biciterapia

"percorreremo assieme le vie che portano all'essenza" Franco Battiato

London

E allora Londra. Tante cose Londra. Innanzi tutto la mia piccolina, incerta sul suo futuro, sul margine di qualcosa che non sa, spinta dalla società verso il tutto e il niente, invero un pó spaventata. Stare comunque qui molti mesi da sola l’ha resa forte e la forza le servirà.
Poi tanti colori. Qui gli uomini son uomini indipendentemente dal colore della pelle. Oddio, se guardi bene alcune brutte forme di discriminazione devono ben esistere se il colore della pelle si fa più bruno man mano che si scende nella scala lavorativa, eppure è anche vero che a tutti i livelli nei gruppi che si incontrano in giro, le persone di diverse nazionalità si mescolano. Passeggiando per le strade si incontra tutto il mondo. Guardando quegli occhi nerissimi ed altri azzurro cielo pensavo a chissà quali storie, quali provenienze, quali tradizioni conoscono. Margherita abita a Tooting, quartiere arabo/pakistano/afghano/indiano/russo. Si trovano negozi, ristoranti e scritte di tutti questi paesi.
E ancora: Londra è grandissima. Sono stata in molte città anche più grandi ma chissà perchè Londra mi pare più grande di tutte. Forse perchè è “densa”. Ogni quartiere cambia tutto, ogni posto é diverso da quello attraversato solo poche centinaia di metri prima. Mi piace un sacco.
E parliamo dei musei? Sono tutti gratuiti, liberi, pieni di gente e di scolaresche. Molti bambini facevano una specie di “caccia al tesoro” al British con delle schede che indicavano la tal opera, la posizione e loro dovevano trovarla e compilare tutto quello che la riguardava compreso fare un piccolo schizzo del quadro, della statua o dell’oggetto. Ho pensato a come per tutta la vita quei bambini e quei ragazzi si ricorderanno di quelle opere e di quella giornata.
È che a Londra i musei hanno grandi porte spalancate e semplicemente, si entra un passo dopo l’altro nei tempi d’arte e di conoscenza. Si sente la bellezza entrare nell’anima. Emozione pura incontrare le opere e scoprire il segno nascosto dello scalpello che 2-3-7 mila anni fa un uomo ha impresso, vibrazione profonda vedere la stesura del colore, la pennellata che ogni artista con concentrazione ci ha lasciato, sia esso antico o modernissimo. L’hanno fatto per noi. Hanno fatto uscire qualcosa di personale e ce l’hanno regalato.
Tante cose vorrei raccontare ancora della metropolitana, incredibilmente tessuta, sicura, organizzata e pulita. Mi piacerebbe sapere il flusso di persone giornaliero: un fiume sotterraneo continuo di milioni di persone. E mi piacerebbe raccontare del non rito del cibo che per me è inconcepibile. E ancora del come qui la sensazione è che l’Europa non ci sia proprio, brexit o non brexit. Gli inglesi ci tengono ad essere diversi nella guida, nelle prese elettriche, nella moneta, nelle piccole cose di tutti i giorni.
Ciao margherita. Torna presto nella nostra piccola, provinciale meravigliosa Italia, torna presto.

Foto dal Tate Modern all’imbrunire

sfiorare la vita possibile

buongiorno mondo!

ho sfiorato la vita. Si, non mi sono sbagliata, ho sfiorato la vita in lunghi minuti nei quali a tutti i passeggeri del mio volo per Londra, è sembrato di sfiorare la morte.

Per circa mezz’ora, abbiamo “ballato” sui cieli grigi della GB. C’erano raffiche di vento fortissime e l’aereo era sballottato tremendamente. Abbiamo tentato di atterrare, ma a pochi metri dalla pista, il pilota ha dovuto, con una manovra ardita, riprendere repentinamente quota e rimanere sospeso a mezz’aria insieme a tutti noi atterriti, ancora una ventina di minuti .

Il pilota ha detto due parole in croce che mi son fatta tradurre dalla persona vicino. Con voce affannata ha detto che non “ha preso bene” la pista…

Beh, gente, mi son piaciuta. Intorno c’era il panico silenzioso che è molto più intenso di quello agitato. I coloriti di tutti, compreso il mio, erano per lo più verdognoli, molti occhi erano chiusi. Qualcuno sventolava con varie cose di fortuna, il suo vicino, qualcuno era abbracciato, altri si tenevano per mano. Tutti abbiamo pensato di morire.

Ho pensato anch’io alla mia, alla nostra (mia e di mio marito, verde anche lui) morte. Tutto sommato, i miei figli se la caverebbero ora, quindi il compito l’ho finito. Certo il mio tema, sarebbe stato consegnato un pò di tempo prima della fine dell’ora concessa, ma la sufficienza l’avrei presa, ne sono quasi certa. Standoci su ancora un pochino, avrei potuto alzare il voto, ma sì, come tutti, ho fatto il meglio di quello che potevo e non ho grandi cose sospese nè rimpianti e se si è chiamati, si deve andare.

Io ero calma. Mi son messa dal mio posto a distrarre e a far “respirare” le persone che stavano per vomitare, ho distribuito pagine di giornale nel caso capitasse visto che sulla rayan air non c’erano neanche i sacchetti, mi son sporta a parlare con la ragazza che mi stava dietro e piangeva e con quello che mi stava davanti e si sventolava freneticamente, ho sorriso e rincuorato quella a fianco. Ero lucidissima e attiva.

Poi, tra spostamenti, vuoti, scossoni, sbandamenti, siamo atterrati. E immediatamente in quell’aereo eravamo tutti fratelli. Sorrisi, battute, gioia condivisa mi hanno fatto credere che c’è vita tra noi, che c’è vita nello stare assieme intendo.

Nonostante tutto,  nonostante le persone che rendono difficile il mondo, nonostante le ingiustizie che mi fanno male, i paesani che spaccano i vetri dei camper, la ricerca di denaro e potere che vedo attuata senza alcuno scrupolo in molte parti del mondo, con guerre, schiavitù, discriminazioni e soprusi, nonostante tutto questo, io credo nell’uomo che incontra l’uomo e credo che da soli non si possa, in nessun modo, vivere. Siamo animali sociali e ci piace condividere. Alle volte condividiamo cose brutte, ma in qualche momento fortunato, con gli altri, è felicità

Durante quello scoppio di gioia collettiva ieri, ne ho avuto ancora una volta la prova: abbiamo sfiorato l’essenza della “vita possibile”.

 

ancora cose di libri

Mi scrive un amico, citando Alexander Langer, (1946-1995 politico, pacifista, scrittore, giornalista, docente d’italiano) che questo leader “non hai mai scritto un libro perchè non aveva il tempo, perchè il tempo lo usava per gli altri“.

Mi ha fatto molto riflettere, perchè forse, scrivere un libro, può anche essere un atto di profondo egoismo.

Ma pensandoci meglio, ho scartato questa idea. De l tutto. Io ho potuto vivere tante vite, leggendo. Mi sono formata, educata, sensibilizzata, emozionata. Ho potuto moltiplicare la mia esperienza, perchè nei racconti di altre vite, un pò io le ho vissute insieme ai protagonisti. E son stata Anna karenina, con le sue inquetitudini, e tiziano terzani, con la sua ricerca di senso, e con italo calvino, nei suoi mondi inarrivabili. Son stata Basaglia, con la sua lotta, e Harry Potter con i suoi poteri. Sono stata jo di piccole donne, con la ribellione massima concessa, e con Rigatti su e giù per il mondo.

I libri si scrivono per gli altri. Scrivere un libro, sto scoprendolo ora che ci sono in mezzo, è un lavoro dedicato agli altri. Scrivere un libro è  un omaggio e ringrazio ogni giorno chi scrive per me. Scrivere un libro, per chi come me non ha doni letterari particolari e rifugge dai maestri, è una gran fatica dedicata. Magari mi sbaglio, magari è il narcisismo che è in me come in tutti noi, che mi fa scrivere. Magari è per la fiducia che ripongo nel giudizio di un Editore, che mi ha cercato, ma per adesso, mi sembra una fatica bella per un equo scambio: il mio sottopelle, con qualche sorriso e pensiero dei “dodici lettori” che leggeranno quanto deposito lettera dopo lettera, frase dopo frase, sulla carta…accidenti, non è neanche più sulla carta….

Langer, ha donato tanto fino a perdere infine  sé stesso e con la resa, ha vanificato molto del suo lavoro. “Così me ne vado più disperato che mai. Non siate tristi, continuate in ciò che era giusto” lasciava scritto. Stava molto male. lo si capisce da quel “era giusto”. Esiste solo ciò che è giusto. In questo momento per me, è giusto scrivere al meglio delle mie possibilità, sapendo che scrivendo non guadagnerò qualcosa in termini monetari, ma diventerò io stessa una sorta di “libro aperto”. Senza pudore. Magari, è una semplice, piccola, insignificante “fatica inutile”, ma io la dedico con passione ai miei valori.

Grazie Antonio, per avermi, come sempre, fatto riflettere….

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