biciterapia

di una Mila vagante

Verso Rimini

Buongiorno mondo!

Mi risveglio insperatamente alle 5,30. E’ ancora buio e sono felice di esser qui. Ieri, altra cosa insperata, ho trovato un albergo a Igea Marina con in offerta una camera a 24 euro. Vabbè, mi son detta, sarà la solita camera senza finestre, o dove non si passa da tanto stretta è, o con il bagno fatiscente etc etc. Ne ho viste parecchie di stanze da 24 euro o giù di lì nel “Viaggio”. E invece la mia stanza è più che dignitosa, ed ha perfino una terrazza che dà sul male e io, quando l’ho vista mi sono sentita come se avessi vinto alla lotteria. Avevo voglia di una coccola, e mi è arrivata.

all’orizzonte, dalla mia terrazza-coccola si vede iniziare ora nel buio un leggero violetto.

Due giorni fa sono partita e ieri sono praticamente arrivata alla prima meta: Rimini.

Per arrivarci ho dovuto fare la famigerata “Romea”. Non è uno scherzo. Ho pensato molte volte, durante il mio andare, alla morte “che viene da dietro”, quella morte che all’improvviso ti trovi a terra, senti forse per gli ultimi istanti un odore, forse qualche rumore e poi ti addormenti in una vertigine di immagini e frammenti di pensiero. E, se va tutto bene, non ti risvegli (se va male ti risegli con gravi deficit e devi riorganizzarti con gran fatica, la vita).

…Il cielo si è fatto di un blu sporcato di bianco. Permane ancora un po’ di nero. All’orizzonte è tutto rosa. Il mare è più chiaro del cielo e sembra avere una luce propria.

Nessuna morte all’orizzonte per ora. E’ che abbiamo un orizzonte anche interno, e anche in quell’orizzonte, voglia o no, c’è la morte. Ho superato di gran lunga la mia metà vita e sento che da adesso in poi mi sto avvicinando a quell’ultimo odore e poi mi addormento. Non ho paura, non consapevolmente almeno, ma è un pensiero che c’è costante in fondo al mio orizzonte. Anche laggiù, come adesso qui, c’è una bella luce rosata: che nasca il sole anche là?

…Il mare è azzurro-grigio chiaro e sfuma fino a confondersi col cielo che è di un tenero ed incerto rosa-azzurro, quando lo tocca. Mano a mano che alzo lo sguardo vedo il cielo farsi da azzurro a blu sempre più scuro e sopra di me è ancora di un blu intenso, ma senza nero. Fra poco è l’alba di un nuovo giorno. Le cose hanno ancora tutte lo stesso colore blu, cambia soltanto l’intesità da più chiara a più scura…

Dunque due giorni di viaggio con la vita coperta da un sottile velo di tristezza in questo periodo. Mi capita, passerà. Non mi manca niente ed anzi ho più di quanto mi serve, passerà. Mi sento pure in colpa, quando mi viene un periodo così, mannaggia. Comunque, due giorni di viaggio. Tanti chilometri macinati, tanti pensieri trascorsi, tanti momenti in cui ho perso il senso. Perché fatico in questo modo mi chiedo? perché pedalo su una strada dove di continuo mi sfiorano i camion, dove non c’è quasi (c’è sempre qualcosa in realtà) niente di bello da vedere sotto una cappa di caldo opprimente? Perché?

Allora, quando mi viene questo pensiero accedo alla mia fornita riserva di ragioni e, a quelle già usate, ne aggiungo sempre di nuove. In questo viaggio oltre all’usato garantito del mi piace perché “mi piace, mi fa sentire viva, vedo le cose da altra prospettiva, la mia mente trova uno spazio fatto di strada e ore per vagare etc etc”, se ne sono aggiunte altre.

A casa, frastornata e continuamente distratta dalla quotidianità, mi è difficile fare “pensieri lunghi e consapevoli”. Mentre pedalo ho tutto il tempo per farlo. E’ come partire per un altro viaggio nel viaggio. Mi riempio di riflessioni, raggiungo nuove consapevolezze, mi ricarico di miriadi di piccole osservazioni alle volte evidenti metafore di vita. Faccio un esempio. La statale Romea ha, come tante altre strade, una riga bianca sul bordo e che divide la carreggiata da uno spazio che va dai 20 agli 80 cm circa di asfalto che finisce nell’erba, a noi ciclisti o pedoni destinato. Questa linea è dipinta con un po’ di spessore (non mi era mai capitato) e con un colore che fa pericolosamente scivolare le ruote. Immediatamente ecco la Metafora partorita da questa osservazione e dalla difficoltà-pericolosità ad stare su quella linea: Non mi è facile stare sulla linea mai, né sulla Romea né nella vita. Scivolo sempre di qua o di là, tendo ad avere una preferenza per spazi non del tutto definiti (da un lato della riga c’è l’erba, dall’altro la strada del traffico). Non solo non ci riesco, ma per me è perfino pericoloso. Rischio di morire a stare sulla linea. Muoio dentro.

Andare in bici, mi piace. E’ la giusta velocità per sentire appieno il viaggio (questa è della serie di motivazioni “usato sicuro”). Ma perché mi piace oggi? Mi si è aggiunto un pensiero. Mi piace perché mi alleggerisco. Lungo la strada lascio una scia di tristezza, di pensieri opprimenti di non amore, di preoccupazioni, di niente futuro. E’ come se l’asfalto li frugasse. Più pedalo e più sento che me ne stacco, più sento che sono rimasti in quei chilometri dietro di me neri più dell’asfalto.

E più avanzo e più mi nutro. Vedo tutto, sento tutto, mi accorgo di ciò che c’è intorno. E’ come se i miei sensi fossero liberi di parlarmi di ciò che provano. In questo viaggio sento gli odori che sono molto più marcati della primavera. Prevalgono quelli di materiale maturo, che imputridisce (non necessariamente cattivo, anzi) mentre in primavera, quelli di erba fresca, di fiori, di natura che nasce. Ho pensato che l’autunno, da annusare, è un vecchio, e la primavera un bambino. Ho dormicchiato sui soliti “muretti del mondo” a Chioggia, città che amo e il dormire così mi fa sentire quanto è importante la stanchezza fisica, così diversa da quella oppressiva, mentale. Ho provato un “friccichio nel cuore” stando una notte a Comacchio. Mi ha emozionata e addolcito. E ho girovagato per Ravenna che è bellissima, come quasi tutte le nostre città, piena di storia e di storie, piena di piadine e biciclette, piena di luce e di selciati lucenti. Vuota di auto, con un civilissimo centro pedo-ciclabile grande e popolato.

Alba! il sole è spuntato davanti a me di un arancione-gioia. La luce ha preso tutto e tutto si è colorato. Gli alberi son tornati verdi e la sabbia color sabbia, gli ombrelloni blu e le poche persone che intravedo hanno di nuovo le facce.

Sono tanti ancora i pensieri che come sempre mi raggiungono da dietro, che sento arrivare, attraversarmi e superarmi, come nel Viaggio a Lampedusa. Tra questi uno che forse è la ragione del velo di tristezza che fa in questo tempo, tutto un po’ doloroso: mi spiace non essere riuscita a farmi amare. Non esprimo tenerezza e non ne ricevo, non riesco a dare attenzioni che in realtà vorrei e mi adombro per infinitesimali frammenti che mi fanno male e probabilmente faccio male a mia volta. Ho pensato che mi piacerebbe esser amata. Tanto. Ma ho pensato anche che se dovessi di due sceglierne una tra l’amare e l’esser amata, preferirei scegliere di amare. Un mio amico ha pattuito con me l’incarico di scrivere il mio epitaffio (senza conoscermi affatto né avermi mai incontrata che verrà utilizzato solo se ai miei figli piacerà). Vorrei che lo scrivesse che Mila “ha tanto amato”, perché si, ho tanto amato. Molto di questo amore non ha trovato aria e spazio per esprimersi, ma dentro scalda molto. Scalda anche per piccole-grandi-cose come quest’alba regalata dal mio albergo in offerta a 24 euro. Sono le 7,12. Ci metto molto per scrivere, ma è così bello!

Il sole ora splende ormai alto e luminoso, il mare è azzurro ed è più scuro del cielo. All’orizzonte c’è una luce giallo-bianca carica di speranza. La vita procede.

 Street Art Ravenna

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ore 3.37

da l blog “arcipelagomio”

Ore 3,37

barca rossa

Devo sperare per sempre

Devo sperare per sempre

Riprendo il mio vecchio blog: Arcipelagomio

Ho da qualche anno un blog, che ho lasciato per il mio viaggio. Ne ho fatto uno speciale dedicato proprio al mio peregrinare, ma è ora di riprendere Arcipelagomio.
Chi volesse, potrà leggermi là. (arcipelagomio)
luglio 21, 2016
Pubblicato su https://arcipelagomio.wordpress.com/

Sono esattamente le 3 e 19 minuti. E’ da un pò che son sveglia. Mille pensieri mi frullano in mente, facendo in verità un gran rumore. Di “frullo”, intendo, che è il rumore delle mie insonnie.

Mi capita certe notti. Mi sveglio e un pensiero, come un tarlo, inizia a lavorarmi dentro. Più lo scaccio, più lui torna importante. Certe volte lo riesco ad interrompere leggendo qualcosa, ma stanotte, nonostante sul comodino avessi un libro che ho riletto recentemente e che amo molto, Il fu Mattia Pascal, e nonostante abbia riletto le pagine in cui Mattia/Adriano, construiscono la nuova identità, pagine che mi affascinano tantissimo, stanotte niet. Niente da fare, il “tarlo” ha continuato a scavare gallerie di pensieri nelle quali io, come liquido informe, mi sono riversata e persa.

Ad un tratto mi sono ricordata della meraviglia delle notti del mio viaggio. Mi svegliavo e scrivevo, per un tempo che non aveva confine, perchè il giorno successivo, non aveva confine. Potevo dedicare un’ora o due e l’indomani avrei potuto dormire in qualsiasi momento se mi fosse venuto sonno.

Nella mia routine, è difficile da replicare questa meraviglia. Domani dall’alba fino al tramonto ho molte, moltissime cose che mi aspettano e le ore di sonno che perdo adesso, non avrò il bene di recuperarle domani. Un pò questo pensiero mi agita. Tuttavia, son qui. Sono sulla mia terrazza sul mondo, davanti ad un infinito “finito”, fatto di una grande pianura puntinata di luci bianche e arancioni e risonante di un silenzio rumoroso.

C’è un cane lontanissimo che abbaia. Un cane grande, forse attizzato da un gatto, o magari da un ladro. C’è un brusio di fondo, come un lungo respiro appena appena increspato, che proviene dalla lontana autostrada. Mentre scrivo, centinaia di persone chiuse in scatoline veloci, si spostano chissà perchè e per dove. Centinaia di storie di destini, di speranze e sentimenti, vibrano nel silenzio della notte proprio in questo preciso estante. C’è un rumore di grilli (ho scoperto si dice stridulazione) che forse, data la stagione avanzata, sono invece già cavallette, che penetra vigoroso nelle mie orecchie e proviene da chissà quale prato, quale mondo fatto di alberi d’erba, chissà quale amoroso proposito, chissà quale legge di specie e quale volontarietà.

Ogni tanto, questo silenzio rumoroso, si tace improvviso per l’avvicinarsi di qualche automobile, che passa nelle strade vicine e sovrasta col proprio rumore tutto il resto. Forse è qualcuno che conosco, forse sta partendo per un viaggio, o sta andando al lavoro, o ritorna a casa dopo una notte d’amore o un solitario incontro con sé stesso.

Ogni piccola luce di pianura parla di strade e di case che si allineano intorno e di persone che nei loro sonni o nei loro risvegli vivono la unicità della loro storia.

Davanti a me, appena sopra il’orizzonte, la luna è piena, luminosa e questa sì, davvero silenziosa. Mi illumina, su questa mia terrazza. E’ una luce debole, ma vista la vastità dell’universo, fortissima. La guardo: con le sue ombre parla di storia anch’essa. Ogni avvallamento, che da qui posso solo immaginare perchè son solo ombre confuse, ha una sua origine, una sua evoluzione e una sua antica funzione.

E il tarlo continua a scavare. Non sono adatta a questo mondo. Fatico continuamente trascinata al di là e al di sopra da una forza creativa incompresa e inopportuna.

Ognuno è preso dalle sue cose. Ognuno ha un mondo incomunicabile, come Adriano Meis (fu Mattia Pascal), dentro. Finchè viviamo questa è la condanna: avere un corpo che in qualche modo, limita lo spirito. vorrei anch’io essere respiro di questa notte. Vorrei anch’io fare un “rumore” e che il mio rumore parlasse al mondo del mio mondo.

Me ne stò silenziosa su questa terrazza, a cercare di sentirmi parte, a immaginare di far parte del mondo e di dare parte al mondo in me. Aspetto che i confini, tutti i confini,  non siano più barriere, ma semplici segni senza spessore, da attraversare che aiutano a trovare ritmo e linguaggio.

Adesso passa il treno. Un treno che arriva dall’Austria, o forse da più lontano e va…

Sono esattamente le 4 e 13 minuti.

Foto del 21-07-16 alle 04.23

Cubo di Rubik

Buongiorno mondo!

La routine è ripresa. Il ritmo dei miei giorni è tornato quello di prima del “viaggio”.

La mattina mi sveglio, ancora nel letto penso alle cose da fare, saluto chi mi sta accanto, mi alzo, mi lavo, mangio la mia colazione e m’incammino (spesso mi “inpedalo”) verso il CSM o verso le case di riposo dove dipingo e rido (attività di pittura e di Laughter Yoga). Finito il lavoro, torno a casa e c’è sempre altro da fare. Così, fino a sera, come una formichina, mi muovo laboriosa, come se il tumulto del cuore tacesse.

Ma se mi fermo lo sento: non tace.

Eh, si. Dentro è un gran tramestio.

Sento che tutto si muove, vive di vita propria, si aggiusta. Dentro è come se stessi giocando con una specie di cubo di Rubik per sistemare i tasselli di un’intera esistenza. Non so esattamente perchè e come muovo così velocemente quei pezzi. Non imbroglio mai. Potrei. Potrei staccare qualche pezzetto e gettarlo lontano, ma non sarebbe una cosa sensata: il tutto è un “tutto”. Dentro c’è amore e morte, genitori e figli, amicizia e tradimento, impegno e leggerezza, infanzia e maturità, compagni e scompagni, il bello e il brutto, la gioia e il tormento…

Niente da buttare in una vita, il sapore è dato dall’insieme.

Alle volte mi pare di essere vicina al compito che mi son data che è quello di arrivare all’essenza e all’ordine. Mi pare a tratti che eventi e persone e sentimenti, trovino la collocazione giusta e finalmente possano acquietarsi, poi tutto si scompagina di nuovo.

Chi ha giocato col cubo lo sa: per arrivare alla fine del gioco e ottenere le facce di colore uguale, alle volte, anche se vicini al risultato, bisogna rivoluzionare tutto di nuovo.

Quando ci giocavo, era per me molto facile arrivare alla conclusione, ma mai ho saputo razionalmente il percorso che stavo facendo. Mi guidava una specie d’intuizione.

Anche ora è così. Non so cosa sto facendo col mio “dentro”, ma si, son sicura di esserci. Sto rivoluzionando tutto per arrivare alla pace. In fondo le rivoluzioni servono sempre a questo, no?

E citando Madiba, di cui ieri ricorreva la data di compleanno, ripropongo questa frase: “Quando l’acqua inizia a bollire è sciocco spegnere il fuoco”.

Bene gente, …sto bollendo e non sono sciocca.

cubo

 

Flash

Da quando son tornata, non smettono che per pochi momenti. Arrivano senza che me l’aspetti, improvvisi e veloci, poi, se ne vanno alle volte prima che li abbia assaporati e riconosciuti del tutto. Sono attimi di gioia, alle volte vera e propria felicità.

Sono i ricordi del viaggio. Non consequenziali, non ricercati, non giustificati. Flash di una lunga ininterrotta emozione. Alle volte mi svegliano la notte, altre arrivano mentre parlo con qualcuno, o cucino, o vado in bicicletta. Ogni volta provo un piacere grande: io l’ho fatto veramente, l’ho vissuta davvero questa avventura.

Non vedo l’ora di intraprenderne un’altra. Sarà più consapevole ancora.

Grazie vita!

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Il Troppo Pieno che mi piace

Buongiorno mondo!
L’aria è fresca e il cielo di quell’azzurro estivo, quell’azzurro con quella velatura leggera di giallo stesa sopra. Intorno c’è verde, ma un verde fortissimo, visto che è piovuto un sacco.
Davanti a me ho una giornata piena di tutto: il mio amato e dolorante lavoro, due figlie, augusto che tace ma osserva, un giretto in bici, i miei cani che bramano la corsetta serale e il mio letto da finire di dipingere. ma poi c’è un bel romanzo che stenta a finire, un libro fantastico che acchiude ogni elemento della mia esperienza di lavoro in psichiatria, alcuni vestiti da stringere ( 😉 )
Ci sono dei giorni in cui il “troppo pieno” mi sovrasta e mi annichilisce, ed altri, come oggi, che mi rende consapevole della mia fortuna.
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Ogni filo

Voglio brucare l’erba

e che questo sia

il mio fine, il mio desiderio e il mio bisogno.

 

Voglio attendere il mattino

e desiderare il prato

come unica necessità.

 

Voglio che tu sia

ogni filo d’erba

e l’unico mio compito.

foto: Officina calze lunghe di Elisa e Susanita

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Ero alla Columbia ieri

Buongiorno mondo!

Ieri è stata una giornata strana, vissuta con Augusto in Austria, ma anche con Edith alla Columbia University. Sto leggendo un libro, un bel libro. Uno dei pochi romanzi che leggo ormai.  Quando ero bambina guardavo mia madre leggere saggi e mi chiedevo come faceva. Io rubavo dalle librerie stracolme ogni tipo di romanzo, anche quelli  “proibiti”. Anzi, quelli per primi, ma dovevo stare più attenta e leggerli solo quando mamma dormiva e riporli attentamente quando era sveglia, ma questa è un’altra storia.

Poi c’erano le librerie dei “saggi”. Tentavo di leggerli, alcuni anche riuscivo (ricordo qualcuno sul femminismo, sulla droga, sulla morte), ma erano libri senza storie e facevo fatica. Guardavo mia madre leggere di antifascismo, lotte giovanili, psicanalisi, filosofia e non riuscivo a concepire un libro, tutto l’intero libro, su un solo argomento così “difficile”.

Ora tocca a me leggere saggi. Saggi, saggi, saggi. Mentre li leggo, sento che toccano la mia storia. Si calano nella mia esperienza e nella mia vita. Ora è la volta di un libro di S. Jaako, su di un metodo particolare d’approccio alla psicosi. E la mia mente ha continui sbuffi e sospiri e inquietudini e conferme e mi piace un sacco tutto questo risuonare la mia esperienza.

Credo di aver capito: i “saggi”, hanno bisogno di vita sui quali far presa, mentre i romanzi, la vita, la creano. Per questo da giovane amavo così tanto leggere romanzi, avevo fame di vita e avevo poche storie. Per questo ora che son vecchietta mi piacciono i “libri senza storie”, perchè son ricolma di storie e di vita.

Ieri, tra il verde dell’Austria, distesa su quel prato, son tornata bambina. E mi son trovata improvvisamente a vivere la vita di Stoner e di Edith. I romanzi sono moltiplicatori di vita vissuta.

“Stoner” di J. Williams

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Indifferenza e amore.

Buongiorno mondo!
L’altra sera abbiamo avuto un incontro con Don Pierluigi di Piazza sul tema della sofferenza psichica. Quello che ha detto era pieno di vangelo letto in forma laica. Primo effetto, per me agnostica e anticlericale, desiderio di rileggerlo, secondo effetto gratitudine per avermi permesso di riaprire porte e finestre che credevo chiuse per sempre.
Cose forti ne sono state dette molte. Forti da scuotere le coscienze, da far sentire che siamo in questa vita con un senso e che possiamo fare il nostro cammino con l’orgoglio di esserci, qualsiasi siano le condizioni.
Due tra le molte però, mi hanno più di tutte colpita perchè sono il “male” e il “bene” di tutti.
Il male di adesso, riportava da un discorso di papa Francesco, il male di adesso, è l’indifferenza.
Il bene, accessibile, mai scontato e sempre da ricercare, è ogni forma di amore.
E la via è tracciata: basta percorrerla.

TuA09

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