Alle volte, quando mi chiedono del mio viaggio, le persone vogliono sapere con che bicicletta andrò. Quando dico che userò una bicicletta a pedalata assistita, leggo nei visi di alcuni la delusione e la svalutazione dell’intera impresa.

Immagino che questi circa 2000 km, percorsi uno ad uno, con vento e acqua, con fatica e talvolta con il desiderio di mollare, o con paura e meraviglia, immagino che questi quasi 2000 km non saranno comunque uno scherzo. Non per me, anche se avrò la bicicletta a pedalata assistita.

Ma cos’è una bicicletta a pedalata assistita? Non se ne vedono molte in Italia ancora.

Provo a descrivere cosa è per me: è una bicicletta amica, una che ti prende sottobraccio e ti aiuta, una invenzione che rende possibili cose prima impensabili. Per me è stato questo. Il primo giorno che l’ho provata, ho fatto una sessantina di km utilizzando il livello minimo di assistenza in pianura, ma facendomi aiutare molto in salita.

Rimane il fatto che se io non pedalo, anche l’assistente incluso nella bici, si ferma. Quindi uno sforzo lo devo comunque fare, ma più dolce, più addomesticato, più possibile appunto. Quando ero ragazzina e andavo in bicicletta con i miei amici, se c’era una brutta salita, c’era sempre un ragazzo più galante degli altri che mi raggiungeva e mi spingeva con la mano sulla schiena. Forse era solo per avere la scusa di toccarmi un pò, ma il risultato era fantastico: salivo con minor fatica. Ecco questo è.

Il “ragazzo” nel motore dà forza ai pedali.

La prima volta che l’ho provata ho sentito che con quella bicicletta, potevo.

Non avevo più paura. Il suo valore, al di là della reale minor fatica, è anche questo: il suo potenziale aiuto, sapere che potrà venirmi in soccorso se non ce la faccio.

E’ come avere l’ansiolitico in tasca per chi soffre di attacchi di panico: magari non si usa, ma sapere che c’è è già di grandissimo sollievo.

Grande la e-bike!!

Grande per tutti noi, non altleti e grande per rendere possibili imprese che parevano impossibili. ombra