Sono molti giorni che penso di scrivere su questo argomento ma l’ingorgo di pensieri che ho dentro mi fa continuamente rimandare a un momento tranquillo, in cui mi prendo un tempo per farlo con calma.

Forse oggi è arrivato. Sono a Mondragone, mi sono svegliata dopo una bella notte di sonno, ed ho davanti una tappa difficile, ma corta: Napoli. Mi spaventa un po’ il traffico, ma pedalata dopo pedalata, saprò arrivarci.

Ho scelto come arrivo del mio andare Lampedusa non a caso. Me lo chiedono tutti perché e io riesco a dire solo questo. Ho paura che dicendo che l’ho scelta per sentirmi parte, per esser parte e per dare parte, come diceva il mio amico Bruno De Marchi, si possa fraintendere. E’ che non ce la facevo più a leggere di barconi, di centri di accoglienza, di viaggi finiti male, di viaggi interrotti da paesi ottusi, dal salotto della mia casa. Credo di essere una persona abbastanza “impegnata”, svolgo il mio lavoro con amore al meglio di quello che posso e faccio volontariato diffuso, ma leggere la mattina di nuovi tragici sbarchi, o di confini con filo spinato, non lo riesco a sopportare. Lampedusa è il simbolo di tutto questo.

Simbolo di un mondo ingiusto, dove se nasci in un posto leggi le notizie dal salotto, se nasci nell’altro, per sopravvivere a guerre, morte, povertà, rischi la tua vita e quella dei tuoi cari per cercare di scappare. Ogni viaggio io lo immagino. Ogni viaggio lo sento. E’ un caso io sia nata a Gemona del Friuli. Non ho nessun merito. Spesso, e chi mi segue lo sa benissimo, la mia immaginazione corre velocissima, galoppa, attraversa situazioni e mondi altrimenti irraggiungibili da me. Anche questi viaggi io li vivo, un po’ li “viaggio”. Andare verso quella agognata isola per me ha questo senso: dedicare la mia stupida e volontaria fatica per la tragedia che si sta compiendo davanti a noi. Ha senso dedicare una fatica “inutile”? non lo so. Ha senso per me. Ha senso se in tanti mi chidono come mai quella la meta e scatta una scintilla d’umanità, ha senso se ne parliamo, ha senso se in ogni momento io so perché Lampedusa. Io so perché Lampedusa.

Se è vero il discorso, troppo difficile per me da afferrare, dell’energia cosmica o quantica, ha senso. Ha senso perché offro la mia energia, il mio pensiero e la mia fatica.

Qualcuno mi chiede come faccio senza allenamento a fare tanti km. Intanto bisogna dire che ad ogni salita la mia e-bike mi aiuta, ma la mia vera benzina, è la motivazione.

Credo nelle porte aperte. Credo che, come diceva forse Petrella, le porte chiuse sono una contraddizione: la porta offre un passaggio, sempre, se è chiusa vanifica la sua esistenza.

Credo nelle “porte aperte” fin da quando un giovane e appassionato psichiatra, al mio primo impiego in psichiatria, mi ha passato un bel libro di Jervis al quale dopo, ho dato seguito con molti molti altri. Basaglia era un visionario lucido. Parlava di diritti e di umanità. Ha immaginato un mondo altro ed ha cercato di realizzarlo. In molti hanno, torto collo, dovuto aprire le porte, senza affatto aprirle.

Lampedusa è una porta. Sto faticosamente andandoci incontro. Mancano ancora più di 1000 km. Voglio che, per me, sia simbolo di ogni porta, di ogni libertà, di ogni diritto, di ogni dignità. Che vita è se siamo confinati, se siamo relegati nel nostro angolo di dolore senza avere la possibilità di praticare una scelta. Cos’è una vita in un posto che in qualsiasi momento diventa minaccioso, per fame o per violenza. Che vita è se dentro te stesso vivi il caos e la paura e ti impediscono di avere lo spazio vitale per rincorrere, raccolte le forze, una speranza.

La vita è una, si dice. Non ci credo del tutto, ma sicuramente questa è la mia vita. Ho deciso volontariamente di aprire la porta.

La mia porta sono questi 2000 km, anch’essi simbolo di unità. Non ho avuto paura di spalancarla, questo è il concetto.

Gemona- Lampedusa.

Il 6 maggio 1976, Gemona ha subito un gravissimo disastro, ma nessuno è rimasto solo. Son venuti da tutta Italia e da molte parti del mondo e questa solidarietà ha fatto si che abbiamo potuto di nuovo sperare. C’era da lavorare in quei giorni, ma l’aiuto più grande che abbiamo avuto è stato sentirci abbracciati. In questo mio percorrere l’Italia in molti mi hanno detto che son venuti su in quei giorni. Li ringraziamo tutti, anche a 40 anni di distanza.

Io sono sola, ma ho chiesto a molti di venire con me alla meta. Fatelo, Saremo giù dal 28 maggio al 4 giugno. Scrivete a commerciale1@tourgest.com per avere i prezzi che ci hanno confezionato su misura o venite con altre compagnie.

Sarebbe bellissimo se fossimo in tanti ad aprire quella porta reversibile.

Sarà un modo di stare vicino anche a quella piccola isola e ai suoi abitanti che sta sostenendo un peso grandissimo.

No, non ho scelto a caso Lampedusa. Per la speranza negli occhi di queste bimbe.

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