biciterapia

di una Mila vagante

ore 3.37

da l blog “arcipelagomio”

Ore 3,37

barca rossa

Devo sperare per sempre

Devo sperare per sempre

Riprendo il mio vecchio blog: Arcipelagomio

Ho da qualche anno un blog, che ho lasciato per il mio viaggio. Ne ho fatto uno speciale dedicato proprio al mio peregrinare, ma è ora di riprendere Arcipelagomio.
Chi volesse, potrà leggermi là. (arcipelagomio)
luglio 21, 2016
Pubblicato su https://arcipelagomio.wordpress.com/

Sono esattamente le 3 e 19 minuti. E’ da un pò che son sveglia. Mille pensieri mi frullano in mente, facendo in verità un gran rumore. Di “frullo”, intendo, che è il rumore delle mie insonnie.

Mi capita certe notti. Mi sveglio e un pensiero, come un tarlo, inizia a lavorarmi dentro. Più lo scaccio, più lui torna importante. Certe volte lo riesco ad interrompere leggendo qualcosa, ma stanotte, nonostante sul comodino avessi un libro che ho riletto recentemente e che amo molto, Il fu Mattia Pascal, e nonostante abbia riletto le pagine in cui Mattia/Adriano, construiscono la nuova identità, pagine che mi affascinano tantissimo, stanotte niet. Niente da fare, il “tarlo” ha continuato a scavare gallerie di pensieri nelle quali io, come liquido informe, mi sono riversata e persa.

Ad un tratto mi sono ricordata della meraviglia delle notti del mio viaggio. Mi svegliavo e scrivevo, per un tempo che non aveva confine, perchè il giorno successivo, non aveva confine. Potevo dedicare un’ora o due e l’indomani avrei potuto dormire in qualsiasi momento se mi fosse venuto sonno.

Nella mia routine, è difficile da replicare questa meraviglia. Domani dall’alba fino al tramonto ho molte, moltissime cose che mi aspettano e le ore di sonno che perdo adesso, non avrò il bene di recuperarle domani. Un pò questo pensiero mi agita. Tuttavia, son qui. Sono sulla mia terrazza sul mondo, davanti ad un infinito “finito”, fatto di una grande pianura puntinata di luci bianche e arancioni e risonante di un silenzio rumoroso.

C’è un cane lontanissimo che abbaia. Un cane grande, forse attizzato da un gatto, o magari da un ladro. C’è un brusio di fondo, come un lungo respiro appena appena increspato, che proviene dalla lontana autostrada. Mentre scrivo, centinaia di persone chiuse in scatoline veloci, si spostano chissà perchè e per dove. Centinaia di storie di destini, di speranze e sentimenti, vibrano nel silenzio della notte proprio in questo preciso estante. C’è un rumore di grilli (ho scoperto si dice stridulazione) che forse, data la stagione avanzata, sono invece già cavallette, che penetra vigoroso nelle mie orecchie e proviene da chissà quale prato, quale mondo fatto di alberi d’erba, chissà quale amoroso proposito, chissà quale legge di specie e quale volontarietà.

Ogni tanto, questo silenzio rumoroso, si tace improvviso per l’avvicinarsi di qualche automobile, che passa nelle strade vicine e sovrasta col proprio rumore tutto il resto. Forse è qualcuno che conosco, forse sta partendo per un viaggio, o sta andando al lavoro, o ritorna a casa dopo una notte d’amore o un solitario incontro con sé stesso.

Ogni piccola luce di pianura parla di strade e di case che si allineano intorno e di persone che nei loro sonni o nei loro risvegli vivono la unicità della loro storia.

Davanti a me, appena sopra il’orizzonte, la luna è piena, luminosa e questa sì, davvero silenziosa. Mi illumina, su questa mia terrazza. E’ una luce debole, ma vista la vastità dell’universo, fortissima. La guardo: con le sue ombre parla di storia anch’essa. Ogni avvallamento, che da qui posso solo immaginare perchè son solo ombre confuse, ha una sua origine, una sua evoluzione e una sua antica funzione.

E il tarlo continua a scavare. Non sono adatta a questo mondo. Fatico continuamente trascinata al di là e al di sopra da una forza creativa incompresa e inopportuna.

Ognuno è preso dalle sue cose. Ognuno ha un mondo incomunicabile, come Adriano Meis (fu Mattia Pascal), dentro. Finchè viviamo questa è la condanna: avere un corpo che in qualche modo, limita lo spirito. vorrei anch’io essere respiro di questa notte. Vorrei anch’io fare un “rumore” e che il mio rumore parlasse al mondo del mio mondo.

Me ne stò silenziosa su questa terrazza, a cercare di sentirmi parte, a immaginare di far parte del mondo e di dare parte al mondo in me. Aspetto che i confini, tutti i confini,  non siano più barriere, ma semplici segni senza spessore, da attraversare che aiutano a trovare ritmo e linguaggio.

Adesso passa il treno. Un treno che arriva dall’Austria, o forse da più lontano e va…

Sono esattamente le 4 e 13 minuti.

Foto del 21-07-16 alle 04.23

Cubo di Rubik

Buongiorno mondo!

La routine è ripresa. Il ritmo dei miei giorni è tornato quello di prima del “viaggio”.

La mattina mi sveglio, ancora nel letto penso alle cose da fare, saluto chi mi sta accanto, mi alzo, mi lavo, mangio la mia colazione e m’incammino (spesso mi “inpedalo”) verso il CSM o verso le case di riposo dove dipingo e rido (attività di pittura e di Laughter Yoga). Finito il lavoro, torno a casa e c’è sempre altro da fare. Così, fino a sera, come una formichina, mi muovo laboriosa, come se il tumulto del cuore tacesse.

Ma se mi fermo lo sento: non tace.

Eh, si. Dentro è un gran tramestio.

Sento che tutto si muove, vive di vita propria, si aggiusta. Dentro è come se stessi giocando con una specie di cubo di Rubik per sistemare i tasselli di un’intera esistenza. Non so esattamente perchè e come muovo così velocemente quei pezzi. Non imbroglio mai. Potrei. Potrei staccare qualche pezzetto e gettarlo lontano, ma non sarebbe una cosa sensata: il tutto è un “tutto”. Dentro c’è amore e morte, genitori e figli, amicizia e tradimento, impegno e leggerezza, infanzia e maturità, compagni e scompagni, il bello e il brutto, la gioia e il tormento…

Niente da buttare in una vita, il sapore è dato dall’insieme.

Alle volte mi pare di essere vicina al compito che mi son data che è quello di arrivare all’essenza e all’ordine. Mi pare a tratti che eventi e persone e sentimenti, trovino la collocazione giusta e finalmente possano acquietarsi, poi tutto si scompagina di nuovo.

Chi ha giocato col cubo lo sa: per arrivare alla fine del gioco e ottenere le facce di colore uguale, alle volte, anche se vicini al risultato, bisogna rivoluzionare tutto di nuovo.

Quando ci giocavo, era per me molto facile arrivare alla conclusione, ma mai ho saputo razionalmente il percorso che stavo facendo. Mi guidava una specie d’intuizione.

Anche ora è così. Non so cosa sto facendo col mio “dentro”, ma si, son sicura di esserci. Sto rivoluzionando tutto per arrivare alla pace. In fondo le rivoluzioni servono sempre a questo, no?

E citando Madiba, di cui ieri ricorreva la data di compleanno, ripropongo questa frase: “Quando l’acqua inizia a bollire è sciocco spegnere il fuoco”.

Bene gente, …sto bollendo e non sono sciocca.

cubo

 

Flash

Da quando son tornata, non smettono che per pochi momenti. Arrivano senza che me l’aspetti, improvvisi e veloci, poi, se ne vanno alle volte prima che li abbia assaporati e riconosciuti del tutto. Sono attimi di gioia, alle volte vera e propria felicità.

Sono i ricordi del viaggio. Non consequenziali, non ricercati, non giustificati. Flash di una lunga ininterrotta emozione. Alle volte mi svegliano la notte, altre arrivano mentre parlo con qualcuno, o cucino, o vado in bicicletta. Ogni volta provo un piacere grande: io l’ho fatto veramente, l’ho vissuta davvero questa avventura.

Non vedo l’ora di intraprenderne un’altra. Sarà più consapevole ancora.

Grazie vita!

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Il Troppo Pieno che mi piace

Buongiorno mondo!
L’aria è fresca e il cielo di quell’azzurro estivo, quell’azzurro con quella velatura leggera di giallo stesa sopra. Intorno c’è verde, ma un verde fortissimo, visto che è piovuto un sacco.
Davanti a me ho una giornata piena di tutto: il mio amato e dolorante lavoro, due figlie, augusto che tace ma osserva, un giretto in bici, i miei cani che bramano la corsetta serale e il mio letto da finire di dipingere. ma poi c’è un bel romanzo che stenta a finire, un libro fantastico che acchiude ogni elemento della mia esperienza di lavoro in psichiatria, alcuni vestiti da stringere ( 😉 )
Ci sono dei giorni in cui il “troppo pieno” mi sovrasta e mi annichilisce, ed altri, come oggi, che mi rende consapevole della mia fortuna.
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Ogni filo

Voglio brucare l’erba

e che questo sia

il mio fine, il mio desiderio e il mio bisogno.

 

Voglio attendere il mattino

e desiderare il prato

come unica necessità.

 

Voglio che tu sia

ogni filo d’erba

e l’unico mio compito.

foto: Officina calze lunghe di Elisa e Susanita

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Ero alla Columbia ieri

Buongiorno mondo!

Ieri è stata una giornata strana, vissuta con Augusto in Austria, ma anche con Edith alla Columbia University. Sto leggendo un libro, un bel libro. Uno dei pochi romanzi che leggo ormai.  Quando ero bambina guardavo mia madre leggere saggi e mi chiedevo come faceva. Io rubavo dalle librerie stracolme ogni tipo di romanzo, anche quelli  “proibiti”. Anzi, quelli per primi, ma dovevo stare più attenta e leggerli solo quando mamma dormiva e riporli attentamente quando era sveglia, ma questa è un’altra storia.

Poi c’erano le librerie dei “saggi”. Tentavo di leggerli, alcuni anche riuscivo (ricordo qualcuno sul femminismo, sulla droga, sulla morte), ma erano libri senza storie e facevo fatica. Guardavo mia madre leggere di antifascismo, lotte giovanili, psicanalisi, filosofia e non riuscivo a concepire un libro, tutto l’intero libro, su un solo argomento così “difficile”.

Ora tocca a me leggere saggi. Saggi, saggi, saggi. Mentre li leggo, sento che toccano la mia storia. Si calano nella mia esperienza e nella mia vita. Ora è la volta di un libro di S. Jaako, su di un metodo particolare d’approccio alla psicosi. E la mia mente ha continui sbuffi e sospiri e inquietudini e conferme e mi piace un sacco tutto questo risuonare la mia esperienza.

Credo di aver capito: i “saggi”, hanno bisogno di vita sui quali far presa, mentre i romanzi, la vita, la creano. Per questo da giovane amavo così tanto leggere romanzi, avevo fame di vita e avevo poche storie. Per questo ora che son vecchietta mi piacciono i “libri senza storie”, perchè son ricolma di storie e di vita.

Ieri, tra il verde dell’Austria, distesa su quel prato, son tornata bambina. E mi son trovata improvvisamente a vivere la vita di Stoner e di Edith. I romanzi sono moltiplicatori di vita vissuta.

“Stoner” di J. Williams

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Indifferenza e amore.

Buongiorno mondo!
L’altra sera abbiamo avuto un incontro con Don Pierluigi di Piazza sul tema della sofferenza psichica. Quello che ha detto era pieno di vangelo letto in forma laica. Primo effetto, per me agnostica e anticlericale, desiderio di rileggerlo, secondo effetto gratitudine per avermi permesso di riaprire porte e finestre che credevo chiuse per sempre.
Cose forti ne sono state dette molte. Forti da scuotere le coscienze, da far sentire che siamo in questa vita con un senso e che possiamo fare il nostro cammino con l’orgoglio di esserci, qualsiasi siano le condizioni.
Due tra le molte però, mi hanno più di tutte colpita perchè sono il “male” e il “bene” di tutti.
Il male di adesso, riportava da un discorso di papa Francesco, il male di adesso, è l’indifferenza.
Il bene, accessibile, mai scontato e sempre da ricercare, è ogni forma di amore.
E la via è tracciata: basta percorrerla.

TuA09

ciao

Buongiorno mondo!
Sto pulendo la mia casa (e la mia vita) dalle cose superflue.
Ogni cosa, prima di essere lasciata, passa dalle mie mani e per un attimo, riprende valore e vita. Ricordo perchè è stata importante, la sua storia e la relazione con me. E’ un momento incredibile: di ogni oggetto mi ricordo i particolari. Dove è stato preso, se mi è stato regalato, quale attimo di goia mi ha fatto vivere. E’ come un saluto, e per la prima volta nella mia vita, lascio senza un rimpianto, con infinita tenerezza…
il viaggio mi ha trasformato qualcosa dentro.

Ieri è stata la volta dei piccoli elettrodomestici che non uso da molto, di una sedia un pò sgangherata, di profili in legno vari che, chissà mai per far cosa, erano ancora qui e di qualche vestito. ciao.

foto di Officina Calze lunghe

accappatoi

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