In questi giorni di bellissimo tempo, è naturale girovagare per strade e stradine per il mio allenamento. Bello, liberatorio. Quest’anno sento la primavera in modo esagerato. E’ la prima primavera in bici da tempo immemorabile, penso da quando avecvo 15 o 16 anni.

Provare per credere.

Me ne vado a zonzo con una bici dall’aspetto molto “soviet”, grigio-verde, poco tecnologica ma solida, vecchia di qualche anno. E’ l’utilissimo prestito dell’Università di Trieste, che mi ha adottata.

Quando decido di partire, nfilo i calzoncini neri e grigi d’ordinanza e…continuo la vestizione.

Ho i calzetti grigi forse da corsa (ma davvero ci sono i calzetti per ogni tipo di sport…?), le scarpe da ginnastica nere e fuxia, invero quasi bucate sulla punta (ma le cucirò, giuro), le magliette sono quelle che indosso d’estate, e sopra ci metto l’unico giacchino che ripara dal vento che ho: verde flou.

Il casco è bianco, indosso sempre una sciarpa, la prima che trovo,  di svariati colori ma rigorosamente di seta, per la cervicale. Il mio zaino, oggetto transizionale che mi ancora al concetto di “casa”, è rosso scuro. La giaccavento, quella solita che indosso per andare a lavorare, di un bel blu. Dio mio. Eppure mi sforzo di comprare tutto sul nero che, si sa, snellisce e sta con tutto. Non ce la faccio. Ogni tanto mi scappa un capo pieno zeppo di colore. Ecco: in bici sono un vero arlecchino. Ma il concetto che sottende è “Mi metto solo quello che ho e che mi pare comodo”.

Mentre scorazzo per le strade incontro ciclisti forse sperduti dal giro d’Italia. Impeccabili: tutto rigorosamente attillatissimo (a me risalterebbe la pancia in modo orrendo :-/), nessun colore che stona, perfino il calzetto, ammesso che si veda perhè spesso ci sono soprascarpe tipo sub, perfino il calzetto è in tinta. Non mancano gli occhiali, i guanti, le giacche e giacchettine super tecnologiche. Davvero: son vestiti come campioni ed hanno biciclette super leggere e bellissime. Magari fanno giretti più corti dei miei o meno volte…

Non mi degnano di uno sguardo. Io non faccio parte della famiglia.

Vorrei dire loro, che invece, forse, ci faccio parte. Vorrei dire che il concetto del viaggiare lento comprende anche avere una maglia un pò abbondante, che, siccome non dobbiamo fare il record del mondo, nè io nè loro, va bene ugualmente. E a me che non dispiace sentire l’aria che l’attraversa, anche se è freddo.Se è freddo, che freddo sia!. Vorrei dire che si, mi sento un pò a disagio per tutti i colori che indosso, ma sono comoda e non ho speso quasi niente per i miei vestiti. Si può andare lontano anche così.

E dunque, quella che all’inizio era una scelta forzata, ora è diventata una scelta consapevole. Non metterò abiti “ciucciati”, non sarò rigorosa nei colori, non spenderò quasi nulla in cose che non sono assolutamente necessarie. Ai miei tempi, era logico fare con quello che si aveva. Mi piace il concetto.

Ma salutatemi: sono anch’io della tribù, solo un’altra etnia….:-)

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