biciterapia

"percorreremo assieme le vie che portano all'essenza" Franco Battiato

Renzismi sparsi

Buongiorno mondo!

E’ ufficiale: farò un’esperienza molto lunga (un anno) in altro servizio, in altra regione, con altri utenti ed altri colleghi.

Per un anno, un anno “soltanto” sarò a Trento, avida di imparare, di conoscere, di ricostruire dentro di me la speranza in una disciplina come la psichiatria, che poi disciplina non è, che ad oggi mi ha in verità molto delusa. Spero con il mio trasferimento  a Trento, di ritrovare un ordine, un metodo e un senso e so per certo che in nessun posto meglio di lì, posso cercare questa centratura.

Avevo deciso che il 1 aprile, sarei ripartita. Avrei dovuto ripercorrere l’Italia al contrario, in un altro viaggio che mi avrebbe vista partire da Lampedusa e arrivare al mio Friuli. Lo avevo deciso mentre ancora viaggiavo l’anno scorso con la mia bici. Mai avrei pensato che tutto intorno sarebbe cambiato così drasticamente.

Eppure, sapevo che tutto sarebbe cambiato con quel viaggio. Lo sapevo, ma pensavo nei mesi che hanno seguito il mio arrivo, che il cambiamento stava avvenendo dentro di me e riguardava soprattutto il “saper lasciare”, propensione stata sempre a me invisa.

il “Saper lasciare” durante quel viaggio mi era entrato dentro. Quando sono tronata ha iniziato a lavorare  nel mio quotidiano, mi ha trasmesso sicurezza e una sorta di ineluttabilità che mai avevo esperito prima. Ho cominciato a lasciar andare prima gli oggetti, poi alcune persone, alcune situazioni  infine anche l’attaccamento al mio  luogo di lavoro in cui mi pareva di non aver più nulla da dare nè da ricevere.

Erano passaggi interiori, intimi, sottili come sono sottili certi pensieri non del tutto distinti, trasparenti come fantasmi agli altri ed anche a me stessa.

Credo sia stata questa energia senza forma e sostanza tangibile che lentamente espandendosi, ha iniziato  cambiare le cose anche fuori di me. Gli armadi più vuoti, un desiderio di ordine nuovo, la consapevolezza di non aver necessità di quasi nulla di materiale, amici nuovi, e tanta voglia di raccontare le mie strampalate visioni. Durante questa fase, pulivo armadi, gettavo cose, vestiti, ricordi, senza un solo momento di dolore. Mentr lo facevo e godevo delle intere mensole, degli interi angoli vuoti in attesa di nuova storia, avevo la netta impressione di fare in sincrono il medesimo lavoro dentro di me. Si son spente amicizie inutili, lavori frustranti, competenze vintage. E’ rimasto poco e quel poco ero io.

Fino alla fine dell’anno tutto era ancora un blob, una pasta densa, di un bel azzurro chiaro, nutriente. Piano piano, si è distinto benissimo la nascita di qualcosa di rivoluzionario nella mia vita. Una piccolissima rivoluzione, perchè una sola vita non trasforma il mondo, ma una rivoluzione grandissima, perchè questa rivoluzione stava trasformando me.

La richiesta di “scrivere un libro”, cosa che desideravo fare ma non sapevo assolutamente come si facesse, mi ha colta di sorpresa.  Ho attraversato varie fasi, lo dovevo scrivere, visto che avevo accettato la proposta, senza sentirmi assolutamente all’altezza.  E’ stata dura. Gennaio e febbraio se ne sono andati così, tra le mille parole, correzioni, rivisitazioni, rivivendo ogni metro da me pedalato.

Può cambiare molto dentro e niente fuori? Non credo. La teroia del Sistemi lo insegna. Così, come semplice conseguenza è cambiato tutto anche fuori. Mi hanno chiesto di andare a Trento, per un anno, in uno dei servizi più efficienti d’Italia, a svolgere uno dei compiti più belli che potessi immaginare e con assoluta incoscienza, ho accettato.

Mi occuperò della divulgazione del “fareassieme” di utenti, famigliari, operatorie cittadini, in vari servizi dell’Area di Salute Mentale di Trento (grande e montagnosa provincia) che comprende anche Sert e Neuropsichiatria infantile. Trento è la madre e il padre del Fareassieme. Lo ha inventato e ne ha fatto un piccolo capolavoro facile da esportare. Cosa potrò portare di nuovo?

Ho fatto un viaggio di 2360 km senza aver idea di esserne capace, ho scritto un libro con la consapevolezza di essere molto fortunata ma assolutamente impreparata, ora mi trasferisco senza sapere cosa dovrò affrontare: non son forse tutti viaggi questi?

Si, lo sono.

Bene, è deciso: racconterò questo mio nuovo lavoro, come ho descrittto il viaggio. Lo racconterò qui. Sarà un viaggio non fatto di kilometri, ma di persone, di saperi esperienziali, di spazi bianchi come è un foglio bianco prima che si inizi a disegnare e io ci imprimerò alcuni tratti.

Inizia fra poco il mio viaggio senza kilometri: il 1° di Aprile, anzi, il 3, che è lunedì. Ma come sempre, i viaggi iniziano prima. Il mio è iniziato nel 2001, il giorno in cui, uno psichiatra a me sconosciuto mi ha chiamato al telefono chiedendomi di raccontare la mia esperienza in psichiatria,  ad un convegno a Trento. Era il dott. Renzo de Stefani, ed in pochissimo tempo, per me è diventato Renzo. Sarà una grande gioia lavorare con lui.  Sarà per certo anche una grande fatica anche perchè è uomo esigente e ruvido, ma ho le forze necessarie per partire, poi si vedrà. Passo dopo passo. Se non ora quando.

Sono viva e vivace ed anche molto entusiasta e spaventata, ma che sarà mai!

Un viaggio è un viaggio. Basta partire piano e allenarsi andando. Renzo: arrivo!

 

 

 

Dead Sea

Sono in Israele. Sono sul Mar Morto a fare la cura che mi attenua dolori e problemi di pelle, ma non sono in pace qui.

C’è una strana atmosfera, una specie di piccolo paradiso (che svela qua e là la sua finzione) che di sicuro è possibile solo a discapito di altri.

Qui, dove ci sono le “cliniche” e gli alberghi, siamo in una zona completamente desertica, con montagne completamente nude dietro e il mare di un azzurro che pare finto davanti. Il bordo del mare, non incontra la sabbia, ma un tappeto di sale bianchissimo. E le rocce non sono bianco-grigio, come quelle delle mie montagne, sono rosse, come è rossa Bologna.

Paradiso artificiale. C’è una lunga passeggiata lungomare che io percorro ossessivamente per cercare di contenere la glicemia, con tantissimi fiori e cespugli rigogliosissimi. Tutto è irrigato da un intreccio di tubi che distribuiscono continuamente acqua. Se non fosse tragico, sarebbe ridicolo questo lungo serpente verde con intorno mare morto e rocce senza vita. Una striscia di vita finta che finta non è. E’ solo fuori posto.

E come si fa a non pensare che tutta questa acqua inutilmente sprecata non sia stata tolta a qualcun’altro, come si fa. E come si fa a non pensare che quest’acqua è “buttata via”, infruttuosa se non per dare a noi turisti un pezzetto di finto paradiso, come si fa.

Come si fa a non notare quanta gente armata gira qui e non sentire i Mig che sfiorano la superficie del mare fino a perdersi sulle montagne dove c’è la Palestina, e più in là la Siria, come si fa.

E come si fa a non sentire chè c’è qualcosa di disumano, in questo paradiso artificiale, se uscendo a camminare all’alba, si incontrano decine e decine di bambini vestiti di stracci che puliscono le strade a mani nude, raccogliendo gli avanzi di noi opulenti turisti (russi e tedeschi principalmente), come si fa.

Non sto bene, è inutile far finta che non sia così. Devo cercare di venire qui almeno qualche volta, nonostante che con le cure, i dolori si facciano fieri e ogni tanto mi  provochino qualche lacrima. ma i dolori non sono solo nel corpo se in questa terra, sento l’ingiustizia regnare senza ragione.

Si viene perchè si deve venire, ma guai a chi la chiama vacanza. Guai. Guardo l’altra riva di questo mare e vedo la Giordania.  Poco più in là, non lontano da qui c’è una lunga, dolorosissima, funesta guerra.

Mentre scrivo, i Mig, sibilano incessanti e  si sentono sommessi tuoni lontani.

Non c’è temporale.

Chiudo gli occhi e mi dispiaccio di non saper pregare.

corpi di donna

Buongiorno mondo!

sto scrivendo da una terrazza assolata e piena di donne nude morbidamente distese su lettini un po’ vintage. In questo cosiste la cura per la psoriasi di cui anche io sono affetta. Stare al sole e immergersi nelle acque invero freddine del mar morto in un ciclo continuo di con ritmo di 15 minuti. Dunque, ho 15 minuti per scrivere.

Racconto come sempre quel che vedo, i pensieri che come stormi d’uccelli mi attraversano, le immagini, i suoni, le sensazioni che provo. Come un viaggio di 15 minuti.

Siamo circa una trentina di donne nude, su questo tetto. Guardo i corpi: ce ne sono di giovani e vecchi. Quasi tutti sono sovrappeso. Mi viene subito in mente il ristorante buffet, allestito al piano terra, stracolmo di cose di ogni tipo. Mi viene in mente, che qui si mangia tanto, ma anche a casa, e che tutto è ormai centrato sul cibo e sulle patologie da mangiar troppo. Io ne ho una bella grossa: diabete.

Eccerto: ho sessant’anni e quando insegnavo a infermieristica e presentavo il “rapporto annuale delle politiche sulla cronicità” che puntualmente viene pubblicato con il contributo di istituti sanitari e anche associazioni di utenti e famigliari, dicevo che secondo i dati ufficiali prodotti dal ministero della sanità, a cinquant’anni, nella stragrande percentuale di persone, si hanno già un minimo di 3 patologie croniche.

Lo sapete che di nutrizione, chi studia medicina ne sa pochissimo? forse un esame per nutrizioni speciali, ma nessun vero approfondimento su cosa si mangia e come di mangia. A ssurdo.

Vedo questi corpi di donna e mi par di vedere il quadro di “le tre età” Klimt. che trasformazione il corpo. In una visione un po’ macabra mi vien da dire che la carne si frollisce addosso quando siamo ancora vivi.

La pelle, le vene, i muscoli e perfino lo scheletro si trasforma sotto il peso di un funzionamento magico e di un incuria continua.

Ma come sono belli i corpi nudi delle persone se concepiamo la bellezza come libertà. Da giovani son lisci, poi si “spettinano e arricciano”.

Da giovani la pelle è compatta e soda, poi, col passare degli anni si sforma un po’, come un abito usato tanto e si vede benissimo quello che c’è sotto. Nudi, non c’è differenza, non si distinguono ceto sociale, professione, velleità.

Ogni donna qui, tenta di prendere il sole anche nelle zone d’ombra, come viene viene, nelle posizioni più varie e acrobatiche: culoni, pancione e tettone, fanno bello sfoggio vicino a culetti troppo magri, e, rari, a quelli di giusta misura. Ognuna gode del calore incurante della forma.

La pelle, pensavo,  ha un bellissimo colore, caldo, dorato, che spicca su tutto il grigio del cielo e del mare. Gauguin, ecco, quelli sono i colori e quelle le donne. Lascive, in attesa e in colloquio. In ognuna un mondo complesso racchiuso. In tutta questa nudità, mi soffermo sulle mani. Penso a tutti i gesti che hanno compiuto nella vita. Anche le mani, oltre che i seni e la pancia, hanno nutrito. Si vede bene chi ha avuto figli e chi no. il corpo si fa tenero con i figli.

Sono belle queste donne, prive di qualsiasi velleità ad apparire migliori di quel che sono, prive di qualsiasi competizione per raggiungere un maschio, complici nella loro nudità..

Mi viene in mente che il mio corpo, così imperfetto, è stato forgiato delle maternità. Ha un senso esserci stata in questo lungo pellegrinaggio di vita se ho nutrito di vita il mondo.

 

il libro.

buongiorno mondo!
Santi numi che emozione e apprensione partorire un libro. Siamo agli ultimi ritocchi prima della pubblicazione.

“Tutto è sempre cominciato già da prima, la prima riga della prima pagina d’ogni romanzo rimanda a qualcosa che è già successo fuori dal libro” Italo Calvino
…inizia così, il mio libro, con una citazione che mi è sembrata vera di un vero che più vero non si può.

Il Cerchio del Fareassieme

Il nostro Fareassieme.
Forse c’è qualcuno che non sa cos’è: è una parola inventata dal mondo della salute mentale di Trento nel Movimento Le Parole Ritrovate, tantissimi anni fa ormai, ma non è solo una parola, è un concetto di cura l’uno dell’altro, un potenziamento di creatività, una scuola di comunità e democrazia, un rispetto reciproco. E’ aver fiducia nell’altro, tornare a sperare e credere che il cambiamento sia sempre possibile.
Basaglia lo aveva insegnato, poi chissà perchè, ….
Tutti, nessuno escluso, abbiamo bisogno di tanto in tanto, di un cerchio magico intorno fatto da chi ci vuol bene, pensa a noi e ci capisce. Tutti, nessuno escluso, possiamo creare un cerchio per gli altri, psichiatria o non psichiatria.
Ieri c’è stato il Coordinamento Nazionale di Parole Ritrovate a Bologna: la miccia è stata accesa. Si riparte alla grandissima!
Ora seguiranno dei bellissimi incontri regionali tra chi, in psichiatria ed anche in altre realtà, ha trasformato la parola fareassieme in fatti.

Psichiatria mia bella dice Renzo, e io mi associo, nonostante tutto. Credo ancora che sia un luogo in cui ancora far politica seguendo ideali di uguaglianza, di diritti umani e di comunità consapevole.

 

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