così. A oggi non mi sento stanca, fisicamente.

Ma… c’è un ma. Ma ho nostalgia di casa, di persone conosciute. Mi manca il silenzio comunicativo che si ha con i propri cari, pieno di significati anche se non esce nessuna voce. Significati alle volte disarmonici, ma comunque di conoscenza. Sto incontrando persone nuove, l’attenzione, l’osservazione è al massimo: cerco di cogliere tutto, di vedere soprattutto le cose belle, perché son quelle che mi danno motivazione e forza. Ma percepisco, senza in realtà volerlo, anche le ombre, mie e degli altri. Ieri una persona con la quale ho sentito un’affinità speciale, mi ha detto che ero lì ma non ero lì. Vero. Sono qui, oggi a Napoli, ma sono anche tra le lenzuola del mio letto, con Augusto che mi dorme vicino, sono a cucinare le mie cose, sono immersa nel casino di mia figlia e mio che è diffuso ed estensione di un pensiero, quindi senza possibilità di riordino. Ora cerco di avere tutto in ordine, visto lo spazio limitatissimo delle borse di viaggio. Ma non è semplice mai.

Ma questo viaggio ha senso? Ha significato per me oltre che per gli altri? Porterà frutti? Saprò renderlo utile alla mia vita? E l’onda nera si avvicina, anche se ancora non la so.

Se prima di iniziarlo avevo la speranza che mi “avrebbe cambiato il paradigma della vita”, ora ne ho la certezza, ma quel che ne sto traendo, adesso sul confine di uno stato depressivo, è che “Panta Rei”.

E se è panta rei, ora, perde senso tutto, come i 1185 kilometri e 24 giorni, come la felicità e la tristezza che sono fuggite, come la meraviglia di ciò che ho visto e l’attesa di ciò che vedrò ancora perchè tutto fugge, tutto si ripete ed è intrattenibile-

Lo stesso panta rei fino a pochi giorni fa, mi ha sostenuto, aiutato, fatto trovare forza ed energia. E’ lo stesso, ma ora sto aspettando l’onda nera. Magari viene la luce prima che arrivi, chissà. e se viene la luce, sarà onda azzurra e il mare mi piace da morire.

Gaetano

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1 Comment

  1. Claudio Gabbani

    Mila ………..sei spaziale!!!!!

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