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"percorreremo assieme le vie che portano all'essenza" Franco Battiato

Immeritato incontro.

Immeritato incontro
Questo viaggio per adesso è quasi un miracolo. Ogni giorno mi chiedo perché lo compio, e ogni giorno sono felice di rispondermi che lo compio per tutto quello che di previsto e imprevisto succede. Ho delle tappe programmate che io ed altri amici sparsi un po’ per l’Italia abbiamo preparato in questi ultimi mesi, ma quel che succede a quegli incontri, è davvero speciale.
Ieri sera, Roberto Morgantini, piccolo grande uomo di Bologna, ormai amico speciale mio e della mia associazione Fareassieme FVG, mi ha offerto una occasione straordinaria. Un incontro col comune terremotato di Crevalcore, un paese situato tra Bologna e Modena, sulla terra che nel 2012 ha “tremato due volte”.
Sapevo che avrei avuto quell’incontro, ed avevo attraversato quei luoghi solo pochi giorni fa con la mia bicicletta. Mentre li attraversavo, quasi improvvisamente, mi sono trovata dentro ad un quadro che mi ha fatto rivivere qualcosa di già incontrato tanti anni fa. Calcinacci ammucchiati, gru in movimento, ruspe in azione, transenne, cantieri formicolanti. Un senso di già vissuto, di già passato e allo stesso tempo lo spaesamento di chi si trova immerso nelle medesime emozioni di allora.
La polvere. La polvere che caratterizza ogni terremoto. Una polvere speciale, che imitando la sua più romantica sorella neve, cerca di nascondere le distruzioni dei paesi, senza riuscirci. Si deposita su tutto e impregna il naso e gli occhi e si fa riconoscere. E’ polvere di distruzione e solo lentamente si trasforma in polvere di ricostruzione. Ci vorranno anni, tanta pioggia, tante scope per far interrompere il suo impetuoso volo.
Dunque, Roberto mi ha portato al Consiglio Comunale del comune di Crevalcore, Ho conosciuto il Sindaco Cludio Broglia e tutti gli Assessori e Consiglieri. Mi hanno accolto in modo incredibile. Immeritatamente. Non sto facendo nulla di più di un viaggio in bicicletta assistita, ma questo mio andare si arricchisce di significati ogni giorno.
Provengo da un comune che ha conosciuto il terremoto e tra “gente con la medesima esperienza” si crea immediatamente un clima di fortissima empatia.
Emozione pura raccontare del mio viaggio e del mio terremoto davanti al Consiglio e davanti anche a molte persone della mia associazione, mie compaesane, che sono venute a salutarmi nella tappa bolognese. La serietà, la competenza e l’interesse che le cose che dicevo hanno destato mi ha attraversato. Nelle parole del sindaco, non un solo lamento su quanto toccato in sorte a quel comune, ma una ferma determinazione a ricostruire la propria comunità ancor meglio di prima. In quel comune, si è iniziata la ricostruzione dalle scuole, ritenendo che quelle fossero l’elemento capace di coagulare una comunità e proiettarsi nel futuro attraverso gli occhi festosi dei bambini. La prima attenzione del Sindaco e della sua amministrazione, creare momenti di aggregazione, di divertimento, di cultura. All’apertura del consiglio, le comunicazioni sono state tutte inerenti iniziative sociali, a cui tutti sono stati inviatati a partecipare: eventi ed incontri nelle scuole, giornata della pace, manifestazioni per ricorrenze speciali. Vorrei che la nostra Italia, facesse esattamente la stessa cosa. Vorrei che ogni sindaco, ogni politico, ogni governante, andasse a “scuola” in questo piccolo paese.
L’incontro si è svolto nella sede provvisoria del Comune, l’ex biblioteca. Al momento dei saluti è successa una cosa pazzesca (e la parola “pazzesca” nel mio viaggio impregnato di salute mentale, ci sta tutta). Troppo. Lo scambio dei doni. Io avevo portato ( in bici, e in bici ogni grammi ha la sua importanza) un piccolo libro di Gemona, consegnatomi dal mio sindaco per quel luogo; a noi è stato donato un calendario con le foto del paese, un bel libro con altre foto prima del sisma e… una busta, senza parole. Tutti i consiglieri, assessori, sindaco, hanno devoluto a me, il loro “gettone di presenza”. Un segno di vicinanza, un segno di comprensione, di riconoscimento dello scopo del mio viaggio. E il mio sogno, ha preso le ali.
Sogno di creare una piccola biblioteca, o meglio forse, una piccola libreria, di silent books a Lampedusa. Cosa sono? Sono libri senza parole, senza uso di alfabeti, che raccontano storie solo con le immagini. Sicuramente ne conosciamo per bambini, ma esistono anche per gli adulti. Sono libri “aperti” come le porte di Lampedusa. Sono libri per tutti, per chi ha un altro alfabeto, un’altra lingua, un’altra cultura.
Bene, quella “busta silenziosa” che non portava scritta nessuna parola né dentro nè fuori, racconta anch’essa una storia bellissima, una storia di vicinanza tra persone che hanno attraversato un ponte insieme e che nell’attraversarlo, si sono sentiti fratelli. Quella busta contiene la prima raccolta fondi per questo sogno. E il mio sogno sta diventando realtà: quella biblioteca, si farà,. Grazie Crevalcore, grazie Claudio e grazie ad ogni singola persona incontrata. Troppo bello. Ma il bello può essere “troppo”?
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1 Comment

  1. simonetta stabellini

    splendide emozioni e tante nuove idee… e sei solo all’inizio, chissà cosa succederà ancora…

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