biciterapia

"percorreremo assieme le vie che portano all'essenza" Franco Battiato

vedi Napoli e poi godi

Mi fermo ad un bar e la signora mi allerta. Non faccia quella strada, anzi, la faccia ma non si fermi mai. Non c’è altra strada, dice. Dopo un po’ chiamo il mio angelo custode napoletano Adriano e mi ripete più volte sctatte accort, guida bene, sctà in campana…

Perché?

La strada è si a traffico veloce, ma mentre vado mi dico che tutto va bene, che a parte il traffico non c’è niente di strano, che ho fatto anche strade peggiori. Mi fermo a chiedere informazioni ad un laboratorio artigiano e la signora mentre dipinge una tavola mi chiede dove sono gli altri. Le spiego che sono sola, fa una faccia ma una faccia…

Riprendo il cammino,e lungo la strada e aumentano qua e là i mucchi di immondizia, un materasso, qualche elettrodomestico. Gli stabili sono fatiscenti e disabitati. E’ tutto un susseguirsi di “edifici in rovina”, sale da gioco, alberghi di lusso. Le auto che mi sfiorano o sono auto che non vedevo più da molti molti anni come la FIAT UNO o la 124 ad esempio, scrostate, bottate, con parafanghi inesistenti e tutte impolverate o sono auto bellissime, lucidissime, costosissime. 4 Ferrari oggi, di quelle rosso ferrari, “smargiasse”, molte Mercedes decappottabili, grigio perla, nere, bianche ed altre auto comunque dall’aria ricchissima.

Lungo la strada c’è da stare attenti: per terra c’è di tutto. Il rischio foratura è enorme ed anche quello di esser tirati sotto, che alle volte, per evitare i cumuli, tocca andare in mezzo alla strada. Con l’avvicinarsi di Castel Volturno cresce il numero delle prostitute. O sono ragazze nere, spesso grassocce, alcune giovanissime, o ragazze russe, alte, algide e bionde. Centinaia. Ogni tanto passa qualche famiglia: mamma papà e bimbi. Mentre pedalo penso come si può spiegare la prostituzione ad un bambino, ad una bambina. Qui è tutto visibile, in pieno giorno, tutto senza veli. Come si può spiegare che quelle donne son lì perché ci sono uomini che le cercano? Che sono magari padri, fratelli, zii…

Man mano che avanzo tutto peggiora: il degrado, la prostituzione, la divisione in caste. Mi fermano in questi circa 20 km di rovina tre auto con su, due uomini ciascuna. Mi chiedono da dove vengo, dove vado e perché lo faccio. Penso che ho un po’ paura, ma in apparenza sono gentili. A parte qualche bacio e qualche proposta fatta in linguaggio a me sconosciuto da altre auto in corsa, nessuno mi ha davvero importunato. Tuttavia c’è un dolore grande dentro di me, incontro un’umanità che ha perso il senso del comune e dà per normali cose che normali non sono affatto. Da dove si risana un degrado così? … in giro su fatiscenti sostegni, ci sono manifesti con facce più o meno rassicuranti che chiedono il voto. Chi ha voglia di governare questo blob? Santi, poeti o navigatori di mari in tempesta? O forse collusi con questo sistema che non si propongono di cambiarlo per nulla?

Poco prima di Pozzuoli tutto si trasforma: sono fuori dall’inferno. Penso che ho attraversato una specie di zona vulcanica, dove il magma esce in superficie, ma anche qui, probabilmente sottoterra c’è il fuoco. E anche a Gemona probabilmente. Forse è solo una questione di profondità. Brutti pensieri, che mi fanno sentire impotente, sola, piccola in mezzo ad un male grandissimo fatto di uomini contro uomini in una vita che si sussegue senza vera vitalità nè generatività.

Chiedo informazioni ad un signore e immediatamente mi sento finalmente “a casa”. Il signore si chiama Gianni, suo figlio Fulvio, lavora a Lampedusa. Ed è di nuovo qualcosa che capisco, che conosco: la bella storia dei rapporti umani, la vita…

Mi dà indicazioni che seguo in parte. La discesa fino al mare è uno spettacolo. Bagnoli, un altro spettacolo: diventerà un luogo bellissimo. E’ pieno di scolaresche in visita alle mostre che ci sono lì. Decido di allungare la strada e perdermi un po’, poi salgo a Posillipo e…. “vedi Napoli e poi muori”, mi viene in mente. Direi vedi Napoli in bici e poi godi. In bici è bellissimo. Mi sento di nuovo quell’aquila incontrata nel mio Friuli che scruta il mondo solo volgendo un po’ la testa qua e là.

Appena raggiunto il mare un altro incontro straordinario: due ragazzi in bici mi affiancano, si interessano al mio viaggio, chiacchieriamo un po’, ci salutiamo, li perdo. (penso alle “porte aperte”, mi sento di iniziare ad avere le  porte aperte dentro). Dopo un kilometro, la ragazza mi raggiunge si chiama Nicoletta, è veterinaria, sta aprendo una cosa bella per diffondere l’uso della bici. Mi accompagna fino allo storico Centro Sociale Banchinuovi in Spaccanapoli, dove mi accoglie il protettivo e gentilissimo Adriano. Li metto in contatto, so che si rivedranno: fanno cose che insieme possono crescere. Mi piace così tanto ricamare. Mi sento di più che a casa: mi sento protetta, sicura tra quei compagni. Mangio la mia prima pizza napoletana in una stanza adibita a cucina. Mi sembra di avere di nuovo i miei 18 anni, ai tempi delle lotte in piazza. Un regalo della vita ‘sto amarcord.

Il mio B&B è in via S Gregorio Armeno in alto sul mondo. Il palazzo è messo male ma bellissimo. La casa che mi ospita è ristrutturata e fantastica. Angela che la abita insieme alla sua “signò” è gentile e discreta. Sono stanca. Ho pensato che da Grosseto non mi sono più fermata: ogni giorno ho percorso dai 90 ai 120 km. Scendo dal mio b&b e mi perdo tra i vicoli di Spaccanapoli. E’ un suk Napoli. Pieno di colore, vita, intelligenza e fantasia. Io mi sento un po’ stupida, qui i pensieri scorrono da uno all’altro in modo velocissimo. Mi viene in mente qualche video che illustra la velocità delle sinapsi tra i neuroni del nostro cervello, una cosa così. Passa il messaggio e nello scorrere tra uno e l’altro si illuminano i neuroni. Tra gesti e parole qui, è tutto uno scambio. Penso che questo modo di parlare accorciando ogni parola è fatto per questo: per la velocità. Il napoletano è bello d’ascoltare, è tutto un sci-sce, che addolcisce ogni voce. Già a Mondragone è sparito il “lei”: qui si dà solo del voi. Io sono “Signò”, il “ra” è inutile orpello. Essere “signò”, denota che son di una certa età. E’ il corrispettivo del “baba” a Trieste che si diversifica dalla “mula” proprio per l’età.

Penso mentre mi comincio a rilassare, sono flash, pensieri di corsa, impressioni…

Sono stanca. Rientro a casa, provo a scrivere aspettando di uscire con Adriano, mi addormento. Mi sveglio dopo 10 ore di sonno ininterrotto. Scrivo ora ed è appena l’alba. Napoli, per me, è un posto del cuore: fuori sento la vita che riprende.

Oggi su suggerimento di Manlio Converti, psichiatra napoletano mia guida dedicata che mi accompagnerà fisicamente e virtualmente attraverso queste esperienze, visito il CSM di Scampia, ma devo andarci accompagnata, l’ex OPG (denominato ora “Je so’pazzo”) e Sfizicariello, tavola calda gestita da utenti. Poi nel pomeriggio al Centro sociale Banchinuovi, sportello d’ascolto con altro psichiatra e sempre Adriano che mi “cicera”. Giornata piena di Salute Mentale.

Sono in straordinario anticipo nel mio viaggio e mi regalo questi giorni in questa città unica. Dovevo arrivare a Napoli il 29. Ho anticipato la discesa per “tirarmi avanti”. Rientrerò a Roma per gli incontri che ho lì in treno (incontrerò anche Luisa Morgantini, che amo poter conoscere), poi ridiscenderò in treno fino a qui. La tappa napoletana è ormai raggiunta.

Dopo avrò un tratto lunghissimo senza  nessuno e niente di “conosciuto”, ma questa è un’altra storia e si vedrà. Son quasi sicura che si popola cammin facendo… Il bello è non saperlo ancora e aspettarsi di tutto…

Adriano.

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3 Comments

  1. Claudio Gabbani

    superlativa!!

  2. Claudio Gabbani

    imoaerggiabile ed incantevole Mila!!!!

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