Una vita potrebbe essere così? Andare, pedalare forse, incontrare mondi senza avere radici?

Io le ho, so che presto tornerò nella mia casa, tra i miei cari, nel mio letto e nel mio disordine, ma mi chiedo, si potrebbe vivere sempre così, andando?

Credo di si.

La cosa importante è lasciare gli ormeggi e non aver paura del buio.

Per vivere così, bisogna portare un bagaglio quasi nullo fuori e grande dentro. Sentire profondamente di avere sé stessi dalla propria parte. Non è per nulla scontato. Troppe volte io l’ho sentita, quella “me stessa”, ostile, rivolta di spalle, incomprensibile.

Amo starmene da sola in questo viaggio. Prendo come un regalo i giorni in cui sono padrona assoluta del tempo e dello spazio, come adesso. Mollo gli ormeggi e vado. Ho un timone…? Credo di si, è lì da qualche parte solo per non affondare e non mi è ancora capitato di correre questo rischio. C’è e lo so, questo è importante.

Ho dei remi? Siiii, forti, lunghi, poderosi. Non sapevo affatto che c’erano. Li ho trovati abbandonati da chissà quanto tempo in un angolo della mia anima. Ora spesso do qualche forte vogata, tanto forte da poi godermi la spinta in assoluta contemplazione.

Inizio ad avere dei bei bicipiti, capaci di dare direzione e velocità senza troppa fatica. E pensare che io cercavo di avanzare con le sole braccia, agitandomi e scuotendole con ardore anche, ma con una perdita di energia pazzesca. Tanti schizzi per nulla.

Ora, ogni tanto, una vogata lenta, silenziosa, forte e scivolo sull’acqua…

Non bisogna avere paura del buio, questo no. Dentro sé stessi è buio. Ogni tanto si accende una lucetta, ma per lo più si va a tentoni. Possiamo trovar di tutto lì. Cose bellissime dimenticate, altre che pensavamo di aver già gettato ed invece sono ancora lì. Possiamo trovare cose che dobbiamo tenere per forza, a ricordo di quello che siamo stati o delle persone che ci hanno lasciato, ed altre che nel buio non distinguiamo ma sono fredde e viscide al tatto e ci fanno un po’ schifo e un po’ paura. Poi ci sono calde coperte, pulite, disposte con cura e fragranti lenzuola di bucato, che profumano di buono e sulle quali possiamo riposare. In qualche angolo, che magari non conosciamo ancora, c’è del cibo sano e nutriente ed è bene cercare anche se non si ha fame ancora, per trovarlo e utilizzarlo nei momenti di spavento e di fatica.

Ci sono anche alcune cose pericolose, lame, punte affilate. Muovendoci al buio, dobbiamo starci attenti: potremmo ferirci le mani e l’anima che in quel luogo, ogni ferita, ogni piacere e ogni tenerezza, prendono sempre corpo e spirito insieme. Alle volte, pur sapendo la posizione, chissà perché ci ritorniamo in quei posti, sapendo che ancora, e ancora e ancora ci feriranno.

Quando si accende quella flebile luce, dobbiamo esser pronti a dare uno sguardo generale: poi al buio, avremo così qualche indicazione in più.

E il buio è anche fuori a tratti. Ogni giorno dopo la luce del sole, si fa buio. E’ buio il mare infinito che abbiamo sotto di noi. E’ salvifica acqua che ci sa sostenere, ma non conosce il verso da sostenere. Siamo noi stessi che dobbiamo imparare che per sopravvivere, dobbiamo stare con la testa fuori e predisporci con le nostre forze e con qualche strategia in questa posizione. Non dobbiamo aver paura che da quel buio profondo e sconosciuto escano mostri imprevedibili che ci afferrano e portan giù. Non che non possa succedere, può eccome. Ma è inutile averne paura. Son fenomeni rarissimi e quando capitano, non possiamo che lasciarci prendere. Non ci è data altra possibilità.

E’ buio il cielo, anche se pieno di mondi infiniti. Tutta questa sconfinata aria è lì per farci respirare forte e respirare anche le stelle.

Lasciare gli ormeggi e non aver paura del buio. Ci sto provando.

tre valentina fontanella fotografia di valentina fontanella