I social, paraossalmente, mi isolano. Sto ore ad aggiustare quello che non sta funzionando. Vorrei che i sistemi mi capissero, ma parliamo linguaggi diversi.

Il problema è che mi piacerebbe che ciò che scrivo su questo sito si trasfersse in modo automatico sulle pagine FB, vorrei che si trasferissero però come voglio io, riportando le fotografie che posto, disponendo la scrittura come piace a me. Niente da fare.

Poi se penso che forse è una cosa semplicissima ma che bisogna conoscerla per riuscirci, mi viene ‘na rabbia infinita.

Social. Macchè social, mi isolano questi linguaggi. Non li conosco, non li capisco, neanche tanto mi piacciono. Mi fanno perdere tempo prezioso.

Credo che quando partirò, sarà tutto più semplice: ciò che riescirò a fare farò, tutto il resto via, spazzato dalla mia incompetenza.

M’immagino quando sarò ancora più vecchia di così e quando i linguaggi informatici e i sistemi correranno più veloci di adesso. Ci distanzieremo, ci perderemo. Non sarà più possibile per me comprendere loro, ma anche per loro non sarà facile comprendere me. Sentirò sul mio corpo il vento e nei miei occhi vibreranno i ricordi dei momenti felici, avrò nelle mani migliaia di anni d’esperienza e il mio cuore certamente sarà innamorato per sempre e non avrò modo di condividerlo. Io monade in un mondo che non capisco e non mi capisce. Ognuno resterà isolato.

Ma fra vecchi ci si parla ancora. Lo so. Il mio lavoro apparentemente è dipingere con loro o ridere, ma questa è solo l’apparenza. L’essenza di quelche faccio è far stare le persone insieme, far emergere qualcosa di loro, della loro vita, ed è molto emozionante ogni volta che accade.

Si può fare cosi con i social…? altre forme, altre storie…io speriamo che me la cavo.

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