buongiorno mondo!

ieri chiacchierando con mia figlia di scrittura e limitrofi, ad un tratto mi ha detto “dovresti scrivere della tua età, che è di mezzo”.

Come’è che mi vede una persona giovane? come vedevo io allora e come vedo ora che ci son arrivata, la mia età? 60 anni, di questo stiamo parlando, tondi tondi nel 2017.

La mia mamma è morta quando aveva 61 anni appena compiuti e io ne avevo 29. Mi pareva molto prematura la sua morte, ma di certo non la vedevo giovane come invece io adesso mi sento. Credo che la salute sia un elemento discriminante in questo. In questi ultimi anni, sento che il corpo cede. Non ho più la forza che avevo e neanche, e di questo mi dispiace tanto, la resistenza. In compenso sono diventata più attenta, mi muovo di più, mangio se non meglio, con maggiore consapevolezza e conseguenti maggiori sensi di colpa.

E’ vero: è un’età di mezzo. Sta tra il pensare di essere eterni ed avere progetti a lungo termine e il vedere che avanza poco tempo e alcune cose non sono più possibili neanche da immaginare.

E’ arrivato il tempo in cui forse  si vorrebbe fermarsi ad annusare i fiori su un prato, senza pensieri, come si faceva da bimbi. Ci son però le cose che nel lungo corso degli anni si sono accumulate come “desiderata” e sono lì che aspettano. Mi son fatta un elenco in questi anni delle “cose da fare prima di andarmene da qui” e cerco di spuntare ogni tanto un proposito. Certo, tra questi propositi ce ne sono alcuni che impegnano per dei mesi, come il mio di stare un lungo periodo a Varanasi, a conoscere quei colori di vita e morte insieme. Ce ne sono altri che potrebbero essere risolti facilmente, ma sono difficii da affrontare, come scrivere le “lettere di gratitudine” che si ritengono necessarie. Ce ne sono anche di piccolini, di quotidiani che con un minimo impegno si risolvono, come quello di non mangiare cose dolci.

60 anni. Beh, io li sento. Affronto le novità con più circospezione, sento forte il condizionamento dell’esperienza e di come questa, alle volte, mi impedisca di vedere le questioni con modalità generativa. Sento che l’orizzonte corto può far precipitare alcune decisioni, sento che non posso riparare alle mie mancanze, sento che posso solo cambiare un pò, anche se la vita sembra cambiare del tutto perchè, il tempo, mi ha reso un pò impermeabile.

Sento che io e i miei amici invecchiamo insieme e questo rallenta la sensazione di trasformazione che nelle varie età si compie. Vedo la mia età, guardando loro.

Che dire di altro: inizio ad essere un pò stanchetta. Non dico depressa, che ogni volta che si parla di morte, tutti pensano a questo. Dico stanchetta. Ho svolto il mio compito e ora potrei anche andare.

Certo, vorrei conoscere i miei nipotini, veder crescere la mia ragazza più giovane, andare mesi a Varanasi, costruire una Comunità di accoglienza, cambiare sede di lavoro, dimagrire, diventare sportiva, etc etc

E niente: non è ancora “tempo di lasciare” come dice James Hillman.