biciterapia

"percorreremo assieme le vie che portano all'essenza" Franco Battiato

Month: marzo 2016 (Page 1 of 3)

Amen

Ieri ho riascoltato una canzone che mi piace di Francesco Gabbani, la canzone ripete molte volte “amen” e io l’ho canticchiata ad altissima voce mentre rientravo a casa.

Ieri è stata una giornata “amen” per me. Da cancellare o da prendere come viene accettandola, ma dimenticandomi praticamente quasi tutto ciò che si è detto. Se non fosse per l’incontro con una persona nuova, Ubaldo dell’associazione Sweet Team fvg  (mi ha fornito il sensore di rilevamento glicemico che la ditta produttrice non aveva voluto fornire al ricercatore che mi seguirà), che insieme al dott. Candido si è distinto per simpatia e professionalità, a parte questo tutto il resto da dimenticare. Era troppo.

Il problema è che proprio che io dimentico. E le troppe cose dette ieri le ho dimenticate quasi tutte. Ho avuto mille contatti con persone che avevano le loro esigenze, alle volte anche molto pressanti e non consideravano minimamente la mia posizione di difficoltà a contenere tutto. Ognuno ha una sua preciso problema e vuole che io mi applichi a rispondere.

Adesso, amata gente,  ho bisogno di concentrarmi, scrivere, riflettere, stare con la mia famiglia.

Mentre lo pensavo, ho deciso una cosa fondamentale: non passerò il mio viaggio a registrare dati medici complicati. Non lo farò. Quelli relativi al diabete si, mi interessano, perchè vorrei al contempo dimostrare ancora una volta che muoversi può cambiare la condizione e la bici assistita può essere il mezzo per “riabilitarsi ” all’attività sportiva in modo dolce, etico e divertente. Ma tutto il resto…

E dunque …amen. Così sia, sia fatta la mia volontà.

Ora silenzio. Tutto finalmente sta per iniziare.

silenzio 2

 

Social-brindisi

Giovedì 31 marzo alle 19 facciamo un brindisi di saluto sotto la loggia del municipio del mio paese, Gemona del Friuli. Ci tengo tanto. Verranno portati due tavoli , ci saranno bibite (anche vino ma poco, nella mia associazione si combatte l’alcolismo anche così, restando solidali agli alcolisti in trattamento che non possono avere contatto con la sostanza della loro dipendenza), stuzzichini e, spero, tanta gente.

Inizia da qui il mio viaggio. E’ questo lo scopo: coagulare persone e iniziare un “noi”.

Lo farò in molte città d’Italia, mi piacerebbe iniziasse qui, tra la mia gente.

Circa un anno fa ho avviato una sorta di social-street a Gemona , sul modello del mio amico Federico Bastiani di Bologna con la sua via Fondazza. Un esperimento, il mio, solo in parte riuscito. Abbiamo un gruppo Fb (residenti a Gemona e dintorni) che avrebbe dovuto essere una sorta di agevolazione di buon vicinato. In realtà non è ancora stato capito del tutto e spesso vengono postate pubblicità o notizie giornalistiche che poco c’entrano con il quotidiano di ognuno. Alcuni favori e scambi però ci sono stati ed anche abbiamo fatto un social-aperitivo grazie a Tiziana d’Izzo e al suo cortile. Io chiedevo un personal trainer a buon prezzo e non l’ho trovato 🙁 .

Sarà colpa di questo se non riesco nella mia pazzia (esternalizzare un pò le responsabilità, fa sempre bene…. ;-))

Questo è un social-brindisi: fateci felici, fatemi felice, venite!

sarà organizzato dalla Associazione Fareassieme FVG che mi sostiene nel viaggio e che insieme a me lo organizza.

In sintonia col concetto “social” se vi scappa di portare qalcosa da condividere, bibite, una torta, qualsiasi cosa, non sarebbe male.

E’ così il Fareassieme, si fa assieme!

vi aspettiamo!

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e…oplà: la bicicletta è qua!

E’ arrivata la mia FuturE Bike. Bellissima.

l’ho finalmente provata: si muove flessuosa, mi aiuta con discrezione, mi è vicina ma non si sostituisce a me. Fa lo stesso mio mestiere, riabilita.

Da sempre distinguo le due funzioni che nelle professioni d’aiuto sono fondamentali ma mai da sovrapporre: assistenza e riabilitazione. E dunque la mia è una bici a pedalata riabilitante, non assistita. C’è, è presente, mi sostiene, ma il grosso del lavoro, la volontà, la determinazione, la tenacia son tutti miei.

E’ un airone la mia bici. Gambe lunghe e contrasto di colore elegante, deciso, senza mezzi toni. Semplice, essenziale, bianco e nero. Entrambi non colori, in realtà. Estremi. Col nero e bianco si scrive, si disegna, si realizzano pregiatissime opere grafiche.  Yin e Yang in un insieme che ricorda il ciclo del giorno che alterna la notte scura e il cielo luminoso.

Sarà così il mio viaggio, pieno di colore, di vita e di sorpresa, ma nero e bianco, yin e yang. Attraverserò la notte, sapendo che tornerà il giorno. Godrò dell’intimità del buio e della gioia sfacciata della luce, avrò paura e voglia di grandiosità e al contempo indugerò sulle piccole cose e sugli apparentemente insignificanti pensieri. Sarò grande e seria e piccola e giocosa, costruirò castelli e ne abbatterò mille altri, sarò yin e yang.

Ringrazio Marco Mattio, titolare di FuturE Bike, perchè mi ha fornito  la bicicletta adatta a me, ma soprattutto, mi ha dato fiducia. E ha acceso speranza.  Ringrazio anche tutti gli altri negozianti,  produttori e privati che me l’hanno offerta prima e dopo lui grazie a Caterpillar e Ansa.

So di avere fatto la scelta migliore per me, accettando il mio airone, ma anche le altre erano bellissime.

Io volevo una e-bike italiana. Vorrei contribuire, nel mio piccolo, a far crescere l’uso delle e-bike e ci tengo vengano valorizzati gli ingegni e talenti del nostro paese, che in questi anni, diciamolo, boccheggia un pò.

Fiducia e Speranza sono alla base del Fareassieme.  E Marco adesso è nel mio, nel nostro Fareassieme, entrato a pieno titolo. Questo viaggio ci ha indissolubilmente legati.

Io inizio ad essere eccitata. Fra pochissimi giorni tutto prenderà il volo e saremo tanti a volare, uno stormo!

#biciterapiamila #milavagante #futurebike

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il viaggio nasce nella testa

Il viaggio nasce nella testa, matura, ma per esistere ha bisogno di assorbire linfa attraverso i sensi, toccare, sentire, annusare, assaggiare” dice Marco Aime nel suo bel libro Sensi di viaggio.

E’ proprio così. Sono mesi e mesi che ci penso. dapprima era solo una specie di fantasticheria, del tutto avulsa dalla realtà. Lontana, semplicemente impossibile, una specie di sogno.

Poi lentamente si è spostata al confine tra l’impossibile e il possibile. Ha ondeggiato mesi su quella frontiera e nel mio immaginare il viaggio (che è stato fin da subito questo, da Gemona a Lampedusa in e-bike), nel mio pensarci ho passato momenti in cui mi son sentita capace e momenti in cui mi son creduta matta solo per avere l’ardire di pensare una enormità simile.

Piano piano, dal limbo dei desideri, si è trasferito a quello della sperimentazione. Ho inforcato una bicicletta che avevo a casa ed ho provato ad andare. Primo giretto 10 km e mi son sentita già un eroe: erano circa 42 anni che non andavo in bici. Poi lentamente ho allargato il cerchio fino ad arrivare a 60 km. Morta, ma riuscita a farcela. Ho preso l’abitudine, come suggerito da Emilio Rigatti, a cui devo gratitudine, di muovermi in bici e dato che una volta alla settimana lavoro a Udine, a circa 35 km da casa, ci sono andata in bici.

E col vento in viso, i profumi attraversati, i moscerini mangiati, piano piano si è insinuata in me la convinzione che ce l’avrei fatta. Avre voluto fare delle piccole esperienze di due, tre giorni prima di partire, ma non sono riuscita a ritagliare nè il tempo nè le energie per farlo.

Adesso sto per partire. La mia e-bike della FuturE Bike che me l’ha preparata e offerta per il viaggio, e io non ho ancora visto, è a pochi km da casa in attesa venga montata. Domani mio figlio andrà a prenderla per me. Io la vedrò solo domenica, al ritorno dal saluto che porto a Milano a mia figlia Giada prima di partire.

L’attesa è stata estenuante, ma ormai ci siamo. Ogni tanto mi pare ancora di essere immersa in una follia, mi prende una sorta di vertigine e la paura, che i miei “demoni” fanno assomigliare tanto ad una certezza,  di non farcela.

Nei primi giorni del viaggio, il programma è incalzante, quindi non posso ritardare, rallentare, indugiare. Ho appuntamenti da onorare a ferrara, crevalcore, modena, parma, bologna, prato nei primi 10 giorni. Poi potrò rallentare un pò, fermarmi, andare più con i miei ritmi, assaporare il viaggio e non solo la tappa.

Quando mi prende la paura penso ai tragici viaggi che intraprendono le decine di migliaia di persone provenienti dalle devastazioni delle nostre vicine zone di guerra e mi sento puerile e terribilmente in colpa. Dicevo che ho deciso di non avere abbigliamento particolare. Voglio fare il mio viaggio nella parsimonia. Voglio che sia immerso nei sensi, anche riferiti a me, a quel che provo e la parsimonia, non fa distrarre. Arriva all’essenza passando attraverso anche ad un pò di disagio.

Proverò ad annotarmi le sensazioni che verranno sollecitate nel mio andare, come suggerito da Aime. Arbitrariamente, dividerò i sensi, così sarà più facile assaporarli: vista, udito, tatto, gusto, odorato.

Ora è tempo di partire. Sono qui a quest’ora improbabile della notte a scrivere, segno inconfutabile che sta subentrando uno stato ansioso. Potrà passare solo godendomi la stanchezza e la soddisfazione di chi prova a farcela con la fiducia di riuscire. Sarà una lotta, ora mi spaventa, ma so che mentre pedalo, penso e se penso, sono. E se sono, allora sono.

Qui in questa ormai alba c’è profumo del mio infuso di menta e ho nella bocca il sapore buono di questa tisana, gli uccelli cinguettano fragorosamente, sento un pò di freddo alle gambe,  intorno a me vedo la mia cucina con le cose conosciute che mi mancheranno tanto e che adesso osservo e saluto una ad una, le mie dita scorrono sulla tastiera e sento i tasti cedere alla mia volontà.

Questa tastiera mi sarà amica quotidiana. Un altro dei miei oggetti transizionali. Il secondo dopo il già citato zainetto.

#biciterapiamila #milavagante #futurebike

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Sliding doors

Me lo son chiesto questi giorni. Non pensavo che, nella mia vita “di valle”, seppure incasinata, potesse accadere. Quando ho pensato il viaggio, dopo un primo momento in cui l’ho immaginato solo per me, per il mio diabete, per la mia “mente”, subito dopo, l’ho offerto al dott. Renzo De Stefani per Parole Ritrovate e ad altre delle mie “reti etiche” (nasi di corsia, associazioni diabetici, organizzazioni sportive legate alla bicicletta) perchè mi pareva avrebbe potuto essere cosa di un qualche piccolo interesse e quindi fosse possibile utilizzarlo come megafono per dei temi importanti che mi sono cari.  In un certo modo ho voluto ballare io questo Can Can mediatico. Ma mai avrei creduto di trovarmi al centro di un così grande interesse. Molti, moltissimi hanno fatto imprese ben più grandi della mia. Certo, Caterpillar e l’Ansa han fatto il loro e il “loro” è grande. E il mio viaggio è montato come la panna, soffice e consistente, morbido e goloso.

Ogni giorno ho qualche richiesta di diario, di intervista, di collegamenti con varie testate di giornali, piccoli e grandi. Fino ad ora non ho detto di no a nessuno. Ho voluto la bicicletta? e adesso pedalo….

Più si parlerà del viaggio e più immagino si parlerà delle realtà che stanno preparando, approffittando del mio passaggio, qualche evento.

Più si parlerà di quelle realtà, più avrò compiuto il mio proposito.

Ma, mi chiedo: mi trasformerà tutta questa attenzione che pare indirizzata a me stessa? saprò dirottarla ai temi importanti che attraverserò senza confondere forma e sostanza…?

Mentalmente spesso, per non incorrere nel rischio, mi faccio un riassunto per punti e davvero, ogni ambito che elenco è enorme e io di certo li sento fortissimamente, ma non sono niente e nessuno per  parlarne con competenza. Ne parlerò, se mi capiterà, solo con passione, che la passione, io la conosco. I temi sono questi:

Salute Mentale con le esperienze di utenti e famigliari e dei loro saperi così fondamentali per noi che lavoriamo in questo ambito. Temi di diritti e di giustizia, di trasparenza e di forza, di potere spesso mal distribuito, di sacralità della vita vissuta.

Promozione al benessere, attaverso la ripresa di un utilizzo “sacro” del corpo e della mente al fine di rendere grazie al nostro peregrinare su questa terra. La risata, il sorriso e la psicologia positiva come elemento di unione e cura. Promozione al benessere anche di noi diabetici, che, forse, siamo diventati diabetici (diabete tipo 2) a causa dello stile di vita e ci possiamo curare con un nuovo stile di vita (il mio diabete già in allenamento è  migliorato moltssimo).

L’eco-sostenibilità, il viaggio lento, i temi della decrescita (apparente perchè è crescita pura), la valorizzazione del nostro territorio e della nostra Italia. La bicicletta come strumento simbolo di questa nuova rivoluzione.

I quarant’anni dal “mio” terremoto (il 6 maggio, durante il viaggio) e l’incontro con altre persone che in altre parti del nostro stivale hanno provato cosa significa la terra che trema. Sliding doors.

I temi della migrazione, andando da un paese di vecchie migrazioni ad un’altro di migrazioni nuove, dolorose e tragiche, per non dimenticare, per com-prendere   dedicando ogni faticato pezzetto del mio viaggio a chi, in condizioni disumane, ne compie altri per poter sopravvivere.

Ecco. Tanti temi come è tanto quello che si incontra in una vita. Poi ci saranno tutti i temi privati, famigliari, intimi. Tutti assieme sono il mio carburante. La benzina che mi farà pedalare anche nei tratti in cui mi prenderà l’angoscia, la paura, la tristezza. Perchè so che mi verranno a trovare queste sorelle. Ma avrò anche la visita certa della bellezza, della gioia e della riflessione. Tanti femminili che si incontrano. Li aspetto con fiducia. Spero di saper raccontare, spero che il mio diario non sarà noioso nè inutile. Spero di continuare a farlo per me, sapendo che molti avranno accesso ai miei pensieri depositati. Spero di mantenere chiaro il senso del mio viaggio e non montarmi la testa e non credere davvero che l’interesse sia rivolto a me, come persona, ma al mio “fantastico percorso”, che da quanto mi vien rimandato fino ad ora, colpisce l’immaginario di molte persone e fa sognare di farne uno simile perchè, si può fare e se non ora quando.

Si può fare. Un motto un pò abusato ma forte e chiaro. In questi giorni di crescenti interrogativi me lo ripeto. In friulano, c’è una espressione bellissima, che comprende molti concetti: cumbinin. Vuol dire “combiniamo”, vuol dire ce la faremo, vuol dire una soluzione c’è se la troviamo insieme.

E allora, cumbinin. Per tutti quei grandissimi temi, per me e le mie paure, per l’identificazione di molti nel viaggio, per azionare sistemi di pensiero e ambiti troppo silenziosi, cumbinin, per il rischio di ritrovarmi diversa, cumbinin.

Cumbinin è presente e futuro insieme.

Grasie a dučh.

#biciterapiamila #milavagante #paroleritrovate #units #unipi

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poco sociali questi social!

I social, paraossalmente, mi isolano. Sto ore ad aggiustare quello che non sta funzionando. Vorrei che i sistemi mi capissero, ma parliamo linguaggi diversi.

Il problema è che mi piacerebbe che ciò che scrivo su questo sito si trasfersse in modo automatico sulle pagine FB, vorrei che si trasferissero però come voglio io, riportando le fotografie che posto, disponendo la scrittura come piace a me. Niente da fare.

Poi se penso che forse è una cosa semplicissima ma che bisogna conoscerla per riuscirci, mi viene ‘na rabbia infinita.

Social. Macchè social, mi isolano questi linguaggi. Non li conosco, non li capisco, neanche tanto mi piacciono. Mi fanno perdere tempo prezioso.

Credo che quando partirò, sarà tutto più semplice: ciò che riescirò a fare farò, tutto il resto via, spazzato dalla mia incompetenza.

M’immagino quando sarò ancora più vecchia di così e quando i linguaggi informatici e i sistemi correranno più veloci di adesso. Ci distanzieremo, ci perderemo. Non sarà più possibile per me comprendere loro, ma anche per loro non sarà facile comprendere me. Sentirò sul mio corpo il vento e nei miei occhi vibreranno i ricordi dei momenti felici, avrò nelle mani migliaia di anni d’esperienza e il mio cuore certamente sarà innamorato per sempre e non avrò modo di condividerlo. Io monade in un mondo che non capisco e non mi capisce. Ognuno resterà isolato.

Ma fra vecchi ci si parla ancora. Lo so. Il mio lavoro apparentemente è dipingere con loro o ridere, ma questa è solo l’apparenza. L’essenza di quelche faccio è far stare le persone insieme, far emergere qualcosa di loro, della loro vita, ed è molto emozionante ogni volta che accade.

Si può fare cosi con i social…? altre forme, altre storie…io speriamo che me la cavo.

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crowdfunding

Il crowdfunding (parolaccia difficile) serve a raccogliere fondi appunto, per permettere di fare quanto ideato.

Si entra nella pagina e si sceglie come contribuire. Ogni piccolo contributo si unisce ad altri e ad altri fino a fare un gruzzoletto che permette ai sogni/progetti/avventure di realizzarsi.
E’ un modo di partecipare a quel determinato sogno/progetto/avventura in modo attivo.
Vi chiedo di sostenere il mio.
Come? seguendomi su social e sito (biciterapia.it) e offrendo una piccola quota di denaro. E’ sempre difficile parlare di soldi, ma seppur pochi, alle volte servono a realizzare cose belle (moltissime cose si possono realizzare senza, ma non tutte)
Scriverò ogni giorno per chi vorrà seguirmi. Porterò in una terra sacra una bandiera che raccoglierà la fratellanza di moltissimi di noi lungo tutta l’Italia, attraversando storie, dolori, speranze, drammi e guarigioni. In cambio della vostra vicinanza e del vostro sosteno, questo posso offrirvi.
Non ho cercato nessuno sponsor commerciale per questo viaggio. E’ stata una scelta: voglio che ci appartenga, voglio che sia partecipato dal basso.
Ma qualcuno in realtà mi ha aiutato:  sono la ditta italiana e la volevo proprio italiana, che mi impresterà la bici (fra pochi giorni annuncio ufficiale!), le università che eseguiranno sul mio corpaccione controlli e ricerche (gratis), le case farmaceutiche che mi forniranno gli stick di misurazione per la glicemia,  le molte persone che finora hanno partecipato in vario modo alla raccolta fondi e tutte quelle che mi stanno offrendo le loro case per dormire (che meraviglia!). Non è poco.
Come già dicevo, facciamo che la mia biciterapia diventi la nostra biciterapia, facciamo insieme di questo viaggio, un viaggio partecipato.

#biciterapiamila #milavagante

isola&isole

Oggi mi hanno chiamato da Palermo per scrivere il diario su una rivista on line che si chiama Isola & isole. Attraverso il telefono, giuro, sentivo il sole!

Trinacria

Ciglio della strada

Ce ne sono di quelli bitorzoluti a causa delle radici degli alberi e altri anch’essi bitorzoluti a causa dell’incuria di qualche asfaltatore, ce ne sono di quelli pieni zeppi di buche e strati di asfalto dissestato, di quelli con un insidioso ghiaino, altri ingombri di automobili o di materiali dell’Anas, come sacchi di sale abbandonati da immemorabile tempo. Alcuni hanno delle vistose “infiltrazioni” d’erba proveniente dal vicino bordo e ce ne sono di quelli che per scelta dei comuni, o dei loro tecnici, diventano un vero e proprio tormento perchè in quell’area si è pensato bene di piazzare, proprio dove passano le bici, ogni sorta di tombini di tutte le fogge e di tutte le grandezza e profondità. Ci sono poi quelli osceni, pieni di immondizie gettate dalle automobili, compresi i temuti vetri di bottiglia.

Sono i cigli delle  strade.

E ce ne sono di quelli lisci,  puliti, col confine tra strada e prato ben delineato, senza buche, dissestamenti o tombini. Sono in genere anche divisi dalla strada vera e propria da un bellissima e salvifica linea bianca continua, che delinea uno spazio dedicato proprio a noi ciclisti e ai pedoni. Credo che i progettisti che hanno pensato questo spazio così confortevole siano anch’essi dei ciclisti. Il ciglio della strada così curato, si apprezza appieno con consapevolezza solo e solamente se si va in bicicletta, ma fa bene a tutti. Dà un senso di cura e di ordine. E’ fatto e pensato per noi quando è così curato. Tra Gemona e Udine, circa una trentina di Km, si attraversano tutte le tipologie che ho descritto e solamente un comune, si capisce che ci tiene davvero. La statistica è dunque ancora bassa.

Chissà quanti e quali cigli incontrerò lungo i miei 2000 e più kilometri…ciglio-strada

 

Vestiario

In questi giorni di bellissimo tempo, è naturale girovagare per strade e stradine per il mio allenamento. Bello, liberatorio. Quest’anno sento la primavera in modo esagerato. E’ la prima primavera in bici da tempo immemorabile, penso da quando avecvo 15 o 16 anni.

Provare per credere.

Me ne vado a zonzo con una bici dall’aspetto molto “soviet”, grigio-verde, poco tecnologica ma solida, vecchia di qualche anno. E’ l’utilissimo prestito dell’Università di Trieste, che mi ha adottata.

Quando decido di partire, nfilo i calzoncini neri e grigi d’ordinanza e…continuo la vestizione.

Ho i calzetti grigi forse da corsa (ma davvero ci sono i calzetti per ogni tipo di sport…?), le scarpe da ginnastica nere e fuxia, invero quasi bucate sulla punta (ma le cucirò, giuro), le magliette sono quelle che indosso d’estate, e sopra ci metto l’unico giacchino che ripara dal vento che ho: verde flou.

Il casco è bianco, indosso sempre una sciarpa, la prima che trovo,  di svariati colori ma rigorosamente di seta, per la cervicale. Il mio zaino, oggetto transizionale che mi ancora al concetto di “casa”, è rosso scuro. La giaccavento, quella solita che indosso per andare a lavorare, di un bel blu. Dio mio. Eppure mi sforzo di comprare tutto sul nero che, si sa, snellisce e sta con tutto. Non ce la faccio. Ogni tanto mi scappa un capo pieno zeppo di colore. Ecco: in bici sono un vero arlecchino. Ma il concetto che sottende è “Mi metto solo quello che ho e che mi pare comodo”.

Mentre scorazzo per le strade incontro ciclisti forse sperduti dal giro d’Italia. Impeccabili: tutto rigorosamente attillatissimo (a me risalterebbe la pancia in modo orrendo :-/), nessun colore che stona, perfino il calzetto, ammesso che si veda perhè spesso ci sono soprascarpe tipo sub, perfino il calzetto è in tinta. Non mancano gli occhiali, i guanti, le giacche e giacchettine super tecnologiche. Davvero: son vestiti come campioni ed hanno biciclette super leggere e bellissime. Magari fanno giretti più corti dei miei o meno volte…

Non mi degnano di uno sguardo. Io non faccio parte della famiglia.

Vorrei dire loro, che invece, forse, ci faccio parte. Vorrei dire che il concetto del viaggiare lento comprende anche avere una maglia un pò abbondante, che, siccome non dobbiamo fare il record del mondo, nè io nè loro, va bene ugualmente. E a me che non dispiace sentire l’aria che l’attraversa, anche se è freddo.Se è freddo, che freddo sia!. Vorrei dire che si, mi sento un pò a disagio per tutti i colori che indosso, ma sono comoda e non ho speso quasi niente per i miei vestiti. Si può andare lontano anche così.

E dunque, quella che all’inizio era una scelta forzata, ora è diventata una scelta consapevole. Non metterò abiti “ciucciati”, non sarò rigorosa nei colori, non spenderò quasi nulla in cose che non sono assolutamente necessarie. Ai miei tempi, era logico fare con quello che si aveva. Mi piace il concetto.

Ma salutatemi: sono anch’io della tribù, solo un’altra etnia….:-)

bici

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